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Ingenuità e ingegnosità

copertina di La chimica delle lacrimeIn Chimica, alchimia, affinità e feeling ho accennato al romanzo The chemistry of tears di Peter Carey. Ieri ho visto l’edizione italiana, La chimica delle lacrime, e la donna della foto mi è parsa troppo giovane per rappresentare la protagonista. Guardando anche il retro della copertina ho concluso che chi l’ha realizzata non può avere letto il romanzo o coinvolto chi l’ha tradotto. Lo suggerisce la citazione scelta come sintesi:

“La prima pagina è scioccante e irresistibile come tutto il romanzo, Una combinazione unica di cruda passione e ingenuità umana.”  A.S. Byatt, Financial Times (quarta di copertina di La chimica delle lacrime)

Nella recensione originale si ha la conferma del vistoso falso amico: It is a unique combination of raw human passion and complicated puzzling about human ingenuity. Il romanzo infatti non ha nulla a che vedere con l’ingenuità bensì con l’ingegnosità (la storia ruota attorno a un’anatra meccanica molto complessa). In inglese ingenuità si dice naivety oppure, ma è meno comune, ingenuousness.

L’ingenuità è una caratteristica umana e l’aggettivo superfluo avrebbe dovuto far nascere qualche sospetto, ma anche altri dettagli fanno pensare all’intervento di qualcuno poco abituato a tradurre e a ragionare sulle parole, le loro connotazioni e il contesto d’uso.

In inglese la locuzione raw passion suggerisce emozioni intense e non del tutto sotto controllo, come quelle della protagonista, mentre in italiano cruda passione mi fa pensare a un sentimento spietato e crudele e quindi difficilmente associabile a ingenuità.

Si nota anche che nella traduzione è scomparso complicated puzzling, che nella frase originale voleva sottolineare la singolare combinazione di sentimenti strazianti e di riflessioni lucide e complesse che caratterizzano i personaggi principali.

La versione italiana della citazione dà un’idea fuorviante di quello che ci si può aspettare dal romanzo ed è comprensibile il commento di una lettrice italiana delusa:
“Sono sempre più convinta che non si dovrebbero leggere gli apprezzamenti della quarta di copertina «la prima pagina è scioccante e irresistibile». Macché!” 
Nel testo originale arresting va inteso come “che colpisce, che lascia il segno”, e non equivale a “irresistibile” (The first page is arresting and shocking and it goes on that way).

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Vedi anche: Chimica, alchimia, affinità e feeling sulle differenze tra chemistry e chimica.
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9 commenti a “Ingenuità e ingegnosità”

  1. 11 settembre 2013 23:05

    Marco B:

    E quando dico che non leggo libri tradotti (vabbé… a parte giapponesi, russi e simili) mi sento dire che sono uno snob insopportabile.

  2. 11 settembre 2013 23:41

    Licia:

    @Marco B, non ho letto la traduzione del romanzo e non ho neanche avuto tempo per sfogliarla, ma immagino che sia di tutt’altro livello, anche perché Carey è un autore che vende molto (perlomeno in inglese, visto che ha vinto due Booker Prize; ad esempio io ho letto 15 suoi libri, sempre però in versione originale) e quindi presumo che la traduzione sia molto curata. Credo proprio che questo esempio sia la conferma che i traduttori non sono quasi mai coinvolti nella realizzazione delle copertine e posso solo immaginare come si sia sentito il traduttore quando se l’è trovata tra le mani…

    Ho recuperato un articolo che avevo letto qualche tempo fa, Le quarte di copertina e i loro rischi. Le riflessioni sono sulla saggistica ma il messaggio è comune: è una parte del libro importante non solo graficamente.

  3. 12 settembre 2013 00:54

    Marco B:

    Licia, mi rendo conto di essere stato ingeneroso con chi traduce per passione e per mestiere. La mia critica è verso la sciatteria con cui tante case editrici trascurano dettagli che per me sono importanti.

  4. 12 settembre 2013 06:58

    Marco:

    Leggo sempre i libri inglesi in lingua originale, ma non ho mai amato le citazioni estratte dalle recensioni della stampa e piazzate in quarta di copertina (ma anche altrove nel libro), infatti non le leggo mai. Purtroppo adesso vanno di moda anche in Italia. Le trovo a dir poco fuorvianti.

  5. 12 settembre 2013 08:57

    Licia:

    @Marco B, sull’importanza dei dettagli con me sfondi una porta aperta. 🙂
    @Marco, e spesso poi sono citazioni ” riassemblate” o con frasi prese fuori dal contesto che andrebbero intese in tutt’altro modo…

  6. 21 settembre 2013 03:42

    Alex:

    spesso il paratesto (bandelle ecc.) è ‘confezionato’ da persone che non hanno tempo di leggersi il testo o di capirlo, ma (non in questo caso) una buona capacità di scrittura e possono così imbastire qualcosa di gradevole e generalmente comprensibile per il (presunto) pubblico interessato all’oggetto. Ho lavorato a lungo nell’ambiente e parlo per esperienza diretta (purtroppo)… Bisognerebbe stigmatizzare pubblicamente casi come questo che hai pescato, per far capire agli editori che non dovrebbero risparmiare su questi aspetti, perché in fin dei conti non tagliano i costi, ma si tagliano la terra sotto i piedi.

  7. 21 settembre 2013 14:15

    Licia@

    Grazie Alex, brutta prassi davvero, e mi stupisce che succeda anche per autori per i quali ci si aspetterebbe un’attenzione particolare, se non altro proprio per il ritorno economico. O forse Carey, che come ricordavo sopra ha vinto ben due Booker Prize, in Italia non vende tanto quanto nel mercato di lingua inglese?

  8. 7 febbraio 2014 15:13

    Patrick:

    Sulla traduzione di una copertina, fatta magari all’ultimo momento in redazione, si può anche soprassedere. Purtroppo questo falso amico l’ho trovato anche all’interno di un libro di un grande editore e di un grande autore. Naturalmente la frase non aveva alcun senso.

  9. 8 febbraio 2014 11:17

    Licia:

    @Patrick, infatti, un conto sono le traduzioni sottopagate fatte con il pilota automatico e un altro contesti ad alta visibilità, dove si presume ci siano una serie di verifiche: possibile che nessuno faccia caso al senso delle parole?