Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

memorial ≠ memoriale

Come sarà il memoriale delle stragi in Norvegia (una vera e propria ferita in un promontorio) – Il Post, 7 marzo 2014In inglese un memorial è un monumento commemorativo (un’opera di architettura monumentale costruita per ricordare persone o avvenimenti di rilievo; in italiano famediosacrario e il prestito memorial).

In italiano un memoriale è un documento (uno scritto redatto a giustificazione del proprio operato, una raccolta di memorie su un personaggio celebre, o altro tipo di testo).

Vedi anche: elenco di falsi amici.

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9 commenti a “memorial ≠ memoriale”

  1. 8 marzo 2014 13:19

    Silvia Pareschi:

    Licia, se non ti dispiace inserirò alcuni dei tuoi falsi amici nel mio Dizionario Itanglese-Italiano. Linkandoti (in itanglese), naturalmente!

  2. 8 marzo 2014 15:12

    Licia:

    @Silvia, mi fa solo piacere. Più siamo a parlarne, più probabilità ci sono che forse qualche errore venga evitato.

  3. 8 marzo 2014 16:16

    Matteo De Felice:

    Scusami ma il Treccani mette “memoriale” anche al monumento per ricordare qualcosa…

  4. 11 marzo 2014 16:30

    BEP:

    Altri falsi amici sono billion bilione e simili. Mi è capitato di leggere notizie italiane sul debito pubblico americano dove i numeri erano completamente sballati perché l’autore non era a conoscenza delle differenze di significato.

  5. 12 marzo 2014 00:14

    Licia:

    @Matteo, grazie per il dettaglio, però nella voce memoriale del Vocabolario Treccani mi pare che monumento appaia solo nella nota etimologica (cf. significato 2 di monumento) e non nell’elenco delle accezioni che ha la parola italiana memoriale. Cfr. anche la voce memorial.

    @BEP, infatti, vengono date informazioni del tutto sballate, e anche in questo caso viene da domandarsi se chi scrive rifletta sul significato delle parole.

    Proprio recentemente ho visto un esempio in un articolo di un noto quotidiano italiano sui dieci chef più pagati al mondo:
    Al primo posto si piazza Alan Wong, chef giapponese che con un patrimonio di 1,1 bilioni di dollari vanta il dominio della classifica mondiale […]. Al secondo posto troviamo una delle prime star della cucina, colui che ha aperto la strada al filone ‘chef giovane e belloccio’: il britannico Jamie Oliver, che detiene un patrimonio di 235 milioni di dollari grazie a ristoranti e trasmissioni televisive. Terzo classificato il ‘temibile’ Gordon Ramsey, chef scozzese anch’egli star della tv, che con i 118 milioni di dollari di patrimonio sale sul podio.
    Possibile che la giornalista non abbia notato che tra primo e secondo classificato il divario è enorme e quindi poco realistico? Ovviamente la notizia originale, americana, riportava billion, quindi in italiano miliardo (109) e non bilione (1012).

  6. 18 marzo 2014 09:39

    Denise:

    Traducendo gli aggiornamenti di alcune guide Routard, mi sono imbattuta decine di volte in questo benedetto “memoriale” (trattandosi di aggiornamenti, si interviene su un testo già tradotto e pubblicato). Nel mio piccolo ho tentato di rettificare le parti su cui potevo intervenire, ma di certo l’errore si continuerà a perpetuare.
    Inoltre su Wikipedia si trova, in merito al famoso monumento di Berlino, http://it.wikipedia.org/wiki/Memoriale_per_gli_ebrei_assassinati_d'Europa.

  7. 18 marzo 2014 20:06

    Licia:

    @Denise, grazie. Credo che quando la parola memorial fa parte del nome proprio sia difficile trovare soluzioni alternative.

  8. 11 aprile 2014 08:39

    Silvia Pareschi:

    Riprendendo il commento di Matteo De Felice, ti dirò che sul Treccani sono già attestati molti calchi semantici nel loro nuovo uso (per. es. “intrigante” e “visionario”). D’altronde una traduttrice tecnica mi ha scritto che i suoi clienti non vogliono che lei traduca “medicina basata sulle prove”, bensì “medicina basata sulle evidenze”, che pur essendo errato è un termine ormai sdoganato dall’uso.
    Ma allora è tutto inutile? La lingua la fanno i clienti? 🙂

  9. 11 aprile 2014 12:05

    Licia:

    Anche, “la lingua la fanno quelli del marketing”! Ho già raccontato di favoriti e preferiti ma potrei fare molti altri esempi della mia esperienza con i prodotti Microsoft.

    Credo dipenda molto da come le parole entrano nel lessico: se non c’è un qualche tipo di “filtro” linguistico, temo sia inevitabile che prendano piede i falsi amici introdotti dal doppiaggese, dai media con le loro traduzioni approssimative e, soprattutto per la tecnologia, dai cosiddetti early adopter e influencer.

    Quando entrano nei vocabolari, quindi l’uso è ormai attestato su larga scala, bisogna rassegnarsi… A questo proposito ho notato che i dizionari come Treccani e Zingarelli sono molto attenti al fenomeno, ad es. diversi falsi amici tra quelli che ho descritto nel blog tempo fa, come visionary, oppure altri in bozze che non sono mai diventate post, non erano nei dizionari quando avevo verificato la prima volta, mentre ora ci sono. 

    Un libro interessante sull’argomento, anche se parecchio tecnico, è La linguistica del contatto. Tipologie di anglicismi nell’italiano contemporaneo e riflessi metalinguistici di Raffaella Bombi. C’è ad esempio la distinzione, non sempre facile da operare, tra calco semantico e prestito camuffato.

    Nel calco semantico si tratta di “estensione di significato in sé prevedibile” perché “a mettere in moto il calco di significato è la parziale sovrapponibilità semantica tra replica e modello straniero, tra i quali il parlante istituisce un rapporto sulla base di tratti semantici in comune indipendentemente dalla eventuale affinità formale; il procedimento consiste nella acquisizione da parte dell’unità della lingua replica di un tratto supplementare prima esclusivo dell’archetipo ispiratore”. Esempi tipici sono falco nel senso di “sostenitore di una linea drastica e intransigente” e stella “personaggio famoso”, e possiamo sicuramente aggiungere memoriale.

    Il prestito camuffato descrive invece un fenomeno di interferenza dove l’unico rapporto tra il materiale lessicale delle due lingue è di tipo formale, ossia un’integrazione “ad orecchio” senza una comune base semantica. Esempi tipici sono il termine informatico libreria, che in inglese è basato sulla metafora della biblioteca, e occorrenza nel senso di “frequenza ricorrente di un fenomeno”.