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Graecum est, non legitur → It’s all Greek to me

all greek to meQuando non si capisce nulla di qualcosa o di quello che dice qualcuno, in inglese si può dire It’s (all) Greek to me. L’espressione viene fatta risalire a Shakespeare, che l’aveva usata in Giulio Cesare, ma era già apparsa anni prima nella traduzione di un’opera teatrale italiana.

Pare che la frase facesse riferimento alla difficoltà dei monaci amanuensi quando trovavano citazioni in greco all’interno dei testi in latino. La loro soluzione era sostituirle con un’annotazione che indicava che era impossibile leggerle, Graecum est, non legitur (oppure Graeca sunt, non leguntur o Graecum est; non potest legi). Altri dettagli in Is It All Greek To You? Thank Medieval Monks, And The Bard, For The Phrase.

Lingue metaforicamente incomprensibili

Quasi ogni lingua ha un’espressione idiomatica che esprime l’incomprensibilità associandola a un’altra lingua. Il greco è metafora di lingua particolarmente ostica non solo in inglese ma anche in spagnolo, polacco, norvegese, svedese e olandese. In greco invece lo stereotipo di indecifrabilità è il cinese, come pure in russo, francese, finlandese, ungherese, olandese. In italiano siamo più originali con arabo, turco e aramaico.

Potete vedere le “relazioni di incomprensibilità” tra lingue in un grafico del linguista Mark Liberman descritto in The directed graph of stereotypical incomprehensibility. Un dettaglio:

dettaglio del grafico

Greek autofail!

It’s all Greek to me è anche un modo di dire che mi sembra perfetto per descrivere l’hashtag #Grefenderum che ieri su Twitter ha sostituito #Greferendum in associazione al referendum in Grecia ed è diventato rapidamente l’hashtag più usato del giorno in Europa e altrove.

Inutile cercare di interpretare Grefenderum come parola macedonia: non significa nulla, pare invece sia un clamoroso esempio di refuso globale, quasi sicuramente dovuto alla correzione automatica (autofail!) di chi ha scritto usando dispositivi mobili, e poi si è ulteriormente diffuso grazie a chi ha riutilizzato l’hashtag.

L’aspetto per me più sorprendente comunque è che un hashtag del genere sia stato prontamente adottato in molte lingue diverse (inglese, spagnolo, italiano, francese, greco, tedesco…), a quanto pare senza farsi troppe domande su cosa volesse effettivamente dire.

Questo grafico di Topsy documenta il sorpasso di #Grefenderum su #Greferendum (date nel formato americano mese/giorno):

Grefenderum in Topsy .

[spunto per la nota su Grefenderum uno scambio su Twitter riassunto in Tanti #Grefenderum per un NO]

Vedi anche: Greferendum, Grexit, Grimbo, Gredge…
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4 commenti a “Graecum est, non legitur → It’s all Greek to me”

  1. 6 luglio 2015 11:01

    .mau.:

    “è il Grefendeeeeeeerum! L’è lì, l’è là, l’è là che si votava, l’è lì, l’è là, l’è là che si votava, l’è lì, l’è là, l’è là che si votava, l’è lì che si votava el Miguel”

    (occhei, la smetto…)

  2. 7 luglio 2015 17:51

    Linda Liguori:

    Licia, in Grefenderum non potrebbe esserci un timido riferimento a Difendere, defend, vista la vittoria del no

    Linda

  3. 9 luglio 2015 17:05

    fafner:

    Mi viene spontanea una malignità. Naturalmente ne Il nome della rosa occorre un Graecum est non legitur, buttato lì senza che serva davvero. Se è una cosa che hai sentito dire al liceo, allora ne Il nome della rosa la trovi.

  4. 10 luglio 2015 18:37

    Licia:

    @.mau. 😀

    @Linda l’aspetto per me più curioso è che si sia diffuso contemporaneamente in lingue diverse, un esempio dei trending topic di Twitter nel mondo nel pomeriggio del giorno del referendum:

    Non sono riuscita ad appurare chi per primo l’abbia usato perché il sito che consente di farlo (Who Tweeted It First?) non funziona.