Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Election days…

Come accennavo ieri a proposito di focus, non ho potuto fare a meno di notare le molte parole inglesi usate dai media italiani per parlare di elezioni italiane, a cominciare da titoli scontati come Election day(s) e The Day After.  Ho raccolto qualche altro esempio.

Nuovi poll

Sapevamo già cosa sono gli exit poll (che tempo fa da un giornalista RAI ho sentito pronunciare “pul”). Quest’anno sono diventati onnipresenti anche gli intention poll, i sondaggi fatti subito prima del giorno di voto, e gli instant poll, i sondaggi fatti nel giorno di voto, che qualche amante dei prodotti Apple ha abbreviato in i-poll.

Effetto social

Confermato l’uso di social sia come aggettivo (ad es. psicodramma social) che come sostantivo; in questo contesto, