Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Localizzazione: “partecipant(alon)i”

Un esempio divertente di sostituzione automatica:

Si tratta dell’ebook per il mercato britannico di un thriller americano: a quanto pare la casa editrice ha deciso sostituire automaticamente alcune parole tipiche dell’inglese americano con quelle equivalenti europee, in questo caso pants con trousers, ma senza accertarsi che l’operazione riguardasse solo parole intere. In Particitrousers of the revolutionary movement e commenti altri dettagli ed esempi di sostituzioni automatiche maldestre.

C’è comunque da chiedersi se per il mercato britannico la localizzazione sia necessaria.  Film e telefilm americani sono diffusissimi e chi li guarda sicuramente sa che in America  pants vuol dire pantaloni (e non mutande) e conosce le principali differenze lessicali

Localizzazione in inglese americano

Alcuni interventi di localizzazione potrebbero invece essere giustificati per il mercato americano, meno esposto a influssi culturali esterni. Il film Trainspotting, ad esempio, era stato in parte doppiato dove l’accento scozzese risultava troppo ostico ed era stato aggiunto un glossario al romanzo di Irvine Welsh da cui era tratto.

Nei libri di Harry Potter sono state sostituite parole considerate troppo britanniche, come car park parking lot o bin trash can e nel primo volume il titolo è stato cambiato da Harry Potter and the Philosopher’s Stone a Harry Potter and the Sorcerer’s Stone (altri esempi qui).

Esempi di copertina originale e americana di Harry Potter

Se non lo conoscete già, vi consiglio Separated by a common language, il blog della linguista Lynne Murphy sulle differenze linguistiche (e culturali) tra Stati Uniti e Gran Bretagna.

Vedi anche: Localizzazione: inglese internazionale e Date e localizzazione (anche senza traduzione)

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6 commenti a “Localizzazione: “partecipant(alon)i””

  1. 10 settembre 2015 19:49

    Massimo S.:

    Senza avere in merito specifiche cognizioni, mi chiedo (e non è una domanda retorica) come debba suonare alle orecchie di un inglese del Regno Unito l’inglese americano dei telefilm o dei libri statunitensi non adattati. E viceversa.

    Azzardo un’ipotesi… è possibile che ‘talvolta’, per ‘alcuni’ telefilm, o libri, vi possa essere un effetto straniante d’incomprensione o fraintendimento d’interi dialoghi.

    Tanto per fare un esempio paradossale e non reale, personalmente rimarrei interdetto se ascoltassi o leggessi uno della Svizzera italiana in un film, in un’opera teatrale, in un libro chiamare ‘mutande’ (perché proprio tale termine si usa, in ipotesi, nell’italiano del Canton Ticino), quelli che per me e tutti gli italiani d’Italia sono sempre stati i pantaloni.

    Magari io ho pur ben presente tale differenza di significato nelle due lingue, ma dubito che potrei soffocare unaa sensazione di straniamento e magari di disagio…

    E’ probabile, però, che se i telefilm della Svizzera italiana (continuando l’esempio non veritiero e paradossale di cui sopra) invadessero le TV italiane e venissero trasmessi continuativamente senza qualche adattamento di dialoghi, forse finirei per chiamare anch’io ‘mutande’ i pantaloni… 😉

  2. 11 settembre 2015 00:16

    Licia:

    @Massimo in italiano succede con i regionalismi, nello specifico con i geoomonimi: ad esempio per me la tovaglia è quella che si mette sulla tavola ma in altre parti d’Italia un asciugamano grande (telo), e il mestolo è un utensile di metallo che serve per spostare liquidi da un recipiente all’altro, mentre in Toscana è un cucchiaio di legno.

  3. 11 settembre 2015 09:06

    Massimo S.:

    @Licia
    Ecco, appunto…

    Tornando all’argomento del tuo post, se nel manoscritto senza pretese artistiche di qualcuno l’editore italiano leggesse “Cara, ho finito di fare la doccia… passami la tovaglia”, oppure “Cara, andiamo in spiaggia e non dimenticare la tovaglia come l’altra volta. Sbrighiamoci perché dobbiamo ritornare a casa prima dell’ora di pranzo” probabilmente, una volta deciso di pubblicarlo, “normalizzerebbe” tali frasi sostituendo tovaglia con asciugamano.

    E secondo me farebbe bene, a meno che non vi siano ragioni artistiche particolari che possano giustificare quella coloritura regionalistica consapevolmente ed espressivamente utilizzata dall’autore.

    Oggi, invece, (ma chissà l’altroieri) sarebbe forse eccessivo normalizzare in contesti ordinari lavandino con lavabo o lavello oppure acquaio; oppure bottega (di falegname) con laboratorio di falegname (come pretendeva l’implacabile redattrice de La vita agra di Bianciardi).

    Ma forse potrebbe accadere [è davvero, al momento, una battutaccia paradossale a cui non ho saputo rinunciare 😉 ] che a qualcuno, malato di “morbus anglicus”, venga in mente di normalizzare bottega con “workshop”…

  4. 12 settembre 2015 01:27

    Marco:

    Vivo nella Svizzera italiana da parecchi anni e non ho mai sentito chiamare “mutande” i pantaloni. Qualcuno dice calzoni.
    Di stranezze, nell’italiano federale, ce n’è, ma non più che in altre forme di italiano regionale.

  5. 12 settembre 2015 12:38

    Massimo S.:

    @marco

    Ho precisato chiaramente nel mio commento (ma, evidentemente, non a sufficienza)che si tratta di “un esempio paradossale e non reale”…

    Esempio utilizzato per spiegare il mio pensiero circa l’opportunità-necessità di adattare termini ed espressioni di linguaggi pur apparentemente molto simili, per così dire, come l’inglese americano e l’inglese britannico, o, nel mio (frainteso) esempio, l’italiano d’Italia e quello della Svizzera italiana, quando l’uso di certi termini può creare incomprensioni e fraintendimenti, o creare tensioni nella consolidata struttura espressiva del linguaggio dei destinatari. Che è poi il tema o uno dei temi introdotti da Licia nel suo post che stiamo commentando.

    “Non reale” significa, appunto, che “non esiste” nella Svizzera italiana il denominare mutande i pantaloni. E che io non intendevo certo affermare o avallare l’esistenza di tal modo di dire.

    Sulla base del commento di Licia, che ne sa più di me e ha fatto, lei sì, esempi ‘reali’ di termini italiani aventi significati diversi, in certe zone d’Italia, da quelli usualmente attribuiti loro, ho utilizzato a mia volta uno dei termini indicati da Licia per fare esempi dove l’uso di termini regionali può dar luogo a equivoci e quindi sarebbe forse opportuno sostituirli con quelli propri dell’italiano standard, al di là della possibile consapevolezza che quei termini sono regionalismi il cui significato non sia del tutto ignoto.

    Questo è tutto.

  6. 15 settembre 2015 16:41

    Licia:

    @Massimo, per l’italiano va tenuto conto che i geoomonimi si trovano soprattutto nel lessico relativo a cibo, mestieri e nomi di oggetti e strumenti di uso comune, o in contesti gergali o colloquiali, quindi di solito riguardano solo alcuni tipi di testi, ad es. la narrativa.

    In inglese britannico e americano, invece, si riscontrano parecchie differenze anche nel lessico comune e in contesti più formali, dove le accezioni diverse sono meno facilmente riconoscibili. Puoi trovare molti esempi nelle “differenze del giorno” di Lynne Murphy: Diff o/t Day.