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Anglicismo del mese: scouting

Marzo 2013: nella cronaca politica italiana è apparso un nuovo anglicismo, scouting. Si è diffuso in seguito a una dichiarazione di Bersani, “Farò scouting tra i grillini”.

immagine ape esploratrice, in inglese scout beeIn inglese scouting indica un’attività di esplorazione: in ambito militare è una ricognizione per raccogliere informazioni sul nemico; in ambito sportivo, dello spettacolo o aziendale è una ricerca alla scoperta di persone di talento da poter inserire nella propria squadra o in un organico (cfr. talent scout). Scouting indica quindi un’attività di indagine e analisi preparatoria a un’azione successiva.

Mi sembra che nella politica italiana scouting abbia assunto un significato diverso e non comunichi l’idea di andare in avanscoperta (neanche se avviene durante un incarico esplorativo!) ma descriva invece il tentativo di arruolare qualcuno nelle proprie fila o una specie di “campagna acquisti”, e che l’anglicismo poco trasparente sia in realtà un eufemismo dietro il quale si nasconde un altro concetto molto in voga ultimamente e iponimo di trasformismo: lo scilipotismo (da Domenico Scilipoti, deputato dell’Italia dei Valori che nel 2010 era passato al gruppo misto e poi a Forza Italia per votare la fiducia all’allora governo Berlusconi).
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Vedi anche: Anglicismo del mese: endorsement e Anglicismi e politica italiana.

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10 commenti a “Anglicismo del mese: scouting

  1. 26 marzo 2013 10:09

    Linda Liguori:

    Si credo anche io che la politica italiana, più che la lingua in questo caso, abbia arricchito il significato della parola scouting, importandola nell’italiano di questi ultimi giorni.
    Linda

  2. 26 marzo 2013 12:03

    Paolo:

    scout bee: ape esploratrice
    scouting B.: presidente del consiglio italiano (o aspirante tale)

  3. 26 marzo 2013 14:45

    Stefano:

    Non sarei così lapidario, in più devo rilevare una piccola imprecisione.

    Primo, secondo me l’intenzione di Bersani usando il termine è proprio una ricognizione: parlo con i grillini e vedo che umori ci sono per verificare che un mio governo abbia qualche speranza di non andare subito all’aria; quindi, scouting ci potrebbe stare (così come tutti i suoi corrispondenti italiani, che non vedo motivo di non usare).

    Secondo, l’imprecisione: “trasformismo” o “scilipotismo” sarebbe proprio della persona che, in risposta a una campagna acquisti, decida di voltar gabbana. “Scouting” secondo la tua interpretazione, viceversa, sarebbe il ruolo attivo del reclutamento. In questo senso non li vedo tanto come iponimi quanto come due ruoli differenti in una stessa azione (che va sotto il nome di inciucio), come succede per i termini “corruttore” e “colluso”.

    Ma, di nuovo, mi ostino a pensare che l’intento di Bersani non sia quello che hai capito tu ma qualcosa di più legittimo e, date le circostanze, ineludibile.

  4. 26 marzo 2013 15:30

    Licia:

    @Stefano, credo il problema sia proprio che Bersani intendesse una cosa ma nel frattempo il significato attribuito a scouting sia diventato tutt’altro, e infatti Bersani ha dovuto ripetutamente chiarire il senso delle sue parole.

    Ho appena provato a fare una ricerca limitandola a quanto è stato pubblicato nelle ultime 24 ore e ho avuto la conferma che prevale l’accezione negativa, tra l’altro circola molto questa citazione: Scouting. Quando B. avvicinava uno a uno gli oppositori per portarli con sé, era “mercato delle vacche”, “compravendita”, “voto di scambio”. Se Bersani sguinzaglia gli sherpa ad avvicinare i grillini uno a uno, è “scouting” e odora di lavanda (la fonte dovrebbe essere un articolo di Marco Travaglio, Dizionario dell’inciucio).

    Non entro nel merito dell’operazione politica, però da un punto di vista lessicale credo ci sia una conclusione ovvia: pessima idea usare parole straniere il cui significato non è ben noto e condiviso dalla maggior parte dei parlanti (non ho trovato scouting nei dizionari italiani, neanche nello Zingarelli 2013). Come dicevo in L’invasione degli anglicismi, sono convinta che nel lessico comune gli anglicismi superflui penalizzino la comunicazione.

    @Paolo 😀

  5. 26 marzo 2013 18:51

    Elio:

    Non so sia off-topic, ma nella pallaavolo, gli “scout” sono i rilievi statistici sulla bravura del singolo giocatore, e sommati della squadra, divisi per fondamentale (battuta, ricezione, attacco e muro principalmente) e valutati per precisione (doppio più perfetto, più buono, etc.). Più si massimizzano i punti o la precisione e più si minimizzano gli errori, più lo scout si dice “positivo” in quel dato fondamentale.
    Con “fare gli scout” si intende l’azione materiale di valutare durante la partita, o rivedendo il filmato, tutti i fondamentali e segnarli su di un modulo (o con apposito software).
    Lo scout-man è colui che “fa gli scout”, che nelle squadre professionsite è una figura importante e retribuita, mentre nelle squadre dilettanti è o il vice-allenatore, o un dirigente, o l’ultimo dei panchinari.

  6. 26 marzo 2013 20:33

    Licia:

    @Elio, grazie, quindi anche nell’ambito della pallavolo si tratta di un’analisi, in questo caso di qualità.

  7. 27 marzo 2013 23:20

    Francesco:

    Mi ricollego a quel che ha detto Stefano nell’intervento precedente: in effetti l’idea che vien fuori da questa scelta lessicale è proprio quella dell’avanscoperta militare! Il capo della coalizione, di fatto il “generale” delle operazioni, ha mandato degli emissari “mirati” per sondare il terreno “a destra” e a manca (e per cercare di creare un po’ di MoVimento politico: ok, battuta pessima). C’è molta strategia in questo (presunto) scouting, perché il tentativo di dialogo è compiuto da esponenti politici magari più “vicini” a questo o quello schieramento, quindi non è da sottovalutare questo tipo di accezione. Certo, resta il problema di fondo: avrebbe potuto dire la stessa cosa con parole più semplici (ma d’altronde parliamo del Re delle metafore). Ma guardo il lato positivo: senza lo scouting non avremmo avuto questo post!
    😀

  8. 28 marzo 2013 14:08

    Licia:

    @Francesco, ho cercato vignette in tema perché i meccanismi umoristici richiedono la cooperazione del lettore che deve fare inferenze sul “non-detto” (funzionano solo se i riferimenti sono condivisi e subito riconoscibili) e quindi possono dare indicazioni di quanto diffuso sia un concetto. Non ho trovato granché* e penso sia una conferma che quello di scouting, nella sua accezione politica italiana, è un concetto che risulta ancora oscuro, ambiguo e poco condiviso, forse anche perché non è stato comunicato adeguatamente: difficile giocarci sopra.

    * Ho trovato una vignetta di Vincino che “spiega” il concetto (aggiornamento: non più disponibile) e un’altra di Vauro che invece richiama lo scoutismo ma senza il contesto in cui è apparsa, la trasmissione Servizio Pubblico, a me non dice molto.

  9. 28 marzo 2013 15:48

    Francesco:

    Chissà perché ma appena ho letto il nome di Vauro ho pensato ad un Bersani in versione boy-scout… ci ho preso! 😀

    In effetti la possibilità che una (larga) parte dell’elettorato possa aver associato l’attività di scouting all’immagine degli scout non è affatto da sottovalutare, pensandoci bene. A maggior ragione a posteriori B. avrebbe potuto e dovuto evitare l’uso di questa parola di fatto ambigua, soprattutto perché la politica dovrebbe essere chiara e alla portata di tutti i cittadini. Dovrebbe, appunto.

  10. 30 marzo 2013 13:16

    Licia:

    Davvero, dovrebbe, e invece…