Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Google Gesture, segni, lingue e linguaggi

Nei giorni scorsi ho visto la notizia che alcuni studenti di un’università di Stoccolma starebbero sviluppando Google Gesture, un’app che traduce la lingua dei segni svedese grazie a dei dispositivi indossabili sugli avambracci che rilevano i movimenti che compongono i gesti e consentono di interpretarli e convertirli in inglese parlato (non viene invece spiegato come vengano acquisite le espressioni del volto, altrettanto importanti).

In realtà non si tratta di una vera app ma di un’idea premiata a un concorso, in ogni caso chi ha ripreso la notizia in italiano, ad es. qui, qui, qui e qui, l’ha tradotta dall’inglese senza riuscire a evitare un errore già descritto in Language: lingua e linguaggio e relativi commenti: sign language è diventato linguaggio dei segni anziché lingua dei segni.

Swedish Sign Language (SWL) ► English SpeechInoltre, non è stato specificato che la presunta app ha come lingua di partenza la lingua dei segni svedese, e quindi chi legge può avere l’impressione, errata, che esista un’unica, internazionale e generica lingua dei segni anziché lingue dei segni diverse in paesi diversi, ciascuna con lessico, sintassi, semantica e pragmatica propri (ad esempio, i sordi inglesi e americani non si capiscono perché non usano la stessa lingua).

Altri dettagli in Language: lingua e linguaggio

Tag:

Non sono consentiti commenti o ping.

6 commenti a “Google Gesture, segni, lingue e linguaggi”

  1. 26 giugno 2014 10:15

    Mauro:

    Ma tu credi veramente che i giornalisti conoscano la differenza tra lingua e linguaggio? 🙁

  2. 26 giugno 2014 10:40

    Licia:

    @Mauro, e non è neppure una questione di conoscenza dell’inglese, ma dell’italiano!

  3. 29 giugno 2014 20:27

    Rose:

    Mi sono interessata della lingua dei segni, anni fa, dopo aver letto “Vedere voci” di Oliver Sacks. Sembra che le varie lingue dei segni ‘nazionali’ abbiano non poco in comune e non sia così difficile per i sordi capirsi, tutto sommato, anche se vengono da paesi diversi. A parte quando ‘compitano’ le parole. Forse perchè sono forme di linguaggio essenziale, che va al sodo, per così dire. Almeno, questo è quello che ricordo.

  4. 1 luglio 2014 18:35

    Licia:

    @Rose, è un argomento davvero molto interessante. Da una trasmissione che avevo visto tempo fa in inglese ricordavo che c’erano diverse famiglie linguistiche e anche nelle lingue dei segni c’è mutua intellegibilità ma in combinazioni di lingue non assimilabili a quelle delle lingue parlate. Ho dato un’occhiata a Wikipedia, dove ci sono molti dettagli e una carta che riassume la distribuzione geografica delle varie famiglie: si vede ad es. che la lingua dei segni americana è più simile a quella ungherese (entrambe derivano da quella francese) di quanto non lo sia a quella britannica. .

  5. 3 luglio 2014 15:13

    luca bianchi:

    i sordi segnanti di diverse nazionalità si capiscono di più rispetto a gli udenti (di diversa nazionalità) semplicemente perchè le lingue dei segni hanno alcuni segni con un certo grado di iconicità. Componente quasi totalmente scomparsa a favore dell’arbitrarietà del significante nelle lingue fonetico verbali.

  6. 3 luglio 2014 16:34

    Licia:

    @Luca, grazie per la spiegazione. Qualche mese fa a una conferenza a Milano ho visto per la prima volta due interpreti di lingua dei segni “dal vivo” e li ho guardati con molta attenzione. In effetti c’erano dei segni che ero riuscita ad associare al concetto che rappresentavano e poi a riconoscere quando erano stati usati di nuovo proprio perché iconici. In particolare, mi ero molto divertita quando avevo capito come si segnava “Berlusconi” e dopo la conferenza avevo chiacchierato con un’interprete, che mi aveva dato informazioni molto interessanti sulla lingua dei segni italiana, ad esempio mi aveva spiegato come si rappresentano i nomi propri e aveva confermato che Berlusconi è “B pelato“.