Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

La scelta del genere di ministro

I media italiani sembrano avere qualche dubbio su come descrivere le sette donne che saranno alla guida di ministeri nel governo Letta. Un esempio da La Stampa:

Il ministro che viene da più lontano è senza dubbio la Kyenge del Pd – dicastero per l’ Integrazione – nata il 28 agosto 1964 a Kambove, nel Congo. Ora cittadina italiana. In Germania, invece, è nata la ministro Idem per le pari opportunità, sport e giovani, anche lei classe 1964. Un anno più giovane è il Ministro per l’Istruzione, Università e Ricerca Maria Chiara Carrozza, classe 1965. Giovanissima e somigliante a Meg Ryan la ministra per la Salute Beatrice Lorenzin del Pdl, nata nel 1971.

Sono curiosa di vedere quali di queste tre opzioni, tutte corrette in italiano, verranno privilegiate dalle dirette interessate:
1 – il ministro, forma maschile con valenza neutra
2 – la ministra, forma femminile che però può avere connotazioni ironiche o sarcastiche
3 – la Ministro, forma ibrida che rispetta la denominazione ufficiale della carica (Ministro) ma con accordo al femminile

Se avete letto Genere e linguaggio e Genere grammaticale, naturale e sociale saprete già che io preferisco la soluzione 1 perché rende irrilevante il sesso di chi ricopre il ruolo, ma ho trovato interessanti anche le motivazioni del linguista Massimo Arcangeli per la forma 3, descritte in “Il Ministro” o “la Ministra”? Fra i due litiganti…

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9 commenti a “La scelta del genere di ministro”

  1. 28 aprile 2013 09:17

    Ilaria:

    In questo articolo http://www.accademiadellacrusca.it/it/tema-del-mese/infermiera-s-ingegnera si esprimevano invece simpatie per la versione al femminile. Personalmente, sono d’accordo con te, meglio il maschile con valenza neutra. A dirla tutta, io mi trovo a disagio anche a definirmi “traduttrice”… 😀
    E comunque, “somigliante a Meg Ryan”??? :-/

  2. 28 aprile 2013 09:57

    Mara:

    assolutamente d’accordo. Odio la ministra e la ministro mi sembra assurdo. Mi rendo conto del sessismo nella lingua ma non trovo accettabili alcune soluzioni.

  3. 28 aprile 2013 14:01

    Licia:

    Infatti, non è sessista il genere grammaticale, una categoria morfologia, ma ben altri usi della lingua e dei contenuti. Anch’io sono rimasta molto colpita dal riferimento a Meg Ryan; ho fatto una rapida ricerca e sembra che l’abbiano riportato praticamente tutti i media! Visto il livello (ci sarebbe molto da dire su un’altra palese caratterizzazione), strano che nessuno abbia sottolineato anche la novità di Josefa Idem, prima bionda naturale nel consiglio dei ministri. /sarcasm off


    A proposito di Josefa Idem, le sue preferenze lessicali nel profilo di Twitter:

    Campionessa olimpionica di canoa, Ministro delle Pari Opportunità, Sport e Politiche Giovanili nel Governo @EnricoLetta, Senatrice del Partito Democratico.

  4. 28 aprile 2013 18:12

    Lo sapevate che…? | Help Traduzioni:

    […] articoletto della linguista Licia Corbolante, pubblicato sul suo sito Terminologia etc – La scelta del genere di ministro. Consiglio a tutti i nostri lettori […]

  5. 30 aprile 2013 12:58

    Il colore dei ministri | Les blogs de la Rédaction:

    […] sull’incertezza con cui queste vengono definite (si veda in proposito questa divertente citazione da un articolo della Stampa in cui, nella stessa frase, sono utilizzate tutte le tre varianti possibili) […]

  6. 2 maggio 2013 11:11

    Alice:

    A me “la ministra” non dispiace 🙂
    Comunque segnalo questo articolo di ormai un annetto fa:
    http://www.lastampa.it/2012/05/19/societa/e-l-ora-della-sindaca-e-dell-architetta-ly2hjaWIyeUiMMUvVwdwqJ/pagina.html

  7. 2 maggio 2013 12:31

    Licia:

    @Alice, grazie. Le linee guida del comune di Firenze erano state lo spunto per un post, Genere e linguaggio.

  8. 2 maggio 2013 23:23

    Alice:

    Pardon, non avevo (chiaramente) seguito tutti i link 🙂

  9. 4 maggio 2013 07:45

    Nautilus:

    Licia, sai che da parte mia è impossibile tacere sul fatto che nel medesimo articolo si possa scrivere “ministro” passando allegramente dalle minuscole alle maiuscole.
    Poi ci sarebbe anche quel “dicastero per l’Integrazione”: “dicastero” in minuscolo e “Integrazione” in maiuscolo? Proseguendo: “ministro Idem per le pari opportunità, sport e giovani” è tutto minuscolo, “Ministro per l’Istruzione, Università e Ricerca” è tutto maiuscolo. Bah e doppio bah!

    Maiuscole e minuscole dovrebbero non essere buttate lì a caso, specie in ambito giornalistico.