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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Il libro dell’ignoto

The Book of the UnkonwnDue giorni fa ho avuto il piacere di partecipare a una Serata al caffè letterario di Lugo con Jonathon Keats, autore di The Book of the Unknown, e Silvia Pareschi, autrice della traduzione italiana Il libro dell’ignoto (e di molte altre traduzioni di autori americani contemporanei e del blog Nine hours of separation).

Silvia ha aperto la serata con riflessioni molto stimolanti su traduzione e ruolo del traduttore, sulla ri-creazione dei testi e sull’esperienza davvero unica di poter tradurre un libro con il suo autore a fianco: Jonathon Keats è il marito di Silvia.

Per la prima volta ho letto un libro in versione originale e subito dopo la sua traduzione, e mi sono piaciuti molto entrambi. The Book of the Unknown e Il libro dell’ignoto sono molto belli: per la poeticità della scrittura, sospesa in una dimensione atemporale, per la narrazione che riesce a essere contemporaneamente tradizionale e molto moderna, per l’imprevedibilità e il continuo senso di sorpresa delle storie e dei personaggi. Lo descrive meglio di me Benedetta Tobagi in Come sono belle le storie dei giusti nell’era digitale.

Ho quindi apprezzato molto l’intervento di Jonathon Keats, che ha condiviso con noi parecchi aspetti del processo creativo, delle sue fonti di ispirazione e del significato che dà alla scrittura. Davvero acute le sue considerazioni sulla fiaba, forse l’unico formato che può essere definito open source perché attinge a un patrimonio comune, raccogliendo elementi da fonti anche molto diverse tra loro e rielaborandoli creando nuove correlazioni.

E ho trovato affascinante un’osservazione sulla serendipità (serendipity è una delle mie parole inglesi preferite) che si manifesta quando parole o combinazioni di parole, grazie ai loro diversi strati e livelli di significato, aprono porte inattese e rivelano nuove direzioni e nuove ispirazioni a chi scrive. La parola usata in inglese era trapdoor e mi piace pensare che alla metafora della botola si sovrapponga anche l’ulteriore metafora informatica di trapdoor (o backdoor), una peculiarità di un sistema che consente un accesso non previsto o alternativo a dati, informazioni o sistemi. 


Aggiornamento: qualche foto in La serata con JONATHON KEATS e SILVIA PARESCHI e alcune riflessioni di Ivano Nanni in "Tradizione e Traduzione".

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2 commenti a “Il libro dell’ignoto”

  1. 17 maggio 2013 09:33

    Silvia Pareschi:

    Grazie Licia, se la discussione è stata stimolante è anche merito tuo e delle tue ottime domande!

  2. 19 maggio 2013 09:16

    La nostra serata al Caffè Letterario di Lugo | Nine hours of separation:

    […] Trovate un resoconto della serata dal punto di vista “linguistico” sul blog di Licia, che qui ripubblica anche il famoso spezzone del film La vita agra che abbiamo mostrato durante la serata […]