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Post-truth in italiano: verità, veridicità e fatti

Art of the lie. Post-truth politics in the age of social media

16 novembre 2016: Oxford Dictionaries ha scelto post-truth come parola dell’anno 2016. Ha già una decina di anni ma ha acquisito nuova rilevanza grazie a due eventi chiave del 2016: la Brexit e le elezioni presidenziali americane.

È un aggettivo usato solo con funzione attributiva in locuzioni come post-truth politics / world / era con il significato di ”relativo a circostanze, spec. nella formazione dell’opinione pubblica, in cui il richiamo a emotività e convinzioni personali prevale sui fatti oggettivi”. In alternativa si usa anche post-fact o post-factual.  

Il prefisso post- qui non indica successione nel tempo ma superamento e quindi irrilevanza e ininfluenza. È un uso relativamente recente che si ritrova anche in italiano (ad es. in postcomunismo). 

Esempi tipici di disinformazione in cui non si ricorre ai fatti perché sono diventati irrilevanti sono la negazione del riscaldamento globale, le scie chimiche e la certezza che l’appartenenza all’Ue costasse al Regno Unito 350 milioni di sterline alla settimana che si sarebbero potute spendere per il servizio sanitario nazionale, informazione distorta e mai provata sui cui è stata basata la campagna pro-Brexit.

Esempi di notizie false (fake news / stories):

examples

Post-truth in italiano

Se ne è già discusso anche in italiano, in particolare dopo un articolo di The Economist, The post-truth world. Yes, I’d lie to you*. Prevalgono le traduzioni letterali: politica / mondo / era della post-verità, ricorrendo a una locuzione aggettivale che però non riproduce del tutto uso e significato originali.

Si nota anche la trasformazione della locuzione aggettivale, in italiano usata impropriamente anche in funzione di sostantivo, cfr. ad esempio trionfa la post-verità; la post verità è stata incoraggiata dall’evoluzione dei media; sulla rete vale la post verità; tecniche di post-verità; cancellazione di post verità; è la post verità, suggestione degli slogan; la post-verità si coniuga con i post-fatti (!?). Sarei curiosa di chiedere agli autori di queste frasi cosa intendano esattamente con post verità e perché mantengano separati prefisso e sostantivo.

Apprezzo invece chi ha preferito l’aggettivo post-fattuale, anche se opterei per una singola parola, postfattuale. È una scelta che consente un uso qualificativo più simile a quello originale e che rende esplicito il riferimento ai fatti e alla loro eventuale verifica (a proposito: considero fact checking un anglicismo superfluo!).  

Aggiornamento – La parola dell’anno è stata rilanciata dal media italiani con ampie disquisizioni su post-verità in opposizione a verità, come se fosse una nuova tipologia di menzogna. È stato quindi creato un nuovo concetto inesistente in inglese – o meglio, in inglese le falsità sono descritte esplicitamente come fake news / stories, misinformation ecc. mentre post-truth sottolinea l’irrilevanza dei fatti (non necessariamente chi diffonde notizie false è consapevole che lo siano).

Truth: “I think therefore I am” – Post-truth: “I believe therefore I’m right”  
La vignetta di Martin Shovel evidenzia un’altra caratteristica essenziale del concetto di post-truth: le convinzioni personali prevalgono sui fatti oggettivi.

Formazione secondaria dei termini

In Brainstorming e formazione dei termini in L2 ho già sintetizzato i passaggi da seguire quando si denomina un concetto nato in un’altra lingua (formazione secondaria dei termini), a partire dall’analisi del concetto. Ribadisco comunque che va sempre evitata la tentazione della traduzione letterale e vanno considerate tutte le alternative italiane, non solo la più frequente, ad es. truth non significa solo verità ma anche il vero e veridicità. Inoltre, va prestata attenzione alle categorie grammaticali e cioè alla funzione di parole e termini.

Ricordo anche che nell’analisi del contesto d’uso in L1 vanno identificati eventuali termini simili per stabilire se rappresentano concetti diversi (cfr. smart working ≠ agile working), oppure se hanno un uso equivalente, come post-truth e post-fact(ual), ed eventualmente prendere ispirazione dall’alternativa se più congrua nel contesto L2. In tedesco, ad esempio, post-truth viene sempre reso con l’aggettivo postfaktisch.

Truthiness

The Economist cita anche la parola truthiness, che nel suo uso contemporaneo è riconducibile al comico americano Stephen Colbert. Indica la preferenza per concetti o fatti che in base alla propria intuizione si è convinti o si vorrebbe che fossero veritieri, ma che non sono dimostrabili come tali.

truthiness 1) truth that comes from the gut, not books (Stephen Colbert, Comedy Central’s “The Colbert Report”, October 2005) 2) the quality of preferring concepts or facts one wishes to be true, rather than concepts or facts known to be true (American Dialect Society, January 2006)

È una parola che si distingue da truth e truthfulness e soprattutto ha forti connotazioni culturali. Si può spiegare e comprendere facilmente ma è difficile trovare un equivalente italiano efficace. In teoria si potrebbero usare gli stessi meccanismi linguistici per inventare una parola simile, ad es. *veritarietà, ma sarebbe priva di tutte le connotazioni e i rimandi che ha nell’inglese americano.

Nuovi post:
♦  Perché fake news anche in italiano?
♦  Alt-facts, in alternativa ai fatti!


* I pericoli della società post-fattuale fa una sintesi in italiano dell’articolo di The Economist ma c’è qualche imprecisione ed errori di traduzione, ad es. non sono stati riconosciuti i falsi amici scientist ≠ scienziato.

Nota: Oxford Dictionaries NON è il notissimo Oxford English Dictionary (OED), come invece hanno scritto molti media italiani che hanno riportato la notizia. Il primo descrive l’inglese contemporaneo e il suo uso, il secondo invece registra l’evoluzione della lingua (analisi diacronica). Dettagli in What are the main differences between the OED and Oxford Dictionaries?

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8 commenti a “Post-truth in italiano: verità, veridicità e fatti”

  1. 17 novembre 2016 09:16

    Alpha T:

    No, beh, a questo punto ci devo fare un articolo. Un commento sarebbe troppo lungo.

  2. 17 novembre 2016 09:43

    Alpha T:

    In breve: il “fact-checking” per me va indicato con le virgolette e non tradotto. Perché la verifica documentata della veridicità delle affermazioni probabilmente preesiste alla scrittura di migliaia di anni.

    Il “fact-checking” merita di essere riconoscibile e distinto, mantenendo questa forma, perché è invece un fenomeno recente, di matrice americana, e nasce dal finanziare siti internet dedicati al sostenere una tesi di parte nella maniera più inattaccabile possibile, approfondendo selettivamente gli argomenti scelti e dando una impressione di autorevolezza. Piuttosto concedendo alcuni punti all’avversario pur di apparire paladini della verità; ma potendo così meglio fornire un aggancio apparentemente neutrale e obiettivo per chi, dalla propria parte, estremizzerà comunque le tesi contro l’avversario presunto “sbugiardato”.

    Ovviamente il “fact-checker” si spende su alcune cause che trova politicamente importanti, ma può accrescere la sua autorevolezza sbugiardando un sacco di cose autenticamente false. Questa mescolanza di verità e mezze verità è particolarmente deleteria, perché la scarsa credibilità dei “fact-checker” derivata dalla loro partigianeria permette a sempre più persone di sentirsi autorizzate a credere a baggianate come il “pericolo dei vaccini” o le scie chimiche, tanto chi ne spiega l’infondatezza è lo stesso che farebbe di tutto per mettere in buona luce la Clinton…

  3. 17 novembre 2016 12:40

    demodoxalogia:

    D’accordo, ma la forza virale di “post-verità” temo sia inattaccabile dal soluzioni più corrette ma meno seducenti come “post-fattuale”. Che fare? Proporrei ulteriori soluzioni, p.es. “verosimile” (per usare un’utile parola esistente) o post-veritiero” (per seguire l’onda guascona dei neologismi col trattino) o meglio ancora “posveritiero”: oggi sulla prima pagina del Pais scrivono “posverdad”, e mi auguro che anche in italiano si superi la formalità del prefisso post- con l’uso del più discorsivo pos- (nel parlato la “t” cade davanti alla consonante, in spagnolo come in italiano) magari per un più creativo “posvero” (poco più di “povero”, di una sola esse 🙂

  4. 17 novembre 2016 19:33

    Licia:

    @Alpha T non nascondo il mio scetticismo per la mania del tutto italiana di usare anglicismi che in inglese nascono da risemantizzazioni del lessico comune: parole generiche a cui viene associato un significato diverso oppure più specifico.

    Si potrebbe usare lo stesso meccanismo anche in italiano e invece si preferisce l’equivalente inglese: social (aggettivo), community, authority, format (TV), congestion, sentiment, vision, mission, mentor, focus, mobile con la pronuncia inglese, public speaking, tanto per fare i primi esempi che mi vengono in mente, ma l’elenco è lunghissimo. 

    Come già detto più volte, ad es. in Ancora itanglese e in Le comunicazioni istituzionali e il rischio dell’inglese farlocco, è il mito della maggiore precisione dell’inglese che riguarda soprattutto gli anglicismi superflui.

    Concordo che vanno considerati anche aspetti non prettamente lessicali, ad es. i riferimenti culturali e l’origine delle parole (ad es. nell’inglese americano truthiness fa pensare a Colbert) ma sono proprio gli usi metaforici ed evocativi della lingua di origine che vengono persi quando si adotta un prestito.
    .

    @demodoxalogia: la riduzione di post– a pos- davanti a consonante è frequente nel parlato (diciamo tutti posdatato) ma le neoformazioni come un eventuale postfattuale o l’ormai diffusissimo post-verità nascono e si diffondono in forma scritta in contesti in cui vengono privilegiati registri neutri e vengono evitate forme percepite come colloquiali.

  5. 12 dicembre 2016 08:37

    L’aggettivo che divenne sostantivo | LSDI

    […] Postverità è un fatto, ma non era un aggettivo? Ora che l’ha usata il presidente del Consiglio, anzi l’ex, (sarebbe stato forse carino […]

  6. 12 dicembre 2016 23:05

    demodoxalogia:

    ok, per mantenere il post- senza cedere al colloquiale pos-
    ma allora un semplice “post-vero” (che è pure aggettivo) non sarebbe una buona traduzione?

  7. 13 dicembre 2016 18:06

    Licia:

    @demodoxalogia la settimana scorsa ho aggiunto questo aggiornamento al post:

    La parola dell’anno è stata rilanciata dal media italiani con ampie disquisizioni su post-verità in opposizione a verità, come se fosse una nuova tipologia di menzogna. È stato quindi creato un nuovo concetto inesistente in inglese – o meglio, in inglese le falsità sono descritte esplicitamente come fake news / stories, misinformation ecc. mentre post-truth sottolinea l’irrilevanza dei fatti (non necessariamente chi diffonde notizie false è consapevole che lo siano).

    Come terminologa non mi stancherò mai di insistere che si deve riflettere sul concetto prima ancora che sulle parole usate per rappresentarlo, a volte usate in modo arbitrario. In questo caso invece mi pare che pochi vadano oltre la corrispondenza da vocabolarietto tascabile truth=verità.

    Credo però che la parola post-verità ormai viva di vita propria: se ne disquisisce ovunque e negli ultimi giorni l’hanno pronunciata in discorsi ufficiali sia Matteo Renzi che Paolo Gentiloni. Sarei però curiosa di chiedere a chi la usa di darne una definizione e confrontare le risposte: ho l’impressione che ognuno la interpreti a modo proprio.

  8. 2 gennaio 2017 04:07

    Le tre post-verità | Notiziole di .mau.:

    […] di ogni dubbio: le notizie false sono invece un vero e proprio manifesto politico (non per nulla in inglese il termine è un aggettivo, e si parla per esempio di post-truth politics). L’idea orwelliana che sta sotto a tutto […]

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