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Into the MIUR, con elevator pitch!

Into the MIURAnno nuovo, argomento vecchio: anglicismi istituzionali.

Non ho resistito perché sono capitata su un post del Capo di Gabinetto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Si intitola Into the MIUR, come il documento con la descrizione di sette iniziative a cui dovranno partecipare i dirigenti del ministero nel 2016.

Tra i nomi delle iniziative risaltano 1 MIUR Building (non c’entra la sede ma il team building), 3 MIUR Abroad, 5 Le physique du role (francesismo, ma senza accento su rôle, come si scrive in inglese), 6 #MYMIUR e 7 Speed dating al MIUR (con elevator pitch).

Ancora una volta un’istituzione fa passare il messaggio che all’italiano mancano le risorse lessicali adeguate a denominare nuovi concetti. Come cittadina, trovo inaccettabile che lo faccia proprio il MIUR.

Se si leggono le descrizioni infatti è chiaro che si tratta di anglicismi superflui. Mi rimane comunque un dubbio su Into the MUIR perché non capisco se è un riferimento a qualche libro o film (Into the wild? Into the mind?), se invece vuol esprimere un particolare interesse e passione per il MIUR (cfr. la locuzione be into something), oppure se è un banale complemento di moto a luogo, ma in itanglese. Immagino però che il significato sia del tutto ovvio per i dirigenti del ministero, anzi, of the ministry.

Elevator pitch, concetto americano

Ho notato che anche in Italia sta diventando di moda il concetto di elevator pitch, il discorsetto di pochi minuti che bisognerebbe avere sempre pronto per presentare sinteticamente le proprie attività professionali e i propri prodotti o servizi.

Il nome è formato da pitch, imbonimento, ed elevator, ascensore, ed evoca incontri professionali fortuiti come potrebbe succedere in ascensore: bisogna saper sfruttare al meglio i pochi minuti a disposizione per vendersi a potenziali clienti o investitori.

L’espressione elevator pitch riflette una differenza culturale già evidenziata in un commento a Prossemica in ascensore: negli ascensori in America non si guardano gli altri occupanti ma è comune scambiare qualche parola (il cosiddetto small talk), in Italia invece si evita di parlare. Probabilmente gli estimatori italiani di elevator pitch non ne sono consapevoli, altrimenti capirebbero che avrebbe senso trovare un nome alternativo più consono alle nostre abitudini.

elevator pitch

Se all’elevator pitch è associata una breve presentazione di PowerPoint o programmi simili, l’insieme di slide viene anche chiamato pitch deck.
 

Vedi anche: La “via italiana” alla Scuola Digitale (al ministero dell’istruzione l’itanglese piace parecchio) e MIUR: lunga vita all’inglese farlocco? (se proprio non si riesce a evitare gli anglicismi, perlomeno ci si dovrebbe assicurare che siano corretti, ad es. si scrive comfort zone e non confort zone).

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12 commenti a “Into the MIUR, con elevator pitch!”

  1. 3 gennaio 2016 10:36

    Luigi Muzii:

    Molto più deprimente la campagna di arruolamento in Marina del Ministero della Difesa, ad altissima penetrazione, con manifesti ovunque, in tutte le città.
    Due manifesti su tutti:
    con donna, http://www.globalist.it/QFC/NEWS_137099.jpg
    e senza https://loziodamerica.files.wordpress.com/2015/02/piloti.jpg

  2. 3 gennaio 2016 20:52

    Massimo S.:

    Speed dating al Miur?
    Il Ministero è diventato un’agenzia di funzionari “cuori solitari” da accasare a ogni costo tra di loro per favorire lo spirito di corpo? E l’affiatamento reciproco, ed anche “esperienze laterali”? Magari nel corso di gite ‘fuori porta’ da tenersi in primavera ‘in luogo isolato’?

    O tempora! O mores! 😉

  3. 4 gennaio 2016 14:03

    ArgiaSbolenfi:

    Proprio volendo anglicizzare sarebbe “Inside MIUR” giusto?

  4. 4 gennaio 2016 16:34

    Stefano:

    Licia, ti segnalo l’orrendo ‘verbo’ “clusterizzarsi” usato dalla Sig.ra Serena Donati dell’Istituto Superiore di Sanità in un’intervista ad un tg in riferimento al concatenarsi di più episodi di morti per parto … Linguaggio tecnico-specialistico? Anche se fosse, ribadisco la mia repulsione …

  5. 4 gennaio 2016 17:39

    Licia:

    @Luigi Muzii, BE COOL AND JOIN THE NAVY ha fatto notizia anche all’estero, grazie anche ad Annamaria Testa e alla sua iniziativa #dilloinitaliano di un anno fa, ma si vede che i responsabili alla Marina non se ne sono accorti!

    @Massimoe e @ArgiaSbolenfi, ho provato a chiedere chiarimenti all’autore ma non ho avuto alcuna risposta:

    Into the MIUR è corretto da un punto di vista prettamente grammaticale ma non capisco che messaggio voglia comunicare e quindi se anche il senso sia corretto o se si tratti di inglese farlocco. Credo che inside sarebbe appropriato se si trattasse di iniziative destinate a persone esterne al ministero, ad es. per far capire come funziona, invece sono destinate a dirigenti che sono già “dentro”.

    @Stefano, a me non dispiace, e non riesco a pensare a un’alternativa efficace. Cluster è in uso in italiano dal 1956 (Devoto-Oli) e la sua produttività (dal sostantivo sono stati fatti derivare verbo e quindi aggettivo) è un segno che è una parola ben acclimatata.

  6. 4 gennaio 2016 22:51

    Stefano:

    @Licia: prendo atto di quanto mi riferisci. Comunque in un’intervista al tg si sa di rivolgersi ad un pubblico composto non da tecnici, ma in gran parte da ‘gente comune’ e bisognerebbe evitare l’uso di termini che molti non conoscono, nè sono tenuti a conoscere. In certi casi, come anche tu ci hai fatto notare riguardo al MIUR o ai discorsi di politici in auge, usare l’italiano è una questione di buona educazione …

  7. 4 gennaio 2016 23:04

    Licia:

    @Stefano, su questo siamo del tutto d’accordo: buona educazione e rispetto per l’interlocutore. Se in un contesto non specialistico si usano termini il cui significato non è trasparente o facilmente deducibile, andrebbero sempre spiegati. Se invece sono tecnicismi collaterali, andrebbero evitati.

  8. 5 gennaio 2016 10:36

    Stefano:

    @Licia: ‘tecnicismo collaterale’ è un concetto che non conoscevo … Da profano della materia (ma amante dell’Italiano!) grazie al tuo blog sto imparando tante cosette … 🙂

  9. 5 gennaio 2016 12:27

    Licia:

    @Stefano 🙂

  10. 8 gennaio 2016 01:30

    Massimo S.:

    Concordo con Stefano circa la bruttezza del verbo clusterizzare, tanto più se usato in un discorso rivolto a un pubblico non specialistico.
    Nonostante l’autorevole Devoto-Oli, mi chiedo, poi, quanti di noi che non siano astronomi o informatici o statistici, o… appartenenti all’Istituto superiore di sanità, usino cluster o clusterizzare nel linguaggio di tutti i giorni.
    Il termine, pronunciato in televisione in ambito sanitario, si presta a equivoci e potrebbe essere interpretato da un pubblico non specialistico (ho sempre in mente le mie arzille vicine di casa) come un oscuro riferimento a … clisteri e pratiche collegate. 🙂

  11. 8 gennaio 2016 23:40

    Elio:

    @Massimo S.: dimentichi gli appassionati di Musica classica contemporanea dove il termine è usato correntemente!

  12. 28 gennaio 2016 17:49

    Miss Pitch:

    Fantastico… la posso citare (nel senso di to mention o to quote e NON to summon) nella imminente nuova edizione del mio libro sull’elevator pitch.

Commenti: