Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

“qui per rimanere” ormai è “qui per restare”

Penso che ciascuno di noi abbia delle preferenze e delle idiosincrasie per alcune parole e locuzioni, ad es. a me danno fastidio i calchi che prendono il posto di espressioni italiane, come quando si dice che tra due persone “c’è chimica ( chemistry) anziché alchimia.

machine translation is here to stayUn altro calco a cui non riesco ad abituarmi è modellato sulla locuzione x is here to stay, che in inglese è così comune da essere voce lemmattizzata nei dizionari (esempi qui e qui). Descrive qualsiasi novità o fenomeno non passeggero ma destinato ad affermarsi, durare nel tempo e far parte dell’esperienza comune, ad es. high unemployment is here to stay. 

In italiano, immagino anche per colpa del doppiaggese. sono ormai molto diffusi sia x è qui per rimanere che x è qui per restare (la presenza contemporanea di entrambe le forme è la controprova che si tratta di traduzioni letterali e non di un’espressione nata spontaneamente).

Esempi

Qualche esempio recente: questo è un progetto che è qui per restare, i libri hanno una propria persistenza nel tempo, sono qui per rimanere; la neutralità della rete è qui per restare, Il trend di crescita è qui per rimanere, Spotify è qui per restare.

Non mi sembrano particolarmente efficaci, ma sono prevenuta. E ho avuto un piccolo sussulto mentre ascoltavo un dibattito su inglese e italiano, quando uno degli ospiti è stato interpellato sul futuro linguistico dell’Italia e dell’Europa e ha iniziato la sua risposta con sicuramente l’inglese è qui per restare per qualche centinaio di anni.

Cosa ne pensate, devo rassegnarmi? Ci sono calchi che vi infastidiscono?

Vedi anche: Idiosincrasie per le parole e [nuovo] Dove’è out there? Non sempre è là fuori

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13 commenti a ““qui per rimanere” ormai è “qui per restare””

  1. 26 maggio 2015 12:14

    Francesco:

    Avrei un lungo elenco di calchi che mi danno fastidio e provocano in me sintomi di misofonia moderata e/o violenta! Citerò qui solo due casi:
    – grazie per non
    Forse se ne era già parlato qui, ma nel calco italiano già brutto dell’inglese “thank you for not -ing” viene fra l’altro aggiunto il concetto di azione futura (grazie per non fumare = vi preghiamo di non fumare, non fumate), mentre in inglese (correggetemi se sbaglio) il riferimento riguarda un’azione presente o passata (thank you for not smoking = vi ringrazio perché non state fumando/non avete fumato)
    – è disgustoso
    Tra il calco e il doppiaggese, spesso nei film sento questa traduzione letterale dell’inglese “That’s disgusting!”, quando in italiano sarebbe naturale dire “Che schifo!”.
    Scusate, mi ritornano quei sintomi….

  2. 26 maggio 2015 12:33

    Mauro:

    Dato che in italiano le possibilità per renderlo senza usare calchi sono varie, tu come lo tradurresti?

  3. 26 maggio 2015 13:23

    Massimo:

    Ciao.
    A me, da buon elettrotecnico, dà parecchio fastidio “voltaggio” (da “voltage”) al posto del più corretto tensione!

    Un saluto da uno che legge sempre e commenta pochissimo

  4. 26 maggio 2015 14:13

    Licia:

    @Francesco, grazie per non, che però ormai è accettato in italiano, è anche un calco “culturale”, infatti in inglese (e tedesco) si usano forme di cortesia anche sui cartelli o per i divieti, in italiano invece no: qualche dettaglio in Lingue, funzione fatica e cortesia.

    Su disgusting, è interessante notare che ha tre sillabe come che schifo, mentre è disgustoso ne ha cinque, quindi forse verrebbe anche meglio il labiale?

    @Mauro, prima ancora che alla traduzione penserei a cosa si direbbe in contesti simili in italiano senza essere influenzati dall’inglese, ad es. userei è destinato nel senso di “avviato a un dato esito” (destinato ad affermarsi, a imporsi, a diventare lo standard…), oppure espressioni come durerà a lungo, non ce ne libereremo facilmente, dovremo abituarci a, è già entrato nelle nostre vite, sarà presto la norma ecc.

    @Massimo, c’è almeno un altro lettore del blog che potrebbe dire “mi hai tolto le parole di bocca” ;-).

  5. 26 maggio 2015 18:13

    Massimo S.:

    Esempi di ‘traduttese’ alla rovescia (traduzioni accettabili deformate per ricalcare alla lettera locuzioni inglesi) tratti da ‘La vita agra’(1962) di Luciano Bianciardi.
    (Il protagonista del libro, intellettuale di provincia e alter ego dell’autore, giunge a Milano dove a un certo punto, per sbarcare il lunario, si dedica alle traduzioni dall’inglese. La prima esperienza, peraltro , è ‘disastrosa’ e così viene rimproverato dalla materna ma saccente redattrice di una casa editrice (forse vedova, incapace lei, in realtà, di buone traduzioni…) che gli aveva affidato una traduzione di prova …

    Mi raccomandò di consultare spesso il dizionario, di badare ai frequenti tranelli linguistici perché in inglese eventually per esempio significa finalmente, di aver sempre sott’occhio un buon vocabolario italiano, Palazzi, Panzini eccetera (…)
    Il sabato le venti cartelline del saggio erano pronte, così le portai alla signora vedova. Fu egualmente ferma e materna, quando mi convocò per dirmi che il mio saggio di traduzione non era stato troppo soddisfacente. « Benedetto figliolo » mi disse. « Ma perché non ha seguito i miei consigli? Le avevo detto, no?, fedeltà al testo. E guardi qua. Dove siamo, dunque? » Sfogliava le mie cartelle tutte corrette a lapis. «Sì, quel punto dove il capitano invita i suoi uomini all’assalto della trincea nemica. Le sue parole… Sì, ecco. Lei mi traduce: Sotto ragazzi, eccetera. Ora guardi il testo inglese. (…) Il testo dice: Come on boys. Capisce? Lei mi ha invertito il significato. Come on boys vuol dire venite su ragazzi, e così bisogna tradurre. Lei mi mette l’opposto, cioè non su, ma sotto. E ancora, più avanti, dove descrive l’alzabandiera a bordo. Lei ha tradotto, mi pare, i marinai si scoprirono, sì, si scoprirono, ha tradotto lei, mentre il testo inglese diceva: The crew raised their hats. Vede l’inglese come è preciso? La ciurma alzò i loro cappelli. Alzò, capisce, come a salutare la bandiera sul pennone.» E con la mano fece anche lei il gesto di chi alza un cappello. Mi provai a dire qualcosa, ma lei m’interruppe «Lo so, il risultato è lo stesso, quando uno alza il suo cappello si scopre, ma allora bisognerebbe precisare che scoperto rimane il suo capo. Dire, non so, che i marinai scoprirono i loro capi, oppure le loro teste, ma così risulterebbe un po’… come dire?… un po’ faticoso. » Sorrise. « Io lo dico sempre ai traduttori: non cercate di inventare. Siate sempre dietro al testo, che oltretutto è più facile. La ciurma alzò i loro cappelli, dunque. Lei, poi, vede, tende a saltare, a omettere parolette, che invece vanno lasciate, perché hanno la loro importanza. Più avanti, per esempio, lei mi traduce: Gli strinse la mano. Ebbene, l’inglese è più preciso, e dice infatti : He shook his hand, cioè egli strinse, ma più precisamente scosse, la sua mano, o se vuole, meglio ancora, egli scosse la mano di lui.» Continuava a sfogliare le mie cartelle. «Le faccio solo degli esempi di correzione, vede? Ci sarebbe ben altro da aggiungere » (…)«Be’, ha visto, no? Vuole un consiglio? Si faccia prima le ossa con qualche editore minore, poi ritorni fra qualche mese, un anno. E si ricordi i miei consigli. » Quella notte non chiusi occhio e forse anche piansi. (…)

  6. 26 maggio 2015 19:11

    Smila Blomma:

    a me pare che “destinato ad affermarsi” sia solo una versione un po’ più aulica di “è qui per restare”. alla fine il senso è quello, no? non mi pare tanto sbagliato, solo un po’ più approssimativo.

  7. 26 maggio 2015 21:34

    Licia:

    @Massimo, grazie per il contributo. In un vecchio post, Come on, boys!, c’è la versione cinematografica: una scena cult per i traduttori. 🙂

    @Smila Blomma peccato che in italiano non esista un’espressione equivalente a pet hate perché descriverebbe bene l’effetto che mi fa è qui per restare. Io però ci vedo il calco, mentre chi l’ha sempre sentito dire probabilmente non ci trova nulla di strano. 😉

  8. 27 maggio 2015 10:44

    Daniele A. Gewurz:

    @Smila Blomma: Non è che “destinato ad affermarsi” è aulico, mentre “qui per restare” è meno aulico. È che il primo è normale italiano, mentre il secondo è una roba creata da qualcuno traducendo parola per parola anziché trovare un’espressione italiana corrispondente. È come se per chiederti quanti anni hai ti chiedessi “come vecchio sei tu?”

    Poi, se a te suona bene dire e sentire “è qui per restare”, non te lo impedirà nessuno.

  9. 27 maggio 2015 17:14

    Massimo S.:

    @Licia
    @SmilaBlomma
    @Daniele A. Gewurz

    Chiedo scusa per l’involontaria ‘duplicazione’ riguardante la citazione di Bianciardi, autore già citato sul blog sia nella versione cinematografica di Lizzani, e sia nella parte di testo, pure riportato nel blog, relativa alla ‘correzione’ della traduzione dello sbarco di Patton, testo omesso nella mia citazione.

    Con riguardo al fastidioso calco italiano della tipica espressione inglese che qui si discute e che in italiano può efficacemente rendersi altrimenti, dico che in alcuni contesti particolarmente enfatici il calco potrebbe, nonostante tutto, risultare accettabile o addirittura più efficace e non apparire artificioso, neppure a orecchie allenate e sensibili….

    Ad esempio, in un tipico film western d’altri tempi che raccontasse, in inglese, di un villaggio di pionieri americani dell’Ottocento, stabilitisi in un territorio dell’Ovest fino ad allora occupato dai nativi (cd. indiani), e perciò stretto d’assedio dagli indiani stessi, ben potrebbe il capo della comunità di pionieri rivolgersi alla popolazione, prima dell’assalto finale, con parole d’incoraggiamento contenenti l’espressione di cui si discute ‘here to stay’ riferita alla comunità di pionieri, e che pure potrebbe essere tradotta oltre che : la nostra comunità sopravviverà! durerà (a lungo)! è destinata ad affermarsi! anche nel modo seguente: la nostra comunità è (venuta) qui per restarci! Magari ipotizzandosi che il discorso continui enfaticamente : Non ci faremo ricacciare da dove siamo venuti! Resistiamo, dunque, e combattiamo, per le nostre famiglie, per il nostro avvenire, per questa terra che così duramente abbiamo lavorato ed è divenuta nostra!

    Chi ha padronanza dell’inglese avvertirebbe subito il calco e potrebbe dissentire … Chi conosce solo l’italiano, ben potrebbe considerare l’espressione incriminata accettabile e coerente col senso del contesto particolare in cui viene usata, pur magari condannando l’enfasi retorica del discorso che trascura del tutto i diritti dei nativi.

  10. 27 maggio 2015 19:01

    Licia:

    @Massimo, mi sembra però che stiamo discutendo due usi diversi di here to stay, io una locuzione (uso figurato, soggetto solo terza persona, singolare o plurale) e tu una descrizione (uso letterale del verbo stay). Credo la differenza si noti anche da un dettaglio: se il capo dei pionieri parlasse italiano, direbbe “siamo qui per rimanerCI” perché qui indica un luogo preciso e concreto.

  11. 28 maggio 2015 06:15

    Massimo S.:

    Mi taccio… e ascolto in silenzio una canzone di ieri… che dura ancora oggi…
    https://www.youtube.com/watch?v=ritHAj_gjz4

  12. 29 maggio 2015 03:17

    fafner:

    Aggiungo “dannato” o “fottuto” in posizione attributiva. Si dice anche in italiano, ma non tanto spesso quanto nelle traduzioni. Nell’ultima Fallaci dannato è sentito chiaramente come calco.

  13. 29 maggio 2015 12:04

    Daniela:

    Ah, i calchi!
    Tra i miei preferiti: “severamente”, “informazioni classificate” e “giù in città” (per downtown).