Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Il variopinto mondo degli #hashtag

alcuni esempi di hashflag

Gli hashflag dei mondiali

Mi piace la parola hashflag, che in Twitter identifica gli hashtag che fanno apparire una bandierina colorata (flag) nei tweet se si digita #XYZ, dove XYZ è un codice associato a ciascun paese che partecipa ai mondiali di calcio.

Cos’è un hashtag? Dipende!

Notate qualcosa di insolito nella descrizione di hashflag nel blog di Twitter?

Gli hashflags sono un modo facile e divertente per dare colore ai tuoi Tweet. […] È sufficiente mettere un hasthtag davanti alla sigla di tre lettere che identifica un Paese (ad esempio #ITA), e la sua bandiera apparirà automaticamente nel Tweet.”    [testo originale inglese qui]

Per Twitter, un hashtag  non è la parola preceduta da # ma il cancelletto (#), un uso che non è congruente con quello più diffuso e con cui la parola è entrata anche nel lessico italiano. Dettagli in #hashtag, parola e simbolo.

Definizioni e tendenze

Due strumenti che trovo interessanti sono #tagdef, un sito che raccoglie definizioni di hashtag in varie lingue (potete verificare, ad esempio, che #t9y equivale a #terminology), e Hashtagify.me, che mostra tendenze d’uso, tra cui hashtag correlati visualizzati in diagrammi dinamici.

#Plurihashtag, un metahashtag

Ho citato più volte gli esperimenti linguistici di Scritture Brevi, con i suoi hashtag molto creativi. Uno dei miei preferiti è #plurihashtag, che registra hashtag diversi riferiti allo stesso evento: ad esempio, per i mondiali ci sono già #Brasil2014, Brazil2014, #Brasile2014, #WorldCup, #WC2014, #CoppaDelMondo, #siamoazzurri e #vivoazzurro.

#Plurihashtag può essere descritto come metahashtag: un hashtag che descrive hashtag.

Refusi

L’anglicismo hashtag risulta ostico a parecchi italiani perché è una parola poco trasparente (quanti conoscono il significato di hash?) e non congruente con le convenzioni dell’ortografia italiana: sono molto diffusi i refusi *hastag e *ashtag, anche nei media.
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Vedi anche:

 #hashtag, parola e simbolo (origine, uso comune e terminologia ufficiale)
  Nuova “punteggiatura vocale”: hashtag (in inglese, un insolito uso colloquiale)
  Neologismi: bashtag, cashtag e flashtag (in apparenza simili, significati molto diversi)
  Le nuove collocazioni di hashtag (nuove metafore e usi figurati)

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4 commenti a “Il variopinto mondo degli #hashtag”

  1. 12 giugno 2014 10:38

    Tatiana:

    Ciao Licia.

    Sono Tatiana da Hashtagify.me. Grazie per averci presentato ai tuoi lettori :) Lo apprezziamo tanto!

  2. 13 giugno 2014 20:51

    Cristina Rigutto:

    Ciao Licia,

    Trovo curiosa la svista di Twitter, mi chiedo se sia un errore clamoroso, se l’abbiano fatto di proposito, o se sia un adattamento culturale ;)

    Anche perchè a suo tempo Chris Messina aveva dichiarato di aver “ideato” l’ hashtag unendo le parole hash (#)+ tag (etichetta).

  3. 15 giugno 2014 22:34

    Cecilia:

    Ciao!

    Poco tempo fa ho fatto una riflessione simile qui: http://www.lungoibordi.it/perche-gli-hashtag-non-degli-hashtag/, magari può interessare! L’argomento delle funzioni degli hashtag è davvero interessante dal punto di vista linguistico e più che mai in continuo cambiamento, trovo che studi accademici e non sull’argomento siano quantomeno auspicabili..

  4. 23 giugno 2014 16:18

    Licia:

    grazie per i commenti, un po’ di ritardo dopo una settimana di vacanza…

    @Cristina, sono d’accordo: la traduzione italiana non tiene conto delle differenze in inglese tra terminologia ufficiale di Twitter e uso comune, che invece non esistono più in italiano (cfr. #hashtag, parola e simbolo), e quindi senza adattamento risulta errata. Probabilmente è un problema di crowdsourcing e scarsa esperienza di chi traduce.

    Intanto ho visto una vignetta di Zits della settimana scorsa che conferma che in  inglese americano coesistono entrambi i significati di hashtag:

    Mi è piaciuta perché evidenzia alcuni aspetti sociolinguistici legati al termine hashtag: variazione diastratica (in questo caso età: differenze d’uso tra genitori e figlio adolescente) e in un certo senso anche variazione diatopica (luogo in cui viene parlata una lingua: fino a qualche anno il simbolo # era chiamato hash solo nell’inglese britannico, cfr. # nomi inglesi del cancelletto #)

    @Cecilia, grazie per il riferimenti, soprattutto all’uso su Facebook che non mi è familiare. Qualche altro spunto in un post di Language Log di qualche anno fa, Hashtags’ mission creep.

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