Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Salviamo limone, cipolla, mela e altri cibi!

Avete notato che in commercio da un paio di anni proliferano dei contenitori per alimenti che hanno la forma dell’alimento stesso?

SALVA CIPOLLA SALVA LIMONE SALVA PARMIGIANO REGGIANO

Hanno tutti lo stesso tipo di nome salva + alimento, ad es. Salva Aglio, Salva Mela, Salva Formaggio, e i produttori li catalogano come prodotti Salva Freschezza.

L’elemento formativo salva- da tempo è molto sfruttato nella pubblicistica, come indica la voce del Vocabolario Devoto-Oli, ma quello descritto è un nuovo uso, più recente:

Nella pubblicistica, primo elemento di composti formati modernamente nei quali significa ‘protezione’ (salvaslip, salvaschermo, salvavita), ‘difesa’ (legge salva-occupazione; numero verde salvaboschi), ‘risanamento’ (decreto salva-Rai).

Questi contenitori infatti non servono a proteggere*, tantomeno a difendere o a risanare. Il loro scopo invece è di conservare, come mostra questa descrizione di un Salva Salame:

Salva Salame – Contenitore studiato per conservare il salame in frigorifero preservandone la fragranza. La chiusura di sicurezza ne permette un più facile trasporto.

Salva [alimento] è un calco dall’inglese: il verbo save infatti non vuol dire solamente salvare o risparmiare ma anche conservare per uso futuro, preservare, come già descritto qui. L’influenza dell’inglese è esplicita sulle etichette dei contenitori della marca Snips:

SALVA CIPOLLA – ONION SAVER APPLE SAVER – SALVA MELA SALVA FORMAGGIO– CHEESE SAVER SALVA AGLIO – GARLIC SAVER
     

Questi nomi però non mi convincono perché mi fanno pensare che gli alimenti siano in pericolo!


Salva banana PRESTO* In commercio si trovano anche salva banana di diverse marche. In inglese per questo frutto si preferisce invece banana protector o banana guard perché la funzione del contenitore non è di conservare il prodotto al meglio e più a lungo bensì di proteggerlo durante il trasporto – tra tutti il più famoso è Banana bunker (in inglese bunker è una cisterna o deposito per carburante; ha anche il significato di rifugio sotterraneo spec. antiaereo; il significato italiano di bunker “casamatta” arriva invece dal tedesco Bunker). .
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Vedi anche: Aiuto! Salviamo la data… e con nome!
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6 commenti a “Salviamo limone, cipolla, mela e altri cibi!”

  1. 18 gennaio 2016 09:44

    dasmi:

    Infatti noi in famiglia per questo tipo di contenitori (specie per quello delle banane) usiamo il termine porta-xxx: portabanane, portacipolle ecc. Evidentemente inconsciamente gli abbiniamo una funzione di trasporto finalizzata al mantenimento dell’integrità del prodotto (specie per banane e altri alimenti soggetti a schiacciamento, deformazione ecc.).
    Ma il marketing non può fare a meno di appoggiarsi all’inglese, evidentemente…

  2. 18 gennaio 2016 12:59

    Giovanna:

    Ho notato che in tedesco il corrispondente è spesso “Frischebox für …” per esempio “Frischebox für Parmesankäse” per “Parmesan saver”, cioè si sottolinea l’aspetto del conservare la freschezza, quindi il significato di save in questo contesto.
    Per la banana esiste invece il “Bananenbunker” che mi ricorda, con un po’ di malinconia, i tempi dell’asilo dei bambini, tutte le belle gite e scampagnate … mentre oggi un oggetto simile per loro sarebbe “uncool”!

  3. 18 gennaio 2016 19:10

    Massimo S.:

    Questi contenitori a me ricordano certi negozi americani che hanno la forma della merce che vendono…

    Davvero stanno diffondendosi anche da noi?

    Io li vedo malinconicamente relegati in certi scaffali dei supermercati e acquistati più per curiosità che poi effettivamente adoperati in cucina nell’uso quotidiano.

    Secondo me neppure il più disperato degli scapoli o il più sciatto degli studenti universitari utilizzerebbe in Italia una scatola di plastica a forma di pezzo di Parmigiano per conservarvi il formaggio; e lo stesso vale anche per gli altri alimenti (frutta, aglio, cipolla, salame).

    Il loro ‘tallone di Achille’, a mio parere, è che essi ‘nascondono’ in tutto o in parte l’alimento che custodiscono, impedendo di tenerne sotto controllo, a colpo d’occhio, lo stato di conservazione.

    Sono oggetti che fanno il paio col contenitore erogatore di liquori a forma di putto nudo che si vedeva anni fa su certi cataloghi di vendita per corrispondenza… quanti l’hanno acquistato e hanno poi avuto il coraggio di mescere liquidi a sé stessi e agli ospiti con tale aggeggio?

    Mi pare che da noi per tali alimenti si usino ancora massimamente cestini di vimini o di plastica o di ceramica o di vetro, oppure, per la conservazione e il trasporto, contenitori semitrasparenti di forma parallelepipeda o cilindrica, di vetro o di plastica sufficientemente rigida, alcuni molto eleganti e briosi o tecnologicamente sofisticati tanto da garantire all’alimento la giusta areazione, muniti di coperchio ermetico.

    Dovendo nominare velocemente e praticamente gli oggetti in questione, magari per sconsigliarne un uso che non sia assai limitato nel tempo e confinato al mero trasporto, li chiamerei senz’altro portaformaggio, portabanana, portasalame e così via.

  4. 18 gennaio 2016 19:53

    Licia:

    @dasmi, @Massimo: porta-xxx sarebbe la scelta più logica. Indica infatti non solo funzione di trasporto ma anche di sostegno (ad es. portapacchi) e di custodia (portaocchiali). Ma, come sottolinea dasmi, non si riesce a fare a meno dell’inglese! 😉

    @Giovanna: grazie, i tedeschi mi sembrano più pragmatici.

  5. 21 gennaio 2016 08:40

    Francesco:

    In un contesto un po’ diverso, quello dell’informatica, mi viene in mente il vecchio calco del comando Save tradotto senza esitazione con Salva (what else?). Ho sempre immaginato i sudori freddi dei dati, grati di averla scampata! Spielberg infatti era indeciso se girare un film su Ryan o sui dati. Addirittura, nei dizionari di italiano sono stati costretti a inserire un significato aggiuntivo alla voce “salvare”, tipo “(inform.) registrare su supporto magnetico i dati presenti nella memoria di lavoro”.

    Ma tornando al contesto del salva- usato nel senso di porta-, un caso interessante mi sembra quello di “salvadanaio”, nome composto da salva- e -danaio o denaro. Eppure, questo termine deve essere stato coniato in tempi non sospetti, cioè quando quei mattacchioni dei localizzatori della Microsoft ancora non esistevano! Naturalmente qui bisognerebbe capire se “salva-” viene usato nel senso di “porta- (e quindi si sarebbe dovuto/potuto dire “portadanaio”) o nell’accezione di “sottrarre dalla pericolosa tentazione di dilapidare i propri soldi”!

  6. 21 gennaio 2016 09:26

    Licia:

    @Francesco, bello l’esempio di salvadanaio! Probabilmente “salvare” qui va inteso come “sottrarre dal pericolo che vada perduto” (o usato male ecc.)?

    Un vecchio post in tema: Aiuto! Salviamo la data… e con nome!

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