Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Gravy e cortesia

Le incomprensioni culturali possono essere dovute anche all’intonazione di una singola parola. Ne parla Language Log con un aneddoto sul sociolinguista John J. Gumperz.

Gli addetti ai bagagli inglesi che frequentavano una mensa di Heathrow negli anni ‘70 si erano lamentati della maleducazione delle donne indiane e pakistane che distribuivano i pasti, mentre queste li accusavano di un atteggiamento discriminatorio.

Gumperz aveva appurato che era un problema di comunicazione imputabile alla parola gravy, la salsa marrone che nel Regno Unito viene aggiunta su qualsiasi pietanza. gravyQuando pronunciavano la formuletta di rito, “Gravy?”, le addette erano influenzate dalla loro cultura di origine e dicevano la parola con intonazione discendente, anziché ascendente come ci si aspetterebbe in inglese britannico, e quindi la loro non veniva percepita come una domanda ma come un’affermazione perentoria e scortese: Gravy, prendere o lasciare.

L’episodio mi ha ricordato i pranzi con i colleghi italiani quando lavoravo a Dublino. Nella mensa aziendale la domanda “Gravy?” era immancabile, un po’ come Formaggio? per i primi nelle mense italiane. Ci eravamo convinti che il personale irlandese, di solito molto cordiale, prendesse il rifiuto al gravy come un’offesa, tanto che un collega che aveva compilato una spassosa guida alle differenze culturali non si era limitato a spiegare cosa fosse l’orrida salsa ma aveva anche specificato che a “Gravy?” bisognava rispondere perlomeno “Just a tiny bit”.  😉

Vedi anche: Lingue, funzione fatica e cortesia
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3 commenti a “Gravy e cortesia”

  1. 3 aprile 2013 14:49

    Stefano:

    Mi fa pensare a una cosa che mi è successa all’alba dei tempi in Inghilterra. Mi ero preso delle scarpe e ne stavo parlando con una ragazza, spiegandole che mi sarebbe piaciuto prenderne un paio di un tipo diverso. Lei mi disse “Penso che tu possa comprarle dove hai preso quelle”, ma lo ha detto con un tono ascendente alla fine della frase. Io, che all’epoca capivo l’inglese basandomi su qualche parola chiave e l’intonazione, sbalordii: era con me quando avevo comprato le scarpe, quindi, col tono di chi parla con uno un po’ tonto, le dissi “Le ho comprate in centro…” Lei, altrettanto sbalordita, mi disse “Lo so…” Ci guardammo basiti qualche secondo, finché ebbi l’illuminazione!

  2. 3 aprile 2013 20:43

    Rose:

    Però, se è una domanda di cortesia, è difficile dare un’intonazione discendente. Mi piacerebbe sentire come una padrona di casa indiana o pakistana offre del caffè in casa sua. Possibile che dica semplicemente “Caffè” e poi stia ad aspettare la reazione?

    Secondo me, un po’ spicce lo erano quelle cameriere. Inoltre, un sorriso attenua qualunque intonazione. Mi sa che non sorridevano nemmeno.

  3. 4 aprile 2013 00:05

    Licia:

    @Stefano 🙂
    A proposito di intonazione e accento, parecchi anni fa ho passato una settimana con un gruppo di amici in un paesino della Val Pusteria. Stavamo in una pensione gestita da una famiglia gentilissima. Le cene erano sempre ottime e abbondanti e i secondi venivano portati in tavola dalla figlia su un vassoio da cui poi ci servivamo direttamente noi. Il venerdì sera era stato portato del pesce impanato ma io ero già così sazia dal bis di Spätzle che avevo lasciato la mia porzione sul vassoio. Era la prima volta in tutta la settimana che la ragazza si era ritrovata a riportare in cucina un vassoio non vuoto e subito dopo era tornata con passo deciso al nostro tavolo e aveva chiesto in modo perentorio “Posso kieteRe ki non ha manciato pesce?“. Sul momento nessuno aveva osato rispondere e prima di identificarmi mi ci era voluto qualche secondo per rendermi conto che ovviamente quella della ragazza non era un’intimidazione, come poteva sembrare dall’intonazione e dell’accento tedesco, ma una cortesia: voleva semplicemente proporre una pietanza alternativa a chi non aveva mangiato il secondo.
    Ogni tanto quel “Posso kieteRe ki non ha manciato pesce?” mi torna in mente, anche recentemente quando riflettevo sulla differenza di accento degli ultimi due papi: sono convinta che la piacevolissimo cadenza argentina del nuovo papa non è estranea all’ondata di simpatia immediata che l’ha accolto.

    @Rose, io non sono per nulla brava a imitare gli accenti, ma ho provato a domandare a voce alta Coffee?, prima con il tono ascendente degli inglesi, e poi cercando di farlo con tono discendente: quello che ne è risultato mi ha fatto pensare proprio all’accento indiano ;-).