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Chime for change, efficace anche in E2?

Avevo già intravisto la pubblicità di Chime for change in una stazione ma solo ieri, dopo aver letto la notizia di un grande concerto organizzato a Londra, ho scoperto che si tratta di un’organizzazione che promuove educazione istruzione, salute e giustizia per le donne.

CHIME FOR CHANGE

Il nome Chime for change mi aveva colpita perché in inglese funziona bene sia graficamente che come pronuncia: /tʃʌɪm/ e /tʃeɪndʒ/ hanno la stessa struttura sillabica e dei fonemi in comune, che danno ritmo al nome.

Il significato di chime

Ho invece qualche dubbio che il nome sia efficace anche a livello globale, dove l’inglese è lingua veicolare (E2, English as a second language), perché la parola chime non fa parte del lessico di base e quindi il messaggio potrebbe risultare solo parzialmente comprensibile.

Chime, sostantivo e verbo, descrive il suono di una campana, sia uno scampanio che una serie di rintocchi; la preposizione for specifica il tipo di richiamo, ad es. chime for vespers, for morning prayer, for mass, for dinner.

La metafora della chiamata a raccolta fatta dalla campana è confermata dal logo di Chime for change, a forma di batacchio, e dalla descrizione dell’organizzazione: “serves to convene [convocare, adunare], unite and strengthen the voices speaking out for girls and women” (cfr. anche “the wave of momentum calling for change for girls and women”). Probabilmente all’interpretazione del nome contribuisce anche il verbo chime in (intervenire o prendere parte a una discussione, dichiarandosi d’accordo).

Questi aspetti lessicali non sono stati colti dal quotidiano italiano dove ho letto la notizia, che generalizza affermando che far rumore è la traduzione di “to chime”. Per curiosità ho cercato qualche altro articolo che ne parlasse ma non ho trovato alcuna spiegazione, eppure mi sembra poco probabile che il significato di chime sia davvero noto a tutti.

E2 e valutazioni di globalizzazione

Nella scelta di nomi inglesi destinati a un mercato internazionale andrebbe sempre considerato anche il punto di vista E2, analizzabile con apposite valutazioni di globalizzazione. La bassa riconoscibilità di parole come chime può influire sia sulla comprensibilità del messaggio che sulla capacità di ricordarlo facilmente e i dati sulla frequenza delle parole, ricavabili da alcuni dizionari o da appositi corpora, possono dare indicazioni utili per escludere quelle meno comuni e quindi poco adatte a una comunicazione globale.
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Vedi anche: s·nowhere o snow·here, una questione di E2? e Marketing plurilingue: tradurre o non tradurre?
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2 commenti a “Chime for change, efficace anche in E2?”

  1. 3 giugno 2013 10:50

    Marco B:

    Chi ha avuto una gioventù rocchettara conosce questa parola grazie agli Iron Maiden, che in una delle loro canzoni più accompagnate dagli accendini esordivano con: “I’m waiting in my cold cell, when the bell begins to chime”.
    Ho sempre pensato, almeno per quanto riguarda me, che una buona parte del lessico E2 sia basato sui testi delle canzoni che amiamo.
    A proposito, non avevi scritto qualcosa sulla differenza tra ballata e ballad?

  2. 3 giugno 2013 12:22

    Licia:

    @Marco B, verissimo, le canzoni sono fondamentali! Anch’io avevo imparato chime da una canzone, che un po’ c’entra con questo post visto che era stata all’origine di uno dei primi megaconcerti a scopo benefico, LiveAid. È Do they know it’s Christmas? che ha il verso And the Christmas bells that ring there are the clanging chimes of doom.

    Grazie per l’osservazione su ballad / ballata, sicuramente un falso amico, però ultimamente i dizionari registrano il calco come nuova accezione del lessico italiano, ad es. il Vocabolario Treccani ha “Nella musica leggera contemporanea, canzone a ritmo lento su un testo narrativo”. Credo stia succedendo lo stesso con il falso amico liriche (che io detesto), di cui ho parlato in Boot, reboot e bootstrap prendendo spunto da una canzone degli U2.