Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Toilet(te), una storia movimentata

La parola inglese toilet, come toeletta e il francesismo toilette in italiano, ha una storia ricca di slittamenti di significato. Deriva dal francese toile, “(piccola) tela”, e in origine era uno scialle o un velo per coprire la testa, poi è passata a indicare una guarnizione di stoffa per il mobiletto su cui erano tenuti spazzole, profumi e altri oggetti per l’igiene personale. In seguito ha descritto il mobiletto stesso, quindi la stanza in cui si trovava, poi destinata esclusivamente ai servizi igienici, e infine, per ulteriore metonimia, anche il water.

cartello ingleseL’etimologia è descritta da How we stopped wearing toilets and started using them (Oxford Dictionaries), che spiega anche che in inglese toilet è diventata la parola più neutra per descrivere sia l’ambiente che il water, e come frequenza prevale ormai sulle numerose alternative (lavatory, loo, privy, cloakroom, l’americano restroom ecc.).

Servizi - Services (cartello nella stazione Alta Velocità di BolognaNel lungo elenco del lessico che in  inglese identifica i bagni manca però la traduzione maccheronica che campeggia sui cartelli ai piani -3 e -4 della nuova stazione ferroviaria Alta Velocità di Bologna, *Services. Grazie al pittogramma gli stranieri possono comunque trovare i gabinetti, ma forse si domanderanno che tipi di “servizi” vengano offerti in quei locali…

Vedi anche: Italo-toilet e, sempre alla stazione AV di Bologna, KISS&RIDE; altro inglese maccheronico nel sito di Trenitalia, “Compliments!” (beh, no) e [aggiornamento] Stazione AV di Bologna: caos sui cartelli.

Tag: , ,

Non sono consentiti commenti o ping.

17 commenti a “Toilet(te), una storia movimentata”

  1. 22 marzo 2014 10:19

    Elio:

    Effettivamente, leggendo l’articolo dell’Oxford Dictionaries, mi è venuto in mente che si dice “farsi la toiletta”, o “fare la toeletta ai cani” o simili per indicare l’atto di sciacquarsi e rinfrescarsi.

  2. 22 marzo 2014 12:37

    Licia:

    @Elio, infatti, finché non viene fatto notare non ci si rende conto di quanti significati può avere la parola toilette(se si fa doppio clic sulla parola si può consultare la voce del Vocabolario Zingarelli), e l’allotropo to(e)letta è forse ancora più interessante perché ormai fa riferimento soprattutto agli animali, come il verbo tolettare, che i dizionari indicano come molto recente (inizio degli anni ‘80 del secolo scorso). 

  3. 23 marzo 2014 09:35

    Marco 1:

    Visto che siamo in tema, nella nostra lingua parlata brilla anche water (pron. Vater).
    Insomma, noi chiamiamo “acqua” questo fondamentale arredo dei nostri bagni, pronunciandolo peraltro come “padre” in tedesco.
    Difficile da spiegare a visitatori stranieri, no? Tutto sommato servizi (igienici) se fosse scritto come nome+aggettivo un senso spiegabile l’avrebbe.

  4. 24 marzo 2014 00:06

    Licia:

    @Marco 1, tra l’altro water deriva proprio dall’inglese, e si può catalogare come pseudoprestito, perché c’è stato un meccanismo di abbreviazione impropria di water closet che ha privilegiato il determinante (“acqua”) anziché il determinato (“stanzino”, quindi anche “gabinetto”).

  5. 24 marzo 2014 08:06

    BEP:

    proposito dei tedeschi: loro invece del “water” hanno tenuto il “closet”, infatti nel linguaggio informale il gabinetto è il “Klo”, abbreviazione di “Klosett”.
    E “Vater” un tedesco lo pronuncia “fata” (cfr. forvo.com/word/vater), quindi l’onore dei padri teutonici è salvo.

  6. 24 marzo 2014 11:41

    Massimo:

    Ciao! Leggo da mesi questo blog ma non commento mai, lo trovo interessantissimo ma non ho mai avuto spunti che potrei ritenere interessanti per esperti linguisti come tutti voi. Ma quando si parla di gabinetti diciamo che il livello si abbassa e quindi mi sento chiamato in causa!
    Dico la mia come curiosità, rifacendomi al commento di BEP: in dialetto trentino il Water ed anche la stanza da bagno sono chiamati crosét (con l’accento sulla e), a questo punto immagino per influenza tedesca.
    Ciao!

  7. 24 marzo 2014 13:27

    dioniso:

    Nella zona degli USA che frequento (Carolina del Nord) si usa esclusivamente “rest room”. Mi sono fatta l’idea che “toilette” sia considerata una parola un po’ disdicevole… lì siamo nella Bible Belt.

  8. 24 marzo 2014 23:34

    Licia:

    @BEP, grazie per il riferimento, credo che in origine anche Klosett sia un anglicismo. Mi hai fatto venire in mente un libro* che mi era stato regalato parecchi anni fa da un amico tedesco, l’ho sfogliato rapidamente e viene evidenziata l’insolita somiglianza Klo – Kloake (pura coincidenza: etimologia completamente diversa).

    @Massimo, molto interessante l’esempio trentino. Chissà se esistono forme simili in altri dialetti del nord.

