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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Chelsea Manning vittima di calchi e falsi amici

Chelsea Manning: majority of prison sentence commuted by Barack Obama. The whistleblower, who has been imprisoned for six years for leaking state secrets, is now set to go free on 17 May

Barack Obama ha concesso una riduzione della pena a Chelsea Manning, condannata da un tribunale militare americano a una reclusione di 35 anni per avere consegnato informazioni riservate al sito WikiLeaks. La liberazione anticipata sarà effettiva il 17 maggio.

Nel dare la notizia, tradotta dall’inglese, i media italiani sono incorsi in calchi, imprecisioni e falsi amici. Ne riporto alcuni, analizzati dal punto di vista dell’uso non specialistico, quindi lessico comune e stampa generalista.

Pardon ≠ perdono

  Il presidente Obama ha perdonato Chelsea Manning.

È una traduzione letterale di pardoned. Il sostantivo italiano perdono ha il significato di “condono parziale o totale di una pena” (cfr. perdono giudiziario) mentre il verbo perdonare è raramente usato con il significato di condonare (“liberare dall’obbligo di scontare una pena o parte di essa”) e quindi può dare l’impressione di un gesto non ufficiale.

Alcuni media di lingua inglese hanno usato verbo e sostantivo pardon in riferimento a Manning ma si tratta di un uso improprio perché implica anche condono, che nel caso di Manning e di altre 208 persone non è avvenuto:

  Mr Obama granted commutation of sentences to 209 individuals and pardons to 64 others.

Di solito pardon viene tradotto in italiano con grazia ma non c’è piena corrispondenza tra i concetti per via dei diversi ordinamenti giuridici. In italiano, ad esempio, si distingue tra Amnistia e indulto (provvedimenti generali: causa di estinzione del reato vs causa di estinzione della pena) ma non nel lessico comune inglese; cfr anche Grazia (provvedimento individuale).

Commute ≠ commutare

Obama grazia Chelsea Manning. Pena commutata, in libertà a maggio

Obama non ha concesso la grazia a Manning, che dovrà rimanere ancora qualche mese in carcere, ma ha optato invece per una commutation, ossia una riduzione della pena.

commute – [with object] Reduce (a judicial sentence, especially a sentence of death) to another less severe one: ‘the governor commuted the sentence to fifteen years' imprisonment’

I verbi commute in inglese e commutare in italiano sono potenziali falsi amici: se riferiti a una pena, in inglese prevale il significato di “ridurre”, in italiano invece di “scambiare, trasformare”. Esempio da Il potere di grazia:

  «Il Presidente della Repubblica può, con proprio decreto, concedere grazia e commutare le pene. Si tratta di un istituto clemenziale di antichissima origine che estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta con la sentenza irrevocabile o la trasforma in un’altra specie di pena prevista dalla legge (ad esempio la reclusione temporanea al posto dell’ergastolo o la multa al posto della reclusione)»

Sentence ≠ sentenza

  La sentenza di Manning è stata fortemente ridotta.

In inglese sentence è la condanna e per estensione la pena, quindi un concetto diverso da sentenza in italiano: ne ho già discusso in Sentenza: è un falso amico.

Questioni di genere

  Obama grazia Chelsea Manning.
Il soldato sarà scarcerato a maggio.

Da quando, anni fa, Manning ha annunciato il nuovo nome (da Bradley a Chelsea) e l’intenzione di cambiare sesso, in inglese vengono usati pronomi femminili nelle notizie che la riguardano. In italiano invece si notano ancora molte forme al maschile ed è ricorrente la descrizione transgender.

Si trovano anche dettagli piuttosto discutibili come quelli già evidenziati in Femmine, signorine e donne o come questi:

Nel 2015 ottenne il permesso di sottoporsi a cure ormonali e di indossare biancheria intima femminile. Ma evidentemente tutto ciò non era bastato per placare la sua angoscia. L’anno scorso ha tentato due volte il suicidio.

La scelta delle parole e di quello che sottintendono è importante e chi scrive per professione dovrebbe esserne consapevole. Ritengo sia questo il linguaggio discriminatorio su cui si dovrebbe discutere pubblicamente, invece l’attenzione per ora è focalizzata quasi esclusivamente su pochi nomi di professione.

Whistleblower

Concludo ricordando che in inglese molti descrivono Manning come whistleblower. Nei media italiani invece ricorre “talpa” o anche "gola profonda". Le connotazioni sono completamente diverse: dettagli in Whistleblower, un concetto poco italiano.

tabella di confronto delle caratteristiche di whistleblower, informatore, gola profonda, talpa e spifferatore (registro, connotazioni, iniziativa, identità, motivazioni)


Se avete notato altri falsi amici o avete precisazioni dal punto di vista giuridico, spero li aggiungerete nei commenti. Grazie!

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5 commenti a “Chelsea Manning vittima di calchi e falsi amici”

  1. 18 gennaio 2017 10:53

    Matteo:

    Grazie Licia per i tuoi contributi sempre interessanti.
    Rimando a questo articolo per quanto riguarda “Whistleblower”: http://www.accademiadellacrusca.it/it/comunicato-stampa/chiamiamo-allertatore-civico-whistleblower

  2. 18 gennaio 2017 12:04

    Licia:

    @Matteo grazie. Ho citato l’annuncio del gruppo Incipit in un aggiornamento al mio post Whistleblower, un concetto poco italiano; mi pare però che la loro proposta di allertatore civico, modellata sulle scelte fatte in Francia e in Spagna, non abbia tenuto del tutto conto di un’analisi dettagliata fatta proprio dall’Accademia della Crusca e delle direzioni in cui si è già mosso il legislatore italiano.

  3. 18 gennaio 2017 12:13

    Paoblog:

    Mi chiedo se le traduzioni “creative” sono esclusivo appannaggio dei giornalisti italiani oppure anche all’estero si incappa in falsi amici & inglese farlocco.

  4. 18 gennaio 2017 12:59

    Licia:

    @Paoblog il concetto di “falso amico” esiste in tutte le principali lingue europee (prova a dare un’occhiata alle lingue in cui esiste la voce di Wikipedia in aggiunta all’inglese false friend), difficile però quantificare il fenomeno! 😉

  5. 19 gennaio 2017 11:49

    Alpha T:

    Il discorso sul sesso c’entra ben poco col resto dell’articolo.
    Dire “Ritengo sia questo il linguaggio discriminatorio” evidenzia un problema molto grave: se infatti si riesce a trasformare una discussione sui contenuti in un gioco linguistico, si può pretendere di legiferare indirettamente sulla vita degli altri (imponendo una rigidità culturale, limitando la libertà di parola, creando un clima intimidatorio per chi nella scuola non si fa portavoce di una linea ufficiale) attraverso un preteso “discorso tecnico”, di correttezza nell’uso delle parole.

    Controllare come gli altri devono scrivere significa impadronirsi dei significati, limitare persino la capacità di pensare delle nuove generazioni.

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