Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

undownload

In Flessibilità dell’inglese: un- ho fatto vari esempi di verbi inglesi formati aggiungendo il prefisso un a un verbo già esistente per indicare l’annullamento dell’azione. Si formano così coppie antonimiche subito riconoscibili, come install – uninstall, hide – unhide, friend – unfriend. La sinteticità dell’inglese non è sempre riproducibile nella terminologia italiana corrispondente, basti confrontare follow – unfollow e seguire – smettere di seguire.

simbolo di download sormontato da una croce (eliminazione) Sono curiosa di vedere se si troverà un equivalente italiano per il verbo undownload, neologismo che descrive la rimozione dal proprio computer o dispositivo di contenuto digitale, operata dal provider da cui lo si era scaricato (download). Può succedere ad esempio a un ebook quando si va all’estero, in paesi dove il provider non ha i diritti per quel libro che viene quindi eliminato, anche senza preavviso (software e altri tipi di contenuto digitale sono concessi in licenza e non sono di proprietà di chi li acquista).
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3 commenti a “undownload”

  1. 28 novembre 2013 09:59

    Luigi Muzii:

    Il download è un atto quasi “fisico”. Nessun terzo può rimuovere un oggetto dal proprio dispositivo a meno di non avergli (improvvidamente) consentito l’accesso, totale.
    L’indisponibilità di un contenuto digitale per i motivi citati è solo temporanea e solo se il contenuto non è stato materialmente scaricato. Mi sorprende. O forse no?

  2. 8 aprile 2014 12:37

    Bodale:

    Posto che sono contrario all’utilizzo degli inglesismi nel bel mezzo di una frase italiana quando è possibile utilizzare gli equivalenti termini italiani (fare briefing al posto riunirci, essere in riunione), sono anche dell’idea che in alcuni casi il concetto equivalente espresso in italiano non rende l’idea se non con una più lunga e complessa espressione: è il caso dei termini tecnici utilizzati in ambito tecnico, hanno una sorta di “licenza poetica” dovuta all’esigenza di abbreviare i tempi comunicativi a scopo produttivo(zippare -> comprimere in formato ZIP).
    Cosa del tutto diversa è utilizzare i termini anglicizzati (downloadare al posto di scaricare) che denotano, a mio avviso, una “pigrizia” mentale o un “intento estroso” nell’esprimersi; questi ultimi due casi li trovo veramente obrobriosi, poichè demoliscono la lingua nell’intento di far sembrare chi parla più “frizzante”, che è cosa diversa dall’utilizzare un “dialetto sociale”. Infatti quello che in inglese viene chiamato “slang” che (per la cronaca) è una parola composta da s-lang(uage) e la sua stessa costruzione denota, in maniera dispregiativa, l’azione del degradare il linguaggio corretto (la s iniziale).
    Sinceramente, essendo un tecnico informatico(tecnico nel senso di esperto), può capitarmi di esprimermi in maniera “anglofona” per esprimere velocemente i concetti, ma lo faccio in ambito professionale. Quando invece devo eprimenrmi in pubblico, nei rapporti personali o in ambito comune uso la Lingua Italiana.

  3. 8 aprile 2014 21:34

    Licia:

    @Bodale, sono convinta anch’io che spesso si tratti proprio di pigrizia mentale.

    A proposito dell’uso dell’inglese nel lessico comune nella terminologia specialistica, forse potrebbe interessarti un posto di qualche anno fa, L’invasione degli anglicismi