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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Migranti, emigrati e immigrati

Nel Portale Treccani si può leggere un bell’approfondimento sulla differenza tra emigrante, migrante e immigrato. Osserva che “migrante tende a sostituire progressivamente negli usi immigrato, anche se, nell’uso comune, coonestato dai media, migrante viene identificato soltanto con la persona più disperata”, e cioè quella in continuo spostamento da un paese all’altro alla ricerca, spesso vana, di una sistemazione stabile.

Un confronto diacronico delle frequenze d’uso nel corpus di libri di Google Books mostra un deciso aumento del sostantivo migrante negli ultimi decenni (dati fino al 2008):

frequenze relative di immigrati, migranti, immigranti ed emigranti nel corpus italiano di Google Books

Migranti irregolari è la collocazione sostantivo+aggettivo più frequente.

Migrante: parola e termine

Ieri intanto è stato pubblicato il rapporto Istat su “migrazioni internazionali e interne della popolazione residente” per il 2013 e ho notato che alcuni media hanno dato la notizia usando la parola migranti, altri invece immigrati.

Probabilmente chi ha titolato “Quanti nuovi migranti sono arrivati in Italia?” non ha prestato attenzione alla terminologia del rapporto Istat. Si può infatti rilevare che in questo contesto, come in altri contesti istituzionali, migrante è iperonimo di emigrato e di immigrato (e sono iperonimi anche migrazione e migrare). È un esempio di differenza tra parole e termini: l’uso nel linguaggio comune di migrante, con le connotazioni descritte dall’approfondimento citato, non coincide con quello del termine migrante in un ambito specialistico.

Nel Glossario sull’asilo e la migrazione dell’UE, migrante è “persona che lascia il proprio paese o regione per stabilirsi in un altro” e può riguardare “qualsiasi tipo di spostamento qualunque sia la sua durata, composizione e causa”. Sono quindi migranti non solo rifugiati, sfollati e migranti irregolari ma anche manager, dirigenti e professionisti che si spostano per motivi di lavoro (“migranti altamente qualificati”).

grafico con il sistema concettuale di “migrante” ricavato dal glossario dell’EMN

Il termine migrante ha invece un significato meno ampio per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, nel cui uso rifugiato non è un tipo di migrante, come per l’Unione europea, ma un concetto coordinato: dettagli in Le differenze tra rifugiati e migranti.

È quindi difficile dare una risposta a chi cerca di capire la distinzione tra migrante, immigrante e immigrato: sono parole (e termini) che possono avere accezioni e connotazioni diverse a seconda del loro contesto d’uso.


Aggiornamento aprile 2015 – Anche in inglese si discute di differenze lessicali, ad es. There’s A Sad Reason ‘Migrants,’ Not ‘Immigrants,’ Is The Word Being Used osserva che l’uso nei media e in ambiti specialistici (parole ≠ termini) non coincide e fa riferimento a Key Migration Terms, glossario della International Organization for Migration, che ribadisce che a livello internazionale non esiste una definizione condivisa del concetto di migrante.

Aggiornamento giugno 2015 – Nel dibattito politico la parola migrante ha già molte connotazioni: qualche dettaglio in Il gerundio che non era un participio (a proposito di un’affermazione “lessicale” di Matteo Salvini).

Vedi anche:
Terminologia per la Giornata mondiale del rifugiato (glossario multilingue UE) 
Refugee e rifugiato: il lessico della migrazione (diverse connotazioni in inglese e italiano)
Migrazione: reinsediamento e ricollocazione (concetti su cui c’è molta confusione)


Il verbo migrare, intransitivo, nell’uso informatico è diventato transitivo come in inglese, ad es. migrare un server / un database / dati. È un esempio di calco sintattico.

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4 commenti a “Migranti, emigrati e immigrati”

  1. 10 dicembre 2014 22:27

    Mauro:

    Mah, sono cinque parole (prendo tutte quelle citate nel grafico) che hanno cinque significati diversi e ben precisi (anche se apparentemente simili).
    La confusione tra i termini (e il successo del termine “migrante”) dimostra solo due cose:
    1) quanto il giornalismo stia perdendo in conoscenze linguistiche e in cultura in genere;
    2) quanto il politicamente corretto stia impoverendo e imbarbarendo le lingue.
    Saluti,
    Mauro.

  2. 11 dicembre 2014 13:36

    Licia:

    @Mauro, secondo me l’aspetto più interessante del grafico è il diverso rilievo che hanno le singole parole in diversi periodi storici (cfr. culturomics), specialmente il picco di emigranti all’inizio del secolo. Ho trovato molto efficace l’analisi di migrante del Portale Treccani, e credo che fra qualche anno le motivazioni che prevalgono nel maggior uso della parola saranno più evidenti.

  3. 12 dicembre 2014 18:05

    Mauro:

    Probabilmente hai ragione… ma l’evoluzione linguistica in questo caso continua a non piacermi, continuo a ritenerla un’involuzione. Posso? 🙂

  4. 28 aprile 2015 15:38

    Filip:

    D’accordo con Mauro, l’evoluzione linguistica sta confusionando tutta la letteratura iitaliana, provando a scrivere un libro mi sono reso conto di quanta difficoltà si faccia a scegliere termini simili tra loro, sono arrivato quindi alla conclusione che la lingua italiana sia ormai piena di errori che la rendono difficilmente imparabile…