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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Italian sounding e inglese farlocco

prodotti della marca Perfect Italiano

Sicuramente avete sentito parlare di Italian Sounding, il fenomeno che l’Istituto Nazionale per il Commercio Estero definisce come “il processo di diffusione all’estero di prodotti che presentano nomi, loghi, colori o slogan riconducibili all’Italia ma che di fatto non hanno nulla a che vedere con l’autenticità dei prodotti made in Italy”.

In un certo senso però proprio la locuzione Italian Sounding è un esempio di “contraffazione imitativa”, ma della lingua inglese!  

In italiano la locuzione Italian sounding viene usata come sostantivo. Esempi: si stima che il giro d’affari dell’Italian Sounding superi i 60 miliardi di euro l’anno; progetti di contrasto all’Italian Sounding per la valorizzazione del prodotto agroalimentare italiano; il mercato dell’Italian Sounding negli USA; piano di comunicazione contro l’Italian Sounding.

In inglese invece Italian sounding ha la funzione di aggettivo, ad es. Italian sounding name / voice / product (nome, voce o prodotto “che suona italiano”). Il sostantivo sounding esiste ma ha altri significati, ad es. sondaggio nel senso di scandagliamento e di indagine esplorativa.

Italian Sounding va quindi considerato uno pseudoanglicismo, probabilmente dovuto a un’abbreviazione impropria di Italian sounding <noun>. Per me è anche un esempio di “inglese farlocco”, una combinazione poco idiomatica di parole inglesi pensata per un pubblico italiano. 


Trovo alquanto ironico che il Ministero delle politiche agricole alimentari abbia scelto un marchio in inglese, The Extraordinary Italian Taste, per “la promozione del Made in Italy agroalimentare, sotto una bandiera unica, e al contrasto dell’Italian sounding”.

Mi è tornato in mente quando ho visto che invece la multinazionale Nestlé ha optato per un nome italiano, Dolce Gusto, per un prodotto destinato al mercato globale.

The Extraordinary Italian Taste

Dolce Gusto

Sicuramente Nestlé ha condotto valutazioni di globalizzazione per verificare che gusto fosse una parola adatta a un uso internazionale, ad es. dall’aspetto e dal suono piacevoli, facile da pronunciare, riconoscibile e non confondibile.

Peccato che il Mipaaf non abbia pensato di fare lo stesso e abbia preferito l’inglese taste, rinunciando ad usare l’italiano. Inutile sottolineare che anche la nostra lingua è un prodotto made in Italy apprezzatissimo all’estero: i nostri ministeri non sembra abbiano imparato nulla dalla faccenda #verybello, vero italiano e inglese maccheronico.
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Vedi anche: Moda all’italiana: per una Speziale per esempi di prodotti stranieri con nomi pseudoitaliani o italianeggianti.
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Un commento a “Italian sounding e inglese farlocco”

  1. 1 dicembre 2016 23:45

    Marco B:

    Aggiungerei che gusto in inglese non vuol dire gusto ma significa entusiasmo, energia nel fare una cosa: sing with gusto, living with gusto.

Commenti: