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Archistar, pseudoanglicismo

titoli di notizie sulla morte di Zaha Hadid

Nelle notizie sulla scomparsa di Zaha Hadid è ricorrente la parola archistar, immancabile quando l’argomento è un architetto di grande fama e successo.

È una parola curiosa perché sembra un anglicismo, modellato su superstar o rockstar, e invece ha origine italiana. È stata coniata nel 2003 dalle autrici del saggio Lo spettacolo dell’architettura. Profilo dell’archistar© , Gabriella Lo Ricco e Silvia Micheli, che l’hanno anche “brevettata”: dettagli in Archistar, parola di copyright.

Lo stesso concetto esiste anche in inglese ma è realizzato con un ordine diverso degli stessi elementi, starchitect. È una parola nata negli anni ‘40 del secolo scorso con un altro significato: in origine indicava una star del cinema che si improvvisava architetto [etimologia da Oxford Dictionaries]. 

In tema, aggiungo wow factor architecture, un’espressione inglese che descrive ironicamente opere architettoniche particolarmente originali o spettacolari.


Aggiornamento: esiste anche artistar, l’artista che gode di fama e tributi. La parola è modellata su archistar.
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7 commenti a “Archistar, pseudoanglicismo”

  1. 1 aprile 2016 11:16

    Andrea:

    Anche perchè credo che in inglese Archistar suonerebbe più come Arcistar, con la C dolce (del resto Pinocchio lo pronunciano Pinoccio)

  2. 1 aprile 2016 11:29

    Licia:

    @Andrea, infatti, e farebbe pensare al prefisso arch– in parole come arch-enemy (acerrimo nemico, se scritto con la maiuscola il diavolo), arch-conservative, arch-rival

  3. 1 aprile 2016 12:28

    Mauro:

    Adesso faccio il pignolo: le parole, i termini si registrano, non si brevettano 😉

  4. 3 aprile 2016 07:57

    Ivo:

    E non è neppure chiaro se l’abbiano registrata: la Treccani cita l’ufficio brevetti lasciando intuire che sia un marchio, ma non l’ho trovato nell’elenco dei marchi registrati (tralasciando che in Italia sarebbe più corretto parlare di diritto d’autore e non di copyright).

  5. 3 aprile 2016 08:00

    Ivo:

    Ancora più interessante, almeno negli USA non è possibile avere il copyright sulle singole parole: http://copyright.gov/circs/circ34.pdf

  6. 4 aprile 2016 04:14

    Mauro:

    @ Ivo

    Per quanto riguarda i termini e le parole si parla di marchio registrato (alias trademark), non di diritto d’autore (alias copyright). Quest’ultimo vale per testi, non per singole parole. Infatti il copyright per singole parole non è applicabile in nessun paese, non solo negli USA 😉

  7. 4 aprile 2016 12:00

    Licia:

    @Mauro, commento ineccepibile dal punto di vista terminologico, però nel linguaggio comune brevettato ormai ha un significato generico di “riconosciuto come nuovo ed esclusivo” (determinologizzazione). Ho aggiunto le virgolette per chiarire il senso.

    @Ivo, grazie per il riferimento.

    Un vecchio post sulla capacità distintiva del marchio negli Stati Uniti (e in Italia): Tecnologia, frutta e marchi registrati.

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