Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Subtweet → frecciate 2.0

Ieri i media hanno dato risalto a questo subtweet:

Subtweet è un neologismo inglese che descrive un tweet che fa riferimento a un altro utente di Twitter senza però menzionarlo (o chiocciolarlo), e cioè senza includere il suo identificativo / nome utente (in inglese handle o username): nell’esempio Grillo anziché l’identificativo @beppe_grillo. In questo modo la persona oggetto del commento non riceve la notifica che c’è un tweet che la riguarda.

Nell’accezione più diffusa un subtweet è un tweet volutamente senza menzione perché offensivo, sarcastico, ironico o comunque non lusinghiero: su Twitter equivale a sparlare di qualcuno o lanciargli una frecciata alle spalle (o, nuova accezione, trollarlo).

C’è però chi dà un’interpretazione più restrittiva e include solo i tweet in cui il riferimento non è esplicito (ad es. Dice che è un colpo di stato, senza fare nomi). È un’accezione congruente con l’origine della parola, una contrazione di subliminal tweet. 

Altri invece allargano il significato a qualsiasi tweet che cita qualcuno senza menzionarlo (ad es. un apprezzamento su una persona famosa, o un riferimento a qualcuno di cui si ignora l’identificativo).

Difficile ipotizzare quale accezione prevarrà perché la terminologia dei social media è in continua evoluzione, basti pensare a selfie e hashtag. Si può invece notare che per il momento subtweet non sembra aver suscitato molto interesse tra gli italiani.
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Vedi anche: A proposito di Twitter (raccolta di neologismi); in inglese The 2013 Twitter Glossary: Tabs, Hatereads, Doge, and More descrive i neologismi più recenti, tra cui subtweet.

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2 commenti a “Subtweet → frecciate 2.0”

  1. 7 agosto 2014 11:32

    Emanuele:

    OT: ma non ci sarebbe anche da osservare l’uso improprio dei due punti del nostro presidente del consiglio (penso ci volesse una virgola dopo “Caro Beppe”)? È un errore che vedo frequentemente. Se lui dà il cattivo esempio, cosa possiamo sperare per il futuro della nostra lingua?

  2. 7 agosto 2014 12:05

    Licia:

    @Emanuele, i due punti dopo Caro Beppe appaiono insoliti, ma non lo considererei un errore. Nel primo esempio (Riforme: dice Grillo che il nostro è un colpo di stato.) è stata usata una convenzione tipica dei titoli di giornale, dove i due punti vengono usati per collegare l’argomento generale con i dettagli, e immagino che questo uso abbia influenzato quello successivo.

    Le mie perplessità riguardano invece l’abuso di itanglese, ad es. Jobs Act, e l’uso approssimativo delle parole, come spending abbreviazione di spending review, descritto in un aggiornamento a L’evoluzione di spending review.