Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

A Lodi si parla itanglese!

locandina filastorie Lodi

L’itanglese raggiunge nuovi livelli in questa locandina di un progetto promosso dalla Provincia di Lodi.

I linguisti Adamo e Dalla Valle dividono i forestierismi in insostituibili, utili e superflui (dettagli in L’invasione degli anglicismi).

Come classifichereste evening party, storytelling, videomaking, touroperating [sic], &, DJ set, by, freebuffet [sic], free drink [sic], corner e lab club?
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Ho visto la locandina in un tweet per Lingua madre lingua inglese, la puntata di La lingua batte dedicata al rapporto tra italiano e inglese. L’ho ascoltata in podcast, molto interessante. 
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3 commenti a “A Lodi si parla itanglese!”

  1. 25 maggio 2015 09:43

    marco rossi:

    Discombobulanti?

  2. 25 maggio 2015 09:53

    Licia:

    @Marco 😀

    …che in italiano fa questo effetto:

    Dal post Dictionary humour

    (anche se, al contrario degli esempi di Blackadder, in inglese americano il verbo discombobulate esiste: equivale a sconcertare, scombussolare)


    Aggiungo un paio di tweet sulla locandina:

  3. 26 maggio 2015 10:24

    Massimo S.:

    Sembra quasi che il volantino sia uno ‘scherzo’ linguistico…

    E l’effetto ‘caricaturale’ che ne deriva m’induce a sorridere più che ad arrabbiarmi per lo strazio delle due lingue che pur ne deriva.

    Invece mi fa diventare ‘verde’ 😉 l’assurdo utilizzo di workshop al posto di laboratorio, seminario, serie d’incontri, corso di specializzazione (alcuni dei significati riportati da Dizionario Inglese Italiano di Repubblica, Dizionario di Italiano Garzanti edizione Repubblica, Gabrielli Dizionario della lingua italiana Ediz. 1993)di cui però il volantino incriminato, come è stato notato, è esente.

    Mi chiedo e vi chiedo: quali contenuti ‘aggiuntivi’ intende veicolare, in un testo italiano, l’utilizzo di workshop al posto di laboratorio, convegno e quant’altro?

    Il forestierismo pone, tra l’altro, una serie di problemi accessori che finiscono col complicare il parlare e lo scrivere: la corretta pronuncia (e la disputa se il forestierismo vada pronunciato come nella lingua di origine oppure nella forma, di solito alterata, che finisce per prevalere nell’uso quotidiano della lingua di approdo), la corretta scrittura, la corretta articolazione, che è figlia della corretta pronuncia…[“ciao, Roberto, è arrivato l’ (il) whisky che ti avevo ordinato?”(whisky, ovviamente, è un caso a sé quale nome di una tipica acquavite di cereali diffusa nei paesi anglosassoni) “Luigi, chiama l’idraulico, s’è rotto l'(il) water-closet!” oppure “In che cosa consisteva l'(il) ‘workshop’ di Licia del 2011 al Parlamento Europeo? ]” e così via…

    Studiare e divulgare le lingue è cosa buona e giusta, ma non opporsi a forestierismi evitabili e rinunciare a concettualizzare con parole italiane significati veicolati da termini di altre lingue significa condannare all’impoverimento irreversibile la nostra lingua…

    Mi piace citare l’aneddoto raccontato dal professor Claudio Giovanardi circa la scritta Control room apparsa alla fine del 2000 sulla porta della stanza degli uscieri della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università Roma Tre; e la conseguente decisa protesta dei linguisti di quella facoltà per cui dopo qualche giorno la scritta fu sostituita col termine italiano Portineria.

    Un fulgido esempio di resistenza attiva linguistica…

    Lo stesso Giovanardi, peraltro, racconta sconsolato che la medesima protesta non riuscì, invece, nel resto dell’Università, cosicché Control room continuò a campeggiare, ad esempio, sull’edificio del Rettorato.

    Nel mio piccolo, vi racconto di aver segnalato ad uno dei responsabili del progetto l’incongruenza, diversi anni fa, di chiamare “I Giannoniani News” la rivista degli ex alunni del Liceo classico della mia città, intitolato a Pietro Giannone, di cui io pure sono stato allievo, cioè di una scuola che nell’insegnamento delle lingue classiche e dell’italiano ha uno dei tratti caratteristici.
    Il n.0 della rivista portava proprio quel titolo, ma ignoro se abbia avuto effettiva diffusione. Comunque, dopo la segnalazione e l’interessamento del detto responsabile, sensibile professore di filosofia, pur preoccupato di veicolare contenuti e insegnamenti in forme e modi suscettibili di attrarre le nuove generazioni, il giornale venne chiamato “I Giannoniani” e basta…

    Insomma, quanto più cominceranno a mancarci parole italiane per significare idee, cose, progetti, o ci verrà a mancare la consapevolezza dell’esistenza di parole italiane per indicarli, tanto più saremo concettualmente poveri noi come italiani e come persone.