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Hacking e hackeraggio

Nei titoli sull’appropriazione indebita delle foto private di alcune attrici americane appare spesso il prestito integrato hackeraggio, preferito a quello non integrato hacking. L’uso di entrambi è attestato da parecchi anni nell’uso non specialistico italiano con il significato di “attività esercitata dagli hacker” ma non mi pare che le due parole si equivalgano.

confronto tra hacking e hackeraggio in Google Ngram ViewerMi sembra che in hackeraggio prevalgano le connotazioni negative di hacker come pirata informatico (chi viola un sistema informatico per danneggiarlo o per acquisire dati riservati), mentre hacking può avere un significato più ampio e includere motivazioni “etiche” (cfr. hacktivism) o implicare particolari abilità informatiche (significato originale di hacker), ad es. per testare la sicurezza di un sistema. Anche il registro e il contesto d’uso non sono gli stessi: hackeraggio è più colloquiale e viene usato soprattutto in ambito giornalistico.

Derivati nominali con suffissi –aggio e –zione

Il suffisso –aggio si adopera, su modello originale francese, per derivati nominali che indicano operazioni tecniche (ad es. settaggio, monitoraggio, fotomontaggio, mixaggio) ma mi pare che in ambito informatico non sia più molto produttivo: per esprimere l’effetto o il risultato di un’operazione si preferiscono i derivati nominali deverbali formati con il suffisso –zione (ad es. deframmentazione, formattazione, masterizzazione) e in caso di prestiti si tende a privilegiare la forma sostantivata inglese anche se si dispone di una base verbale integrata, ad es. test / testare → testing e tag / taggare → tagging anziché *testaggio o *taggaggio.

Un altro derivato da prestito con suffisso –aggio in cui prevalgono le connotazioni negative è killeraggio nel senso di linciaggio morale o politico. Ve ne vengono in mente altri?
.

Vedi anche: Da hack, hacking, hacked… a lifehack (link aggiunto) per altri significati di hack in inglese, e Radiografia delle parole per la rilevanza delle analisi diacroniche nel lavoro terminologico.

Nei commenti ulteriori dettagli, tra cui uso nel lessico comune e in quello specialistico di hacker, cracker e pirata informatico.

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8 commenti a “Hacking e hackeraggio”

  1. 3 settembre 2014 09:22

    Mauro:

    Veramente è hacker/hacking nel globale (con tutti i loro derivati) a essere sbagliato.
    Chi entra in un sistema informatico con intenti malevoli è un “cracker”, non un “hacker”.
    Saluti,
    Mauro.

  2. 3 settembre 2014 10:27

    Licia:

    @Mauro, temo però che nell’uso comune per hacker prevalga la connotazione negativa, nonostante i tentativi dei “veri” hacker di cambiare la percezione della parola. Ma, come ben sappiamo, sulla lingua è molto difficile intervenire “a tavolino” (vedi Ricambio lessicale 🙂 ) e alcuni slittamenti di significato sono inevitabili. Credo che al di fuori di alcuni ambiti, o in mancanza di familiarità con l’argomento, non siano in molti a conoscere il significato di cracker (nel lessico comune è più diffuso pirata informatico). In ogni caso il post non è su hacker ma sulle diverse sfumature di significato di hackeraggio e hacking, riassumibili in:
    cracker / pirata informatico hackeraggio
    hacker
    (accezione “tecnica”) hacking

  3. 3 settembre 2014 12:59

    Marco:

    Anch’io rimango sempre molto deluso/amareggiato quando vedo ovunque hacker/hacking usato al posto di cracker, proprio perché trovo che la figura dei veri hacker sia fondamentale per la libertà della Rete e delle tecnologie.

    A proposito, chi volesse vedere il documentario “The Internet’s Own Boy” sull’hacker Aaron Swartz lo può fare legalmente da qui:
    https://archive.org/details/TheInternetsOwnBoyTheStoryOfAaronSwartz

  4. 3 settembre 2014 14:16

    Licia:

    @Marco, grazie per il riferimento.

    Aggiungo un ricordo del periodo in cui lavoravo in Microsoft perché penso possa interessare anche a @Mauro. Per l’italiano, a differenza di altre lingue, era molto raro che gli utenti ci contattassero perché non condividevano scelte terminologiche (lo facevano invece sul correttore ortografico o per questioni stilistiche) e uno dei pochissimi casi in cui l’avevano fatto riguardava proprio la parola hacker usata in testi inglesi in contesti di attacchi informatici e riproposta in quelli italiani come hacker. Ora non ricordo il nome del gruppo di hacker impegnato in questo tipo di comunicazione, ma so che erano stati molto attivi anche con i media e le redazioni dei dizionari, e mi pare che nominassero il Devoto Oli come esempio positivo:

    Anche noi avevamo accolto la loro richiesta e inserito hacker nel database terminologico nell’accezione allora prevalente in inglese, concordando di usare pirata informatico, anziché cracker, perché appariva in testi molto descrittivi destinati a utenti generici (poco probabile che conoscessero il significato di cracker); avevamo anche aggiunto una nota d’uso che spiegava ai traduttori perché hacker andava evitato.

    A proposito delle connotazioni di hacking e hackeraggio nel lessico comune italiano, può essere interessante confrontare il numero di occorrenze (preponendo articolo o preposizione per escludere testi in inglese anche se si specifica la lingua) sia facendo una ricerca generica che più specifica nel corpus di libri di Google con Ngram Viewer, quindi testi più controllati. Si può notare che nei libri (il grafico che ho usato nel post) prevale hacking, in particolare nei testi tecnici, anche se va detto che molti sono tradotti, mentre hackeraggio viene usato soprattutto in romanzi e testi non specialistici.

  5. 3 settembre 2014 16:32

    Mauro:

    @ Licia
    Capisco il tuo punto di vista (mi riferisco alla tua prima risposta), però credo che in ambito tecnico la mancanza di precisione possa portare effetti deleteri (e mi riferisco intendo come “ambito tecnico” anche l’uso di termini tecnici in testi generalisti).
    Saluti,
    Mauro.

  6. 3 settembre 2014 16:35

    Luigi Muzii:

    Ma come, tutti a saccheggiare Wikipedia, anche (e magari soprattutto) nelle cose incerte o errate, e non per “hacker”?
    “Una persona che si impegna nell’affrontare sfide intellettuali per aggirare o superare creativamente le limitazioni che le vengono imposte, non limitatamente ai suoi ambiti d’interesse (che di solito comprendono l’informatica o l’ingegneria elettronica), ma in tutti gli aspetti della vita”. http://it.wikipedia.org/wiki/Hacker
    La pigrizia è una cattiva consigliera, più dell’impreparazione e colpisce tutti, compresi gli accademici.
    Qualche esempio? Da “juvenes translatores” alle citazioni errate di Darwin riportate anche sugli ingressi delle università e da prestigiose enciclopedie, ai più banali “deus ex machina” e “non ragioniam di lor…” regolarmente usati erroneamente.

  7. 3 settembre 2014 19:24

    FM:

    Pare che qui qualcuno abbia fatto indigestione di citrullus vulgaris…
    http://www.gest.unipd.it/~jake/lupoalberto_anguria_a_fette.jpg

  8. 4 settembre 2014 15:31

    Licia:

    @Mauro, se però lasciamo da parte l’etimologia e il significato originale di hacker, va detto che in italiano hackeraggio non è minimamente ambiguo: ha un unico significato, con accezioni negative.

    @FM 🙂