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“Cicale linguistiche”, una metafora americana

L’espressione linguistic cicadas è stata coniata dal lessicografo americano Ammon Shea in Hibernating words and linguistic cicadas. Identifica le parole che, come antivaccinista, erano in uso nel passato, poi sono entrate in un lungo stato di inattività e infine, dopo anni, sono riapparse nel lessico.

Nella nostra cultura la cicala è simbolo di prodigalità e imprevidenza e quindi può sembrare strano che Shea l’abbia invece scelta come metafora di “letargo” linguistico.

Magicicada septemdecimPer comprenderla bisogna avere specifiche conoscenze enciclopediche e sapere che nel Nord America è diffusa la cicala Magicicada septemdecim, insetto con un ciclo vitale molto lungo: le ninfe vivono nascoste nel terreno per 17 anni, dopodiché emergono in superficie tutte insieme e per alcuni giorni producono un rumore assordante. 

Esempi: unfriend e super-PAC

In inglese, un esempio tipico di linguistic cicada è il verbo unfriend, usato nel XVII secolo, scomparso per circa 350 anni e “reinventato” recentemente con il significato di rimuovere qualcuno dai propri amici di Facebook.

Shea fa anche l’esempio di super-PAC, parola che riemerge ciclicamente in occasione delle campagne elettorali presidenziali negli Stati Uniti. PAC è l’acronimo di political action committee, un’organizzazione che raccoglie finanziamenti privati per campagne pro o contro specifici candidati o per promuovere iniziative legislative. I super-PAC non possono finanziare direttamente i candidati ma non hanno limitazioni sulle donazioni che possono raccogliere e quindi sui soldi che possono spendere (cfr. Wikipedia).    
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Vedi anche: Simboli natalizi nordeuropei: il pettirosso – un altro esempio di animale che ha significati simbolici diversi in Europa e in America.
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2 commenti a ““Cicale linguistiche”, una metafora americana”

  1. 19 maggio 2016 16:31

    BEP:

    Mi sembra piuttosto scadente la metafora delle cicale: la loro caratteristica saliente è che appaiono in grandi numeri. In secondo luogo, si fanno notare per la periodicità molto precisa delle loro apparizioni (17 anni).
    Quindi, una persona che sente “linguistic cicadas” pensa prima di tutto a un’invasione di massa, che non è propriamente il caso per quanto riguarda queste parole. Chi conosce un po’ meglio le cicale, penserà anche alla sorprendente regolarità, ma anche qui non ci siamo: si parla di parole che vanno e vengono a intervalli indefiniti.
    Mi sembra che il signor Shea abbia voluto coniare un’espressione a effetto, senza però pensarci troppo bene.

  2. 20 maggio 2016 11:36

    Licia:

    @BEP, spesso le metafore sono imperfette, però in questo caso penso sia interessante vedere che quello che si ritiene genericamente uno stesso animale possa invece suggerire associazioni diverse in culture diverse.

    In italiano una metafora più efficace per questo tipo di parole potrebbe essere quella della cometa che appare brevemente, poi scompare e ritorna dopo un lungo periodo.

    Aggiornamento settembre 2016 – Nuovo post: Accometaggio: parola “meteora” o “cometa”?.