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Inglese farlocco: Social Act

Nei giorni scorsi i media hanno riportato una dichiarazione del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti sulla legge di stabilità e il Social Act

«Priorità al Social Act e decreto voucher» «Se devo dire la mia priorità nella legge di Stabilità è il Social Act, tutti gli interventi che guardano al versante sociale» perché «dobbiamo sì fare un grande sforzo per la crescita» ma «bisogna anche dare una mano a chi non ce la fa a salire sul treno della transizione», ha aggiunto Poletti, sottolineando che la prossima manovra di bilancio «avrà un forte segno sul versante delle politiche sociali».

Al momento né il sito del governo né quello del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali spiegano cosa si intenda con Social Act. Le uniche informazioni si ricavano da una dichiarazione di Poletti del 12 maggio:

Dopo il jobs act” –ha detto il Ministro– “stiamo costruendo un social act, un quadro di politiche strutturali e integrate per contrastare la povertà e l’esclusione sociale”.

 vignetta di Altan: “LAVORO NON CE N’È” “MI TROVI UN JOB, ALLORA”Per saperne di più bisogna cercare nei media. In un’intervista al Corriere della Sera del 16 marzo Poletti ha descritto il Social Act come piano per il sociale e come piano contro la povertà e per il no profit, e l’ha definito “più importante del Jobs Act”.

Ha anche elencato alcune misure specifiche, tra cui piano per i senza fissa dimora, legge delega per la lotta alla miseria, 80 euro al mese per persona per le famiglie in stato di povertà con figli minori, sostegno al reddito, infrastruttura per le associazioni di volontariato, Erasmus del servizio civile.

Da queste informazioni, è chiaro che politiche, interventi e piani vari non sono quello che in inglese si chiama Act, termine che ha il significato specifico di “atto legislativo approvato dal parlamento e promulgato dal capo dello stato” (dettagli in Get your [Jobs] Act together!). 

Inglese farlocco 

Va anche notato che in inglese la combinazione aggettivo+Act non funziona come nome di provvedimento legislativo. Ci si aspetta infatti che Act sia preceduto da un sostantivo (o da una polirematica) che indica di cosa tratta, ad es. Social Security Act, Health and Social Care Act, Social Welfare Act, Social Assistance Act, Social Housing Act. In tutti questi esempi l’aggettivo social non qualifica Act (il determinato) bensì il sostantivo che lo precede (il determinante). 

In inglese un nome come Social Act esclude che possa trattarsi di una “legge sociale” (non avrebbe molto senso) e prevale invece un’altra accezione di act, per cui l’interpretazione più probabile diventa azione, gesto o comportamento [sociale], oppure atto sociale, un termine usato nelle scienze sociali.

Il nome usato da  Poletti è quindi un altro esempio di inglese farlocco, pensato da italiani per italiani con scarse conoscenze linguistiche ma che in inglese non ha il significato che gli viene attribuito. E non si può neppure escludere che in Italia qualcuno interpreti Social Act come “legge sui social [media]”, cfr. Social, uno pseudoprestito.
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Ho aggiunto Social Act al mio Elenco di anglicismi istituzionali, in continua espansione. Contiene già Digital Act, Food Act, Freedom of Information Act (FOIA), Growth Act e ovviamente Jobs Act. Avvistati ma non ancora registrati Green Act, Family Act, Sud Act (sic), Migration Act (nome alternativo a Migration Compact?), e chissà quanti altri ne sentiremo.  

Vignetta: Altan via @a_va

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4 commenti a “Inglese farlocco: Social Act

  1. 7 giugno 2016 09:27

    Luca:

    Vien da chiedersi perché mai questa questa ostinazione per l’Inglese 🙂 Sarebbe quasi da proporre un “Italian Act” (sì, pure questo farlocco).

  2. 7 giugno 2016 14:29

    BEP:

    Io aspetto il pacchetto di incentivi a favore di famiglie più grandi. Si chiamerà… rullo di tamburi… Sister Act.

  3. 8 giugno 2016 10:40

    Rob:

    Devo dire che l’inglese farlocco non è un problema unicamente italiana. I tedeschi parlano spesso del loro ‘handy’, che significa ‘telefonino’ ed è paragonabile col vostro ‘social’ [media]: manca il soggetto. Un’inglese chiederebbe: “Handy what?”
    A noi olandesi invece piace fare come se abbiamo capito tutto del mondo. I francesi, secondo noi, hanno il ‘flux de bouche’ – parlano velocemente – ma purtroppo i francesi non conoscono questa espressione. E voi, che ne dite di un piatto di ‘macaroni’ con un ‘café di diavolo’ in uno dei nostri ristoranti ‘italiani’? A dir niente della “pizza shoarma”…

  4. 9 giugno 2016 10:33

    Licia:

    @Luca, @BEP perché no? Io ormai mi aspetto di tutto! 😉

    @Rob grazie per gli esempi! Ma sarei curiosa di sapere cos’è il café di diavolo!

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