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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Di carciofi e altre verdure

Mille modi di… dire carciofo è un’analisi gustosa dei diversi nomi del carciofo in Italia e in altri paesi europei. Il lessico del cibo è spesso caratterizzato da regionalismi, come mostrano queste differenze nei nomi di alcune verdure in inglese americano e britannico:

Kitchen English by Sadie Penn 
Illustrazione: Sadie Penn

In italiano il tubero in alto a destra, Brassica napobrassica, dovrebbe chiamarsi navonerutabaga. Per me però sarà sempre swede perché ne ho scoperto l’esistenza in Inghilterra parecchi anni fa, mentre in Italia non l’ho ancora mai visto (peccato, perché mi piace molto). Il nome inglese fa riferimento alla provenienza (Swedish turnip, “rapa svedese”) mentre quello americano, rutabaga, deriva dalla parola svedese rotabagge (“root bag”). Una curiosità: questa verdura in passato in Irlanda era usata per fare le Jack O’Lantern di Halloween, prima che gli americani la sostituissero con le zucche.

Il coriandolo è un’erba aromatica molto apprezzata in America Latina, da dove proviene il nome cilantro, ma io la trovo disgustosa. In Cilantro Haters, It’s Not Your Fault avevo scoperto che la mia avversione è giustificata: esiste una predisposizione genetica, comune tra le popolazioni europee, che fa avvertire come molto sgradevole l’odore di alcuni composti organici (aldeidi) caratteristici del coriandolo e presenti anche nel sapone e nelle secrezioni delle cimici: non è un caso che l’etimologia di coriandolo venga fatta risalire al greco antico κόρις, cimice!

Aggiungo anche che in inglese americano scallion può identificare sia 1 scalogno che 2 cipollotto (ma anche 3 porro), mentre l’inglese britannico distingue tra 1 shallot, 2 spring onion e 3 leek.

Sempre in inglese britannico, capsicum è l’iperonimo che include sia il peperone, (sweet) pepper, che il peperoncino, chilli (pepper), ma non mi pare una parola molto usata nel lessico comune.  
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Vedi anche: Falsi amici: pepperoni & pepperoncini e, in Italia, Regionalismi a Palermo.
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17 commenti a “Di carciofi e altre verdure”

  1. 30 aprile 2014 09:23

    Mauro:

    La rutabaga non è la rapa rossa?
    Saluti,
    Mauro.

  2. 30 aprile 2014 14:20

    Licia:

    @Mauro, purtroppo le mie conoscenze italiane sono solo teoriche perché è un ortaggio davvero introvabile, comunque la polpa non è rossa ma di colore giallo intenso che vira verso l’arancione.

  3. 30 aprile 2014 14:37

    Makabe Rokurota:

    è il navet francese. Credo che sia la rapa italiana.

  4. 30 aprile 2014 14:55

    Licia:

    @Makabe Rokurota, grazie. Penso però che in italiano con rapa si intenda soprattutto Brassica rapa subsp. rapa, la cui radice ha la polpa biancastra e che in inglese si chiama turnip: stessa famiglia, gusto diverso, soprattutto se la rapa è fermentata, come nella brovada friulana (non il mio piatto preferito!).

    È comunque curioso che in italiano continuino ad essere usate varie espressioni come testa di rapa e cavare sangue da una rapa, anche se è un ortaggio ormai molto raro sulle nostre tavole…

  5. 30 aprile 2014 16:08

    Stefano:

    Da cuoco, residente in USA, e grande appassionato dello scalogno, devo dire la mia: non mi è capitato di sentirlo chiamato altro che shallot. Non ho girato i 50 stati, ma il mio campione comprende Florida, California e Massachusetts – dovrebbe essere ben distribuito. Scallion l’ho sempre sentito riferito al cipollotto, e il porro leek.

    E comunque, ODIO il coriandolo fresco (tollero bene i semi). Per me è prezzemolo all’ennesima potenza, e già detesto il prezzemolo – anche qui, chissà perché un sapore praticamente inesistente debba darmi tutto ‘sto fastidio, ma mi fa letteralmente vomitare (uso “letteralmente” a proposito, non all’americana)

  6. 30 aprile 2014 16:24

    Licia:

    @Stefano, ma dai, prezzemolo e coriandolo non sono neanche lontani parenti, se non nell’aspetto! Sul sapore inesistente del prezzemolo sono d’accordo per quello riccio, l’unico che si trovava quando vivevo in Inghilterra e poi in Irlanda, ma non per quello italiano raccolto nell’orto. Inutile chiederti se hai mai provato il pesto di prezzemolo?!? 😉
    Mi fai venire una curiosità: come il prezzemolo si dice in tutta Italia o in particolare in quella settentrionale, dove il prezzemolo non manca mai? E trovo molto efficace il nomignolo che ne deriva, dato qualche anno fa alle attricette sempre in cerca di attenzione, prezzemoline.

  7. 30 aprile 2014 17:50

    Riccardo Schiaffino:

    “Aggiungo anche che in inglese americano scallion può identificare sia 1 scalogno che 2 cipollotto (ma anche 3 porro), mentre l’inglese britannico distingue tra 1 shallot, 2 spring onion e 3 leek.”

    Qui in Colorado lo scalogno è “shallot” e il porro “leek”

  8. 30 aprile 2014 19:55

    Licia:

    @Riccardo (e @Stefano), grazie per la precisazione. Ricordavo l’esempio di scallion da una lezione su geosinonimi e geoomonimi, utile sapere che nel frattempo l’uso si è standardizzato, immagino anche per una maggiore consapevolezza per gli ingredienti grazie ai programmi di cucina. I dizionari comunque continuano a registrare le diverse accezioni, cfr. ad es. Merriam-Webster.

    Aggiornamento settembre 2014 – Una conferma all’uso americano di scallion per scalogno in in separated by a common language di Lynne Murphy, linguista americana che vive in Inghilterra: “Meanwhile, I’m taking comfort in the fact that eschalotte shares history with (mostly AmE) scallion, since when I want a shallot I usually have to take a few moments to remember that scallion isn’t the word for it”.

  9. 1 maggio 2014 00:23

    Riccardo Schiaffino:

    Tieni conto che quello che è vero qui nel South-West può non valere sempre per il resto degli Stati Uniti: l’influenza messicana è forte e crescente qui in Colorado (e fortissima nel Nuovo Messico). I ceci si chiamano (o chiamavano) chickpeas nel resto degli Stati Uniti, ma qui sono “garbanzos”, tanto per dirne solo una.

  10. 2 maggio 2014 15:23

    Stefano:

    @Riccardo, io abito a Boston e l’uso è lo stesso. Uso che peraltro avevo imparato in California, quindi credo che ci sia una standardizzazione; e non dovrebbe sorprendere: l’uso di cipolle inusuali tipo scalogno, cipollotto e porro è recente, e la relativa terminologia si è presumibilmente diffusa grazie ai programmi televisivi e alle riviste specializzate. “Garbanzos” per ceci lo sento sempre più spesso, dopotutto i latinoamericani sono la prima minoranza un po’ dappertutto (in certe aree, addirittura la prima etnia).
    @Licia, ti garantisco che quello che non mi piace del prezzemolo è anche quello che non mi piace del cilantro, dove lo sento anche più forte. Viceversa, non mi sa né di sapone né di cimice. Strano, eh? “Essere come il prezzemolo” si usa ovunque, a quanto posso dire. Anche se a Roma – sempre fini e delicati – usiamo più “stai sempre in mezzo” (sottinteso: ai piedi per i più morigerati, alle palle per chiunque altro). Credo che il successo di “prezzemoline” sia dovuto proprio al fatto che l’espressione da cui deriva è compresa ovunque.

  11. 2 maggio 2014 18:57

    Silvia Pareschi:

    Anch’io ho il gene dello schifacoriandolo.
    Quanto alla rutabaga, la cucinava Enid nella mitica “cena della vendetta” delle Correzioni. Ricordo che scegliemmo di lasciare il nome “rutabaga” proprio perché ci sembrava che evocasse il sapore disgustoso dell’ortaggio in questione.

  12. 3 maggio 2014 00:38

    Licia:

    @Stefano, basta che siamo tutti d’accordo sul basilico! 😉

    @Silvia, ma è un vegetale che piace solo a me?!? Come mi mangerei volentieri un bel swede mash

  13. 3 maggio 2014 11:21

    Vera:

    Da abitante in Svezia posso dire che l’ortaggio in altro a destra si chiama Kålrot (pron. kolrut) e significa letteralmente “radice di cavolo”, viene comunemente tradotto in italiano come “navone”. Si tratta di un tubero dalla scorza verde o tendente al violaceo in alto e dalla polpa arancione, usato a pezzi negli spezzatini o passato come purè. C’è anche chi lo mangia a fette crudo.

  14. 3 maggio 2014 13:48

    Licia:

    @Vera, grazie, molto interessante anche perché il nome svedese può far pensare a un altro ortaggio per il quale in inglese si usa il nome tedesco, Kohlrabi, e che è il cavolo rapa (Brassica oleracea), di cui però non si mangia la radice ma una specie di ingrossamento del fusto (in svedese, stando a Wikipedia, si dovrebbe chiamare Kålrabbi).

  15. 5 maggio 2014 18:03

    Stefano:

    Buono il kohlrabi, la mia vicina di casa li pianta in giardino. Lo mangiamo crudo stile ravanelli. Sul basilico, l’etimologia stessa della parola chiarisce che è erba dei re e re delle erbe; non c’è altro da aggiungere, direi!

  16. 8 maggio 2014 21:54

    marica:

    Ho letto sul blog di un’expat in Australia che li capiscum è il termine più comune per peperone, mentre io in contesti ‘britannici’ non l’ho mai sentito, ovviamente.

  17. 11 maggio 2014 23:45

    Licia:

    Grazie Marica, dettaglio molto utile per capire il riferimento a capsicum.