Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

credits ≠ crediti

I significati della parola credito sono noti, ma c’è anche un falso amico così diffuso che temo si stia trasformando in prestito camuffato. Esempi in una notizia tradotta dall’inglese:

Un account di Twitter che pubblica vecchie foto senza permessi e senza crediti […]  fotografie ancora protette dal diritto d’autore, pubblicate dall’account senza permessi e senza l’attribuzione dei crediti  [….] “non sarebbe pratico inserire i crediti delle foto nei tweet perché la maggior parte dei fotografi è morta

La parola inglese credit condivide con credito le accezioni economiche, invece nel lessico comune equivale a “merito” (ad es. take the credit, “prendersi il merito”) e in una pubblicazione è la nota che indica l’autore o altro tipo di fonte. Al plurale descrive i titoli di testa e/o di coda in un film o l’elenco di chi ha contribuito alla realizzazione di software, videogiochi o altri prodotti frutto di lavoro creativo. 

La mia antipatia per crediti è simile a quella per il falso amico liriche usato per descrivere i testi delle canzoni, in inglese lyrics.


Aggiornamento: aggiungo un esempio di credit nel senso di “merito” che non è stato tradotto correttamente in italiano:

Originale inglese: Thicke testified: "I wanted some credit for this big hit. But the reality is, is that Pharrell had the beat and he wrote almost every single part of the song."

Italiano: Thicke sostiene […] di aver cercato di ottenere maggiori crediti e meriti soltanto in un secondo momento, benché P. “avesse scritto quasi ogni singola parte della canzone”.

In italiano credito può avere il significato di “stima”, “prestigio” ma solo se usato al singolare.

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5 commenti a “credits ≠ crediti”

  1. 6 febbraio 2014 10:14

    .mau.:

    toh. Avrei creduto che in italiano “accreditare” potesse anche avere quel senso, e invece il De Mauro non me lo accredita 🙂

  2. 6 febbraio 2014 12:00

    Marco B:

    Ne approfitto per segnalarti un altro falso amico in cui mi sono imbattuto l’altro giorno, e che mi ha lasciato perplesso finché non ho preso in mano un dizionario: facile facile

  3. 6 febbraio 2014 12:42

    Licia:

    @.mau., aspettiamo qualche anno: se l’uso continua, lo troveremo nei vocabolari!

    @Marco, grazie, ottimo esempio: facile in inglese è “superficiale”, “frettoloso”. Interessante anche dare un’occhiata alle collocazioni e alla frequenza d’uso con Ngram Viewer.
    Mi ha fatto pensare anche all’aggettivo inglese agile, che in inglese comunica flessibilità e adattabilità (la collocazione più frequente è agile mind) e con queste accezioni all’inizio del XXI secolo è stata adottato in ambito informatico per indicare un particolare modello di sviluppo di software, Agile software development. Ricordo molte discussioni sull’argomento perché in italiano invece agile fa pensare soprattutto a scioltezza di movimenti e sveltezza o maneggevolezza.

  4. 6 febbraio 2014 13:37

    Marco:

    In merito al software “agile”, spesso lo trovo scritto con la A maiuscola, come se fosse un nome proprio (ad es. “metodo Agile”)…
    Del resto anche la traduzione ufficiale del manifesto usa la maiuscola, inducendo all’errore:
    http://agilemanifesto.org/iso/it/manifesto.html

  5. 6 febbraio 2014 15:25

    Licia:

    @Marco, grazie, dettaglio molto utile per evidenziare i limiti della scrittura per distinguere tra parole italiane e prestiti in caso di omografia. Un altro esempio è mobile nel senso di “relativo all’uso di dispositivi mobili”: si è cercato di imporre la parola inglese, segnalandola con virgolette e corsivi per distinguerla dall’omografo italiano, ma credo che se la comunicazione sull’argomento continuerà ad avvenire soprattutto in forma scritta, la risemantizzazione dell’aggettivo italiano /ˈmɔbile/ prevarrà sull’anglicismo /moˈbail/, quindi tecnologie mobili e non tecnologie mobile, che in un testo scritto sembra un refuso.

    Altri esempi in Grafia e pronuncia degli anglicismi: drone e Prestiti e variabile diamesica.