Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Dolce deserto

You're the Top! Word of the Day: streusel. You might be excused for confusing you streusel with your strudel, since they're both culinary loanwords from German. Your tastebuds might even be confused since both words designate foods that are typically deserts. Streusel (from a German verb that is cognate with English strew) is a crumbly mixture of fat, sugar, flour, and sometimes nuts and spices that adds deliciousness to baked deserts. – Visual Thesaurus, 23 July 2013

La descrizione di streusel, una parola del giorno di Visual Thesaurus, mi ha sorpresa perché nel sito di un dizionario non mi sarei mai aspettata di leggere desert anziché dessert, un errore di ortografia stranamente molto comune tra le persone di madrelingua inglese.

Dessert island – ShoeboxMi ha ricordato la lavagna della mensa aziendale a Dublino, dove era sempre scritto deserts e ogni tentativo di correzione, più o meno spiritoso, veniva ignorato. Noi stranieri facevamo fatica a capire come si potesse fare confusione tra un sostantivo comune, dessert, e il verbo desert  (disertare o abbandonare), che hanno stessa pronuncia /dɪˈzəːt/ ma funzione grammaticale e frequenza diverse, quindi in un testo scritto desert poteva essere interpretato solo come “deserto” /ˈdɛzət/.

Evitavamo invece di farci domande sul rassato (forse una maldestra imitazione del risotto) e sugli indescrivibili kronskis.

Vedi anche: Il mistero di “Guiseppe”

“Nuñez. We really need to find a way out of this dessert”
vignetta: PBF

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9 commenti a “Dolce deserto”

  1. 24 luglio 2013 11:00

    Alice:

    Sento spesso gente scherzare sul desiderio di “disertare il posto di lavoro”, perciò quando hai riportato l’idea del verbo, ho pensato a una sostantivizzazione come gioco di parole 😀

  2. 24 luglio 2013 11:37

    Marco:

    Gli inglesi (e americani) sbagliano spesso anche a pronunciare correttamente “dessert”, indipendentemente dalla corretta ortografia o meno.
    Credo che gli errori di ortografia commessi nelle varie lingue siano proprio specifici di tali lingue. Mi colpiscono sempre alcuni errori di ortografia tipici di persone che parlano inglese come prima lingua e con elevati livelli di istruzione (laurea, master, ecc.). Ad esempio confondono spessissimo “its” con “it’s”, o “they’re” con “their”. A me sembra assurdo, ma perché ho appreso l’inglese come seconda lingua. Invece per loro sono errori molto diffusi, e credo derivino dal fatto che in inglese c’è una netta differenza tra come si pronunciano le parole e come si scrivono.

  3. 24 luglio 2013 12:32

    Licia:

    @Marco, è proprio la mia esperienza in un ambiente di lavoro internazionale: a trovare assurdi certi errori di ortografia inglesi in parole molto comuni eravamo solo noi stranieri, mentre gli irlandesi non riuscivano a capire come mai ne parlassimo.
    Anch’io continuo a stupirmi quando nei cosiddetti quality papers come The Guardian vedo it’s al posto di its o loose al posto di lose. Pensavo avesse anche a che fare con una minore consapevolezza della grammatica “tradizionale”, che ai noi italiani viene inculcata fin da piccoli, mentre molte persone di madrelingua inglese non conoscono neanche la differenza tra pronomi, verbi e aggettivi possessivi che aiuterebbe con it’s / its, ma mi sono dovuta ricredere quando ho scoperto che in italiano ci sono milionidi occorrenze di non c’è ne sono ed errori simili.
    Forse ti può interessare un vecchissimo post, scritto quando ero ancora in Microsoft, Office 2007: correttore ortografico contestuale, sul tentativo di correggere automaticamente gli errori dovuti a omofonia (solo in alcune lingue).


    A proposito delle peculiarità dell’ortografia inglese, alcuni esempi interessanti un una recensione che ho appena letto proprio in Visual Thesaurus, David Crystal’s Brilliant Demystification of English Spelling.

  4. 24 luglio 2013 17:17

    Stefano:

    All’alba dell’informatica, quando vennero integrati nei word processor i primi correttori ortografici, mi pare che fosse Umberto Eco che rilevò che li avevano inventati gli anglosassoni perché non sanno mai come scrivere le cose.

    E, in effetti, il meme che sta girando in questi giorni su Facebook la dice tutta: “Grammar: the difference between knowing your shit and knowing you’re shit”

  5. 24 luglio 2013 23:36

    dioniso:

    A parte quelli già citati mi vengono in mente access/excess e “compatable”. Il primo contatto con “compatable” lo ebbi nel mio primo anno di esperienza in un posto di lavoro anglofono. E vedere quell’errore nella presentazione di uno scozzese mi fece un certo effetto. Ma pare appunto che fui solo io ad accorgermene. Chiesi alla mia collega/amica anglo-indiana che sedeva vicino a me e lei mi rispose: no, è corretto.
    Devo dire che anche sentire la pronuncia di dessert mi parve strano. Io lo avevo sempre pronunciato con l’accento sull’ultima sillaba…

  6. 24 luglio 2013 23:46

    dioniso:

    … so che parlare di accenti in tal caso è un po’ improprio, ma per semplificare…
    Ah, comunque mi diceva un’amica italiana, che vive negli USA e ha dei figli che frequentano le elementari, che lì gli insegnanti sono molto flessibili sugli errori di ortografia. Li accettano nelle prime classi e poi cercano di correggerli man mano. È pure comprensibile. Vista la quasi impossibilità di trovare regole generali che correlino la pronuncia e l’ortografia inglese.

  7. 25 luglio 2013 00:39

    Licia:

    @Stefano, 😀

    @dioniso, per i bambini deve essere molto complicato, tra l’altro da qualche parte avevo letto che per arrivare a un livello di lettura/scrittura paragonabile a quello della prima elementare italiana ci vogliono alcuni anni. Forse sarà per questo che ai bambini americani insegnano l’alfabeto già a 3 anni (cfr. "Alphabet Song" e alcune differenze culturali) e quelli inglesi cominciano a imparare a scrivere le prime parole nel Reception year, quando hanno tra i 4 e i 5 anni. Un altro grosso problema è quello della dislessia, che ha percentuali simili in tutti i paesi occidentali ma ha un impatto molto più forte per l’inglese che non per le lingue che hanno una buona corrispondenza tra pronuncia e ortografia, come l’italiano.

    Però, anche con tutte le attenuanti, continuo a non capire come si possa fare confusione tra it’s e its: basterebbe sostituire con it is per vedere se la frase funziona comunque (l’errore è soprattutto it’s e its e non viceversa).

  8. 25 luglio 2013 14:27

    Marco:

    @Licia: grazie degli interessanti link.
    Non sapevo che la dislessia fosse più diffusa per l’inglese e meno nelle lingue con una buona corrispondenza tra pronuncia e ortografia, ma in effetti è piuttosto logico, e ti ringrazio per averlo sottolineato nel tuo commento.

  9. 29 luglio 2013 11:29

    Merche:

    Non so se utilizzate qualche strumento per aiutarvi nella revisione. Penso che questi strumenti siano utili.
    Vi lascio il link di STILUS (revisore ortografico, grammaticale e di stile). È disponibile in 4 lingue e si può provare gratis qui: http://www.mystilus.com/Home