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Metafore informatiche: tethering

Cane alla catena:  moisaico della casa di Paquius Proculus a Pompei. Foto © Giovanni Lattanzi – archart.it

In inglese tether è la fune o la catena con cui si lega un animale per costringerlo a stare in un’area ristretta, oppure l’azione stessa.

Da qualche anno fa parte del lessico inglese anche tethering nel significato informatico di “utilizzo di uno smartphone per far accedere a Internet un computer o un altro dispositivo che non dispone di una connessione”. 

Analogia imperfette

tetheringTethering è un esempio di terminologizzazione, un meccanismo che molto spesso fa uso di metafore. In origine il tethering avveniva quasi esclusivamente con una connessione fisica, attraverso un cavo seriale o un cavetto USB (tether), e il computer che veniva connesso era “legato” (tethered) al dispositivo mobile che fungeva da modem.

In breve tempo le tecnologie si sono evolute e nel tethering ormai prevale la comunicazione wireless, senza fili, in particolare Wi-Fi. L’analogia è quindi diventata poco trasparente.

Indeterminatezza

Se le metafore (e le parole che le identificano) non sono riconoscibili o risultano poco efficaci, diventa difficile trasferirle e non sorprende che sia in italiano che anche in altre lingue europee prevalga il prestito, oppure coesista con termini descrittivi come anclaje a red (“ancoraggio alla rete”) in spagnolo e partage de connexion (“condivisione di connessione”) in francese.

Il concetto identificato da tethering è comunque ancora in evoluzione: se la connessione avviene via Wi-Fi, ad esempio, la funzionalità anziché a un modem viene paragonata un hotspot, che in inglese viene descritto come mobile, portable oppure personal.
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Vedi anche: Metafore e terminologia informatica,
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5 commenti a “Metafore informatiche: tethering”

  1. 22 gennaio 2014 12:36

    Licia:

    @Luigi Muzii, @ BEP, grazie delle precisazioni.

    Come spesso succede con la risemantizzazione, non sempre è palese se si tratta di terminologizzazione nata indipendentemente oppure di prestito interno, quindi da un altro settore specializzato, che potrebbe proprio essere quello aerospaziale (da space tether, il cavo usato nello spazio che dà il nome al tether(ed) satellite). Quando ho cercato le immagini per il post avevo considerato anche una foto dal film Gravity perché nelle descrizioni in inglese ricorrono spesso le parole tether e tethered, credo comunque nella loro accezione generica.

    Non sono scesa in dettagli, ma volevo proprio evidenziare che nel lessico comune inglese tethering è ancora associato all’idea del “legare” (ad es. voce di Oxford Dictionaries) e anticipo che in un prossimo post aggiungerò un paio di note sulle possibili connotazioni e l’influenza che potrebbero avere avuto sulla terminologia usata nella telefonia mobile, quindi destinata a un pubblico molto vasto.

    Per me è interessante anche quanto siano cambiate le definizioni del tethering informatico destinate a non specialisti: in quelle di qualche anno fa veniva sottolineato il legame “fisico” con i riferimenti ai cavi, ora non più.

  2. 22 gennaio 2014 11:39

    Luigi Muzii:

    Si usava anche per i satelliti, già circa trent’anni fa. In italiano era usato “satelliti al guinzaglio” dal titolo di un articolo di giornale. Di più non ricordo.

  3. 22 gennaio 2014 11:55

    BEP:

    Mi permetto di fare notare che il tethering era già disponibile ben prima dell’era smartphone, e la connessione poteva essere già allora senza fili grazie agli infrarossi.

  4. 22 gennaio 2014 13:03

  5. 22 gennaio 2014 13:42

    Licia:

    @Luigi Muzii, interessante anche confrontare con la voce italiana, http://it.wikipedia.org/wiki/Attività_extraveicolare, e vedere che la distinzione tra tethered e untethered dell’inglese diventa legato (alla navicella) e libero.