Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Zarf

vignetta di Dilbert

Chi ha bevuto bevande calde negli Stati Uniti e in altri paesi sicuramente ha presente i bicchieroni di carta plastificata o di polistirolo in cui vengono servite. Per non ustionare la mano che li regge si usa una striscia di cartoncino protettivo marrone che avvolge il contenitore. 

È un oggetto comunissimo eppure ha nomi diversi. Il più diffuso è coffee cup sleeve (come la copertina dei dischi) ma si usa anche coffee cup jacket, cup holder (soprattutto se di plastica) e cup o mug cosy / cozy se di lana o tessuto (per tazze di ceramica e per mantenere la bevanda calda, cfr. tea cosy, il copriteiera, ed egg cosy, il copriuovo).

risultato della ricerca per immagini con cup sleeves: tutte di carta

An Ottoman gold and jewelled coffee cup holder (Zarf), with ceramic cups. Late 19th-early 20th century. Zarf is also the word for the paper sleeve that wraps around disposable coffee cups today.Il nome che mi piace di più però è [paper] zarf.

Zarf è una parola di origine araba (contenitore, guaina, in turco busta) usata anche in italiano per descrivere i supporti metallici decorati per le tazzine senza manico, dalle quali consentono di bere senza scottarsi le dita. .
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Vedi anche: Trenta: quasi un litro in America (dimensioni dei bicchieroni per il caffè) e  Americani, inglesi e bustine di tè (differenze culturali nelle rappresentazioni delle tazze di tè).

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2 commenti a “Zarf”

  1. 14 giugno 2016 13:23

    Matteo:

    In Germania l’ho sempre chiamato e sentito chiamare “Kaffeehülse”, con “Hülse” che indica un qualsiasi contenitore o involucro rigido in cui si possa infilare qualcosa (per analogia significa anche “guscio”, “guaina”, “baccello”).

    In Svizzera invece sembrano non capirmi sempre e mi chiedo quale parola utilizzino.

    Mi sembra che la diffusione relativamente recente di queste modalità di bere caffè e altre bevande calde (anche e soprattutto in Italia) abbia fatto emergere il problema di un “trou lexical”, come lo chiamano alcuni francesi. Un esempio di vuoto lessicale che ho sempre trovato molto carino è quello della pianta morta: mentre esistono “cadavere” e “carcassa” rispettivamente per le persone e per gli animali morti, le piante passate a miglior vita sono ignorate 😉

  2. 15 giugno 2016 13:28

    Licia:

    @Matteo, esempi interessantissimi, grazie!
    Bisognerebbe scoprire cosa usi chi lavora nel settore. In italiano genericamente si potrebbe usare presa (“tutto ciò che serve per prendere, per afferrare”), da cui deriva presina, ma credo verrebbe percepita come parola un po’ antiquata, anche se non lo è.

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