    @dioniso, non conosco abbastanza bene le varietà di inglese americano, però posso confermare che quando studiavo inglese ci veniva sconsigliato di usare la parola toilet perché tradizionalmente associate alla working class, e di usare invece lavatory oppure loo. Anche se ora in Gran Bretagna in pratica questa distinzione non esiste più (cfr. articolo Oxford Dictionaries), sicuramente persiste nella percezione di molti parlanti e in altre varietà di inglese.

     

    * Ecco cosa si può trovare nella mia libreria:

  9. 25 marzo 2014 14:59

    Marco:

    @Licia: La copertina del libro con la penna intinta nel calamaio a forma di WC è fantastica!
    Questo disegno andrebbe mandato a molti scrittori i cui libri fanno… (non lo scrivo ma è un verbo si riferisce a un’azione che viene espletata tramite il suddetto WC).
    ;-)

  10. 25 marzo 2014 23:58

    Licia:

    @Marco, sapevo che ci sarebbe stato chi l’avrebbe apprezzata! ;-)

    E a proposito di scrittori o presunti tali, il libro mi era stato regalato perché l’unica volta che in vita mia ho partecipato a un concorso letterario sono arrivata tra i finalisti con una brevissima storia che aveva a che fare con un traduttore e un water. È stata anche pubblicata in un libretto (se ben ricordo era questo il premio) ma non ho idea dove sia finita la mia copia.

  11. 26 marzo 2014 12:01

    Lele:

    Non conoscevo la parola “loo”, e per questo mi è sorto un dubbio: è possibile che sia da questa espressione – per un’errata lettura – che ha origine il fatto che talvolta la stanza del bagno (nei ristoranti o negli alberghi) sia segnalata dal numero “100″?

  12. 26 marzo 2014 12:44

    Licia:

    @Lele, bella domanda e ipotesi molto interessante. Oxford Dictionaries fa risalire la parola agli anni 40 del secolo scorso e ha questa nota etimologica: Many theories have been put forward about the word’s origin: one suggests the source is Waterloo, a trade name for iron cisterns in the early part of the century; the evidence remains inconclusive.

  13. 29 marzo 2014 09:27

    W G:

    Sempre a proposito di dialettismi,essendo il sottoscritto ligure,devo precisare che a Genova ed anche nella riviera di ponente dove io vivo il locale deputato all’espletamento dei fondamentali bisogni fisiologici in dialetto viene per l’appunto chiamato ” lògu” con la “o” che viene fonetizzata alla maniera della “e” francese ; c’è molta assonanza con la parola inglese “loo”, ragion per cui sarebbe interessante sapere se si tratta di un termine mutuato dai genovesi navigatori e viaggiatori per il mondo dagli inglesi oppure se significa solamente e letteralmente “luogo” cioè un luogo anzi IL LUOGO dove si vanno ad espletare determinate esigenze fisiologiche.
    Se qualcuno ne sapesse di più ….

  14. 31 marzo 2014 00:07

    Licia:

    @W G, l’etimologia di loo è incerta, ipotesi interessante!

  15. 19 aprile 2014 15:01

    Quando largheggiare conviene | Il blog del mestiere di scrivere

    [...] A proposito di bagni, mica vi sarete perso il post di Licia Corbolante su quelli della Stazione AV di [...]

  16. 22 aprile 2014 10:26

    Alesatoredivirgole:

    Ciao a tutti,
    mi intrometto in questa interessante discussione, solo in apparenza frivola ma che tanto frivola poi non è … e riguarda praticamente tutti noi :-)

    Domande:
    Il testo è proprio necessario???
    Il testo completa davvero il messaggio ???
    Il testo aggiunge informazioni?

    E se ci fossero soltanto immagini/simboli ??

    Esempio: a fianco delle due figure umane NON potrebbero esserci semplicemente un water ed un rubinetto (con o senza acqua che esce, vedete voi)???

    Quali potrebbero essere i “pro” e i “contro” di questa scelta??

    Saluti

  17. 29 aprile 2014 18:29

    Licia:

    @Alesatoredivirgole, ho aspettato a rispondere perché volevo prima ripassare dalla stazione di Bologna per poter fare una foto e dare informazioni sul tipo di contesto (questa foto è stata fatta stamattina al piano cosiddetto KISS&RIDE; questi cartelli sono stati aggiunti solo recentemente, mentre nel post ho usato un dettaglio dei cartelli appesi in alto sopra i marciapiedi lungo i binari, presenti dall’inaugurazione della stazione, e si può notare che almeno qui è stato usato correttamente Toilets ma rimane il falso amico parking):

    Secondo me il testo ha varie funzioni, una delle quali è evitare di avere troppi simboli uno accanto all’altro, che diventerebbero poco distinguibili, inoltre non tutto il testo è rappresentabile da un simbolo. Nel caso specifico dei servizi igienici, il simbolo con le due figure umane è riconosciuto globalmente da chi viaggia, quindi sostituirlo con uno non familiare, incongruente con quanto si è abituati a vedere, peggiorerebbe la comunicazione.

    [commenti temporaneamente chiusi perché questo post è stato preso di mira da spammer]