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Cyber, nuovo sostantivo americano

Post di luglio 2013, con aggiornamenti.


emblema United States Cyber CommandI nuovi risvolti delle operazioni di spionaggio della National Security Agency statunitense (per i media italiani “scandalo Datagate”) sono lo spunto per una nota lessicale: nell’inglese americano l’elemento formativo e l’aggettivo cyber hanno subito la conversione in sostantivo, un processo che ha avuto origine in ambiti militari e di intelligence.

Il lessicografo Ben Zimmer qui e qui descrive l’evoluzione di cyber. Al significato originale  di 1) “attinente alla cibernetica” degli anni ‘50 (in modo specifico con riferimento a macchine che potessero sostituire il cervello umano) si era aggiunto quello di  2) “relativo alla realtà virtuale / a Internet” usato in associazione al concetto di cyberspazio, spesso inteso come sinonimo di World Wide Web, e in questa accezione era stato un elemento lessicale molto produttivo negli anni ‘90, per poi perdere rilevanza all’inizio del XXI secolo (con l’eccezione di alcune neoformazioni come Cyber Monday).

L’aggettivo e il prefisso cyber hanno continuato ad essere usati in ambiti militari e di sicurezza nazionale (cfr. cyberthreat, cyberterrorism) e ora hanno nuova vitalità come sostantivo. Il neologismo è la forma abbreviata di cybersecurity o cyberoperations e Zimmer cita vari esempi, tra cui una frase di Obama, "We will maintain our military superiority in all areas—air, land, sea, space and cyber".  

Un altro contesto in cui appare la nuova accezione è nel nome United States Cyber Command, un’organizzazione militare creata recentemente (e a cui capo c’è il direttore della National Security Agency): non si tratta di un comando “nella realtà virtuale”, che sarebbe scritto come singola parola cybercommand, ma di un comando che si occupa in modo specifico di 3) cybersecurity / cyberoperations, quindi di sicurezza nazionale. Stesse considerazioni per la proposta di legge cyber bill, un nome formato seguendo il modello sostantivo + bill, come ad es. immmigration bill.


Aggiornamento dicembre 2014: è nell’accezione 3) che vanno interpretate le notizie sull’attacco informatico a Sony e in particolare una dichiarazione di Barack Obama che l’ha definito un atto di cyber-vandalism (si può notare che i media americani hanno mantenuto le parole cyber e vandalism separate).

Molti media italiani hanno parlato di vandalismo cibernetico (esempi), una traduzione che ritengo inadeguata perché fa riferimento all’accezione 1) e la cibernetica non ha attinenza con quanto successo nei giorni scorsi. Credo sarebbe stato più appropriato cybervandalismo, anche se in italiano si perdono le connotazioni relative alla sicurezza nazionale che sono predominanti in inglese. Escluderei invece l’alternativa vandalismo informatico perché risulterebbe troppo generica.

Aggiornamento novembre 2015: ora anche in italiano sono stati adottati l’accezione più recente (3) dell’elemento formativo e il sostantivo cyber, che per ora è un termine specialistico usato solo nel contesto specifico dei servizi segreti italiani. Dettagli in Anglicismi governativi: cyber security.


Vedi anche: È davvero un mondo cyber? (l’evoluzione dell’elemento formativo cyber in italiano).

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