Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

black man ≠ uomo nero

Un poliziotto americano ha ucciso un uomo nero sparandogli alle spalle   “L’agente che lo scorso aprile in South Carolina aveva ucciso un uomo nero sparandogli alle spalle è stato arrestato e accusato di omicidio.”

Quando leggo titoli come questi penso che chi traduce black man con uomo nero anziché uomo di colore debba essere una persona sbadata oppure molto giovane. Non si spiega altrimenti come possa ignorare che uomo+nero forma una locuzione che non può essere interpretata letteralmente (a differenza di uomo bianco) e che non sappia chi è l’uomo nero nella cultura popolare italiana: differenze culturali di tipo generazionale, come quelle descritte in Quando Eminem è meglio di John Wayne?

[vignetta con cavernicolo che da un pulpito parla ad altri cavernicoli preoccupati]: “My opponent doesn’t even BELIEVE in the BOGEYMAN! Ho is he going to protect you from him!?” Didascalia: TIME-TESTED CAMPAIGN TACTICS

Ormai appartengono al passato sia la ninna nanna che la minaccia dell’uomo nero per fare stare buoni i bambini che non vogliono dormire, ma ne rimane traccia nella lingua e chi traduce non può ignorare i riferimenti.

L’equivalente inglese di uomo nero non è “black man” ma bogeyman (o boogeyman). È un mostro immaginario dall’aspetto non ben definito, simile al babau ma anche allo spauracchio se invece è usato in senso figurato per descrivere persone, cose o situazioni che incutono paura e timori, spesso immotivati. Si pronuncia /ˈbəʊɡɪman/.
Vignetta: Bizarro


Bogeyman deriva da Bogey, che nel XIX secolo era un nome proprio per il diavolo. Nell’inglese britannico informale bogey significa anche caccola (del naso), che è invece booger nell’inglese americano.

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7 commenti a “black man ≠ uomo nero”

  1. 9 giugno 2015 18:15

    Marco:

    Invece io quando leggo titoli come questi penso che chi traduce black man con uomo nero anziché uomo di colore debba essere un… ignorante! 😉

  2. 10 giugno 2015 01:52

    Alain:

    Azzardo un’ipotesi.

    Al Post non amano gli eufemismi perciò, ad esempio, dicono morti anziché il più giornalistico vittime http://www.ilpost.it/2014/05/09/la-lingua-plastica/

    Da un lato, l’espressione “persona di colore” ha un’origine particolarmente odiosa, dato che indica *chiunque* non sia bianco, e quindi si può pensare di eliminarla. http://en.wikipedia.org/wiki/Person_of_color
    (Addirittura, un tempo anche irlandesi e italiani erano etichettati “person of color”, come ancora oggi lo sono i messicani)

    Dall’altro, l’espressione “uomo nero” nel senso di babau è sicuramente conosciuta e diffusa e l’unico modo per imporre questo suo uso (volutamente) alternativo è di specificare sempre “UN uomo nero” e appoggiarsi sul contesto per chiarire a cosa ci si riferisce.

    In fondo, si tratta di un conflitto fra una linea generale, astratta e decisa priori (“parliamo pane al pane”) e una caso molto particolare in cui tutte le alternative a uomo nero sono razziste o eufemismi.

    Gestendo progetti di gruppo con consegne molto brevi, mi capita spesso di prendere decisioni simili (anche se per motivi bassamente pratici), perciò mi sento quasi di solidarizzare col Post. Altro che ignoranza, credo proprio che sia una scelta ragionata e sofferta.

    Ma solo per questa volta, perché le loro risposte sul citare i traduttori rimangono imperdonabili 🙂

  3. 10 giugno 2015 09:56

    Luigi Muzii:

    In “To Kill a Mockingbird” si parla di “nigger lover”, che in italiano diventa “amico dei negri”, “nigger” è “muso nero” e “Negro”, invece, è “negro”. Un nero, in Italia, diventerebbe, facilmente, un africano (ma potrebbe essere americano), o, peggio, extracomunitario (il che include statunitensi, australiani, brasiliani, colombiani, giapponesi, solo per citare popolazioni caratterizzate dalla presenza di esseri umani “non caucasici”). A proposito di caucasici, io mi sento sempre un po’ a disagio ad essere definito così, nell’essere accomunato agli esemplari di razza cosiddetta bianca.
    “To Kill a Mockinbird” è un libro del 1960, e il film è di due anni dopo, ma la storia è ambientata nel 1936 in Alabama.
    A più di cinquant’anni di distanza, si può notare come è cambiata la lingua, oltre oceano e da noi. Le difficoltà di traduzione, allora, rappresentavano perfettamente una situazione che qui era ancora sconosciuta. Quell'”uomo nero” dice che stiamo cercando anche noi la nostra via al “politicamente corretto”.
    Un’ultima annotazione. Cinquantatre anni fa, “mad dog” era reso con “cane idrofobo”, come se una cameriera (o dovrei dire serva) negra avesse le stesse capacità di espressione del suo padrone (datore di lavoro)…

  4. 10 giugno 2015 10:31

    Ivo:

    In un recente film d’azione, hanno tradotto bogey (che nel gergo militare indica un velivolo non identificato) con “uomo nero”.

  5. 10 giugno 2015 10:32

    Marco:

    Mah, allora avrebbero dovuto scrivere “un nero”. “Un uomo nero” francamente è ridicolo.

  6. 10 giugno 2015 13:01

    Andrea:

    Sono d’accordo con Alain, l’espressione “uomo di colore” è davvero odiosa e fintamente neutra.
    L’ “uomo nero” sta perdendo la valenza “boogeyman” per conformarsi al suo significato letterale, ma, come dice Marco, l’espressione suona ancora falsa.
    Se poi usiamo “nero” perchè non dovremmo usare “Giallo” per gli orientali (è ovviamente una provocazione, ma il significato è lo stesso)?
    Bianco, Nero e Giallo non hanno la stessa valenza semantica…
    Allora quale parola usare? Afroamericano? E’ difficile rimanere nel “politically correct” in questi casi.
    Io avrei usato “agente bianco” e “ragazzo nero”. Si perde il riferimento all’età più adulta del “man” ma in italiano “ragazzo” vale fino a un’età molto più avanzata del “boy” inglese.

  7. 10 giugno 2015 15:04

    Licia:

    Discussione molto interessante. Nel testo del post ho suggerito di colore perché è comunque un’espressione molto diffusa nei media e che, nonostante parecchie critiche, è comunque ancora percepita come neutra (anche in italiano il calco dell’inglese coloured indica persone diverse da quelle bianche, ma nell’uso nel lessico comune è interpretato con il significato più ristretto di “nero”: credo che se dicessi di colore per descrivere un giapponese, susciterei confusione). Per altre considerazioni vi rimando a un intervento dell’Accademia della Crusca, Nero, negro e di colore.

    Non so quanto la scelta del Post sia ragionata e quanto sia invece un calco dell’inglese, perché ho notato altre occorrenze come ad es. un uomo russo o un uomo argentino in contesti dove in italiano si direbbe un russo o un argentino mentre invece in inglese si specifica man. Sarebbe interessante chiederlo direttamente alla redazione ma non mi pare siano molto propensi al dialogo (decidete voi se questo è un eufemismo o un esempio di lingua di plastica ;-)).

    Come suggerisce Andrea, la soluzione più neutra credo sia afroamericano, oltretutto specifica, politicamente corretta e con un equivalente, African American, molto usato negli Stati Uniti.