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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Perché il fono non funziona

I nuovi foni di Nokia. Li ha presentati oggi al World Mobile Congress: sono due nuovi smartphone Lumia e due cellulari a basso costo.

Il titolo I nuovi foni di Nokia mi ha incuriosita perché non avevo mai visto la parola fono in un contesto non linguistico. Non ho però trovato altre occorrenze significative e quindi catalogherei fono come occasionalismo, forse una traduzione maldestra dell’inglese phone o forse il tentativo di dare un nome a un nuovo concetto, un iperonimo di smartphone e di telefono cellulare "tradizionale”.

Per capire se fono potrebbe comunque avere successo come neologismo, si può fare riferimento alle indicazioni che nella localizzazione aiutano a denominare nuovi concetti o funzionalità. Ad esempio, si cerca di privilegiare i meccanismi di formazione di nuove parole che risultano più produttivi nell’ambito in cui si sta operando.

In questo caso fono può essere classificato come neologismo semantico ottenuto da un elemento formativo. Se però si analizzano i nomi nati in questo modo, si nota che in italiano la tendenza più comune è quella di un accorciamento di composti del tipo determinante+determinato dove prevale il primo elemento, un prefissoide, e la parola che ne risulta è invariabile al plurale. Esempi: moto[cicletta], chemio[terapia], flebo[clisi].

L’eventuale neologismo fono è poco efficace perché nello stesso tipo di composto determinante+determinato viene invece preferito un suffissoide (la parte finale di telefono), però in italiano l’accorciamento con il secondo elemento non è altrettanto produttivo; stride inoltre il plurale foni. 

Ma non occorre conoscere la morfologia per intuire che la parola fono non funziona ed è sufficiente qualche ricerca mirata in corpora o anche in Internet per averne conferma. In questi casi, come accennavo in Radiografia delle parole, è utile fare delle analisi diacroniche per evidenziare tendenze nella formazione e nell’evoluzione delle parole, in base alle quali operare scelte terminologiche appropriate.


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Occasionalismi o neologismi?, un metodo di valutazione delle nuove parole.

In Cloud e lessico comune, esempi di accorciamento di locuzioni inglesi del tipo determinante+determinato che vengono accolte in italiano privilegiando il primo elemento (ad es. social da social network), generando così degli pseudoprestiti.

Neologismi e telefonia: in Il Kitty-fonino (e altri fonini), un esempio di elemento suffissale che invece potrebbe avere successo come neologismo; in L’invasione degli anglicismi, considerazioni sul prestito smartphone preferito ad alternative come il prestito integrato smartofono, il calco intellifonino e  la polirematica telefono intelligente; in una  nota a Dove si dice “cell free”? una possibile evoluzione della parola telefono.

Altre considerazioni sulle scelte terminologiche nell’informatica e nella localizzazione:
Alternative a blog, chat, newsletter, spamming?
Scelte terminologiche: ringare, Rrring! e trillo
Barra multifunzione
Font, typeface, famiglie e tipi di carattere – 2
Scansionare, scansire, scandire e scannerizzare (2)
Metafore e terminologia informatica

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11 commenti a “Perché il fono non funziona”

  1. 1 marzo 2013 09:56

    Luciana:

    Un’amica austriaca che ha studiato italiano a Innsbruck ed ha vissuto a lungo in Calabria chiama fono l’asciugacapelli!

  2. 1 marzo 2013 10:00

    .mau.:

    “fono” lo stanno iniziando a usare da qualche settimana. A me fa schifo, ma questo non significa nulla.
    Io continuo a preferire “furbofono” 🙂

  3. 1 marzo 2013 12:19

    Licia:

    @Luciana, 😀

    @.mau., furbofono è geniale!

    Se fono prendesse piede (ma finora le occorrenze mi sembrano poche e ancora gergali), sarebbe una conferma che si sente la necessità di dare un nome al concetto generico che comprende i due tipi di cellulari.

    In altri post facevo l’ipotesi che la parola telefono fosse destinata a questo ruolo perché sempre più è usata per identificare soprattutto i dispositivi mobili e quindi in futuro potremmo essere costretti a ricorrere al retronimo  telefono fisso per descrivere gli apparecchi tradizionali. In alternativa ci sarebbe il neologismo fonino ma la parte finale in –ino può richiamare qualcosa di piccolo/da bambini e in contesti specializzati immagino sia un’associazione che fa storcere il naso.

    In ogni caso non capisco la necessità di foni nel titolo che ho citato: I nuovi telefoni di Nokia avrebbe funzionato benissimo perché si può presumere che tutti i potenziali lettori dell’articolo sappiano cosa produce Nokia e quindi non c’era alcun rischio di ambiguità.

  4. 1 marzo 2013 12:48

    Francesco:

    Fono/i, onestamente, non si può sentire; credo però che sia parte dello “stile” linguistico-editoriale molto particolare de Il post, testata alla quale perdonerei praticamente (quasi) tutto!

    Quotando il primo commento, ricordo quando anni fa, in vacanza studio in Inghilterra, un mio amico chiese alla padrona di casa un phon per i capelli, e la signora (giustamente!) lo accompagnò al telefono perché pensava volesse chiamare casa…il mio intervento linguistico alla fine gli permise di asciugarsi la chioma! 😀

  5. 1 marzo 2013 15:15

    Licia:

    @Francesco, anche secondo me fono “non si può sentire” e infatti non rispetta uno dei criteri per la valutazione dei neologismi ideati dal linguista americano Allan Metcalf, descritti qui: hanno più probabilità di avere successo le parole che “non si fanno notare” (unobtrusiveness). Ipotizzo che suoni strano anche perché nei composti il prefissoide fono è sempre atono e rendendolo una parola gli si conferisce un accento che normalmente non ha e che viene percepito come poco naturale. Al contrario, fonino può funzionare perché ripropone lo stesso accento che ha già anche nei composti.


    L’errore del tuo amico mi ha ricordato uno mio memorabile che forse ho già raccontato: al primo corso di inglese frequentato in Inghilterra ci avevano chiesto cosa avessimo mangiato a cena la sera prima e io, pensando alla pannocchia di granoturco servita con il burro, avevo risposto /maɪs/. Indimenticabile la reazione dell’insegnante, inorridito: “Mice?!?”

  6. 1 marzo 2013 15:21

    Stefano:

    “Fono” è URÈNDO. Il tipo di cosa che uno che si sente un fichissimo e ha studiato marketing e comunicazione senza peraltro esserci portato considererebbe una (sua) idea geniale. L’ho usato solo per fare il finto ignorante, parlando pesantemente in romanesco (ad es. “Pàssime ‘n po’ er fònò”) e non vedo altre possibili applicazioni. Sicuramente, non applicazioni serie. Prometto solennemente di osteggiare l’adozione del termine in ogni modo possibile, principalmente dileggiando chi se ne servirà.

  7. 1 marzo 2013 15:42

    Nautilus:

    “Mice” è fantastico! 🙂

  8. 1 marzo 2013 17:09

    giupina:

    “fono” è asciugacapelli anche in Sicilia 🙂

  9. 1 marzo 2013 23:53

    ArgiaSbolenfi:

    Per me che non sono più tanto giovane, “(ph)ono” è soltanto l’ingresso per il giradischi dell’amplificatore. Potrei sbagliarmi, ma mi pare che ai tempi venisse tradotto proprio in “fono”.

  10. 17 marzo 2013 16:25

    rossa:

    Penso che in gran parte dell’Italia centro-meridionale “fono” sia sentito solo come una storpiatura di “phon”.

  11. 28 aprile 2013 12:45

    danny:

    madonna che gentucola e che discussione importante1