Terminologia etc.

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Dai baci fugaci all’accessibilità carrabile

Alla stazione Alta Velocità di Bologna ho notato una novità al piano –2,  quello non ancora ultimato e che nei cartelli e nelle piante dell’edificio è identificato come KISS&RIDE.

Sono apparsi dei vistosi pannelli con un aggiornamento sullo stato dei lavori:

Pannello con la foto del nuovo accesso stradale alla stazione AV Bologna Centrale e il testo “Stiamo completando la nuova accessibilità carrabile”.

Manca qualsiasi riferimento a KISS&RIDE e invece è stata usata la denominazione accessibilità carrabile. È un tipico esempio di burocratese: nell’italiano standard accessibilità è un sostantivo astratto, “la facoltà o la possibilità di accedere a un luogo o a una risorsa”, e non indica un luogo fisico.

L’alternativa accesso stradale sarebbe stata più comprensibile perché subito ricollegabile al concetto coordinato di accesso pedonale, molto diffuso e facilmente riconoscibile. Accesso stradale è anche leggibile più agevolmente se la scritta si vede solo di sfuggita, un aspetto rilevante per i cartelli stradali.

Rimane comunque il dubbio: RFI (Rete Ferroviaria Italiana) e Trenitalia avranno deciso di rinunciare all’itanglese di KISS&RIDE e di cambiare nome al piano, oppure è solo l’ultimo dei tanti esempi di incongruenze terminologiche?

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8 commenti a “Dai baci fugaci all’accessibilità carrabile”

  1. 23 maggio 2014 10:39

    .mau.:

    io ce l’ho già con la parola “carrabile”: che vuol dire, “che può essere carrato”? Va bene usare il concetto di “carro” che è ormai fossile, ma almeno scrivere “carraio”…

  2. 23 maggio 2014 14:49

    Andrea:

    Posso segnalare che anche alla stazione Tiburtina, recentemente ristrutturata, hanno aperto 10 posti KISS&RIDE.

    Anzi “stalli” KISS&RIDE come da comunicato:
    http://www.fsnews.it/cms/v/index.jsp?vgnextoid=efdd041b5ff45410VgnVCM1000008916f90aRCRD

  3. 23 maggio 2014 17:51

    Licia:

    @Andrea, grazie per il riferimento. Mi ha colpito in particolare questa frase: “Operativo anche il kiss&ride, 10 stalli, per una sosta breve degli accompagnatori dei passeggeri in partenza o in arrivo”, che conferma che non ha molto senso ricorrere ad un anglicismo poco noto per quella che altro non è che un’area di sosta breve. Classificherei anche stallo come parola tipica del burocratese; ne avevo accennato anche in un post del 2008.

    @.mau. carraio e carrabile sono equivalenti (allotropi) ma non saprei identificare le differenze stilistiche o d’uso. Ho fatto una ricerca veloce nel sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dove si trovano entrambi, ma nel codice della strada il passo è carrabile, e ha questa definizione ”accesso ad un’area laterale idonea allo stazionamento di uno o più veicoli”. Ho anche usato Google Ngram Viewer per confrontare passo carrabile e passo carraio, ma non mi sembra si possano trarre particolari conclusioni su quale sia preferibile in base alla frequenza:

    carraio carrabile

    Più interessante dare un’occhiata alle collocazioni sostantivo+carrabile, che mostra che ora prevale passo carrabile ma negli anni ‘50 la collocazione più frequente era partita carrabile (?), poi praticamente scomparsa dall’uso, e sostantivo+carraio (e (carraia), che invece non rivela particolari sorprese.

  4. 27 maggio 2014 15:25

    .mau.:

    Partita carrabile a me fa venire in mente un insieme di beni che viene trasportato…

  5. 28 maggio 2014 10:52

    Lolli Purcaro:

    Che ne dici allora di “contabile” inteso come chi fa di conto, o “risibile”? Il suffisso -bile normalmente forma aggettivi da verbi transitivi con il significato di “che può essere p.p.V”, ma tant’è.
    Stessa fenomeno in “muratore” che non è colui che “mura” ma colui che fa il muro, o di “rocciatore”, che non è colui che “roccia”, mentre il suffisso -tore forma nomi e aggettivi da verbi con il significato di “colui che V”.
    Un’ipotesi è che siano tutti nomi/aggettivi denominali e non deverbali. Cose che succedono.

  6. 28 maggio 2014 12:53

    Licia:

    @.mau., partita potrebbe essere un arcaismo per “parte”.

    @Lolli Purcaro, però anche questo è il bello della lingua: lo slittamento di significato, che non è sempre del tutto riconducibile all’etimologia o alle “regole” di formazione delle parole.

  7. 9 giugno 2014 11:51

    LucaGras:

    Per me parlare di “stalli” in ambito ferroviario rischia di assonare all’infausto paragone coi “carri bestiame”.

    “Carraio” ha una connotazione rustica e arcaica, “carrabile” è più burocratico. Ma “passo carraio” è un’espressione idiomatica”, “passo carrabile” rischia invece di essere “interpretato”, e in ciò secondo me svela una certa ambiguità: se il passaggio è “carrabile” nel senso che “può essere attraversato da automezzi”, è altrettanto vero che per questo “non possono esservi parcheggiati automezzi”, quindi dal punto di vista dell’automobilista che legge il cartello è piuttosto “non carrabile” (= non posso metterci la macchina).
    Andrebbe anche valutata un’eventuale influenza di “car” che attenua (in “carrabile”, non tanto in “carraio”) l’arcaicità della locuzione.

  8. 9 giugno 2014 13:48

    Licia:

    @LucaGras, ho visto recentemente un filmato sui pendolari che viaggiano ammassati in piedi nei treni AV tra Milano e Torino: l’analogia con i carri bestiame diventa idonea anche per i treni più prestigiosi delle FFSS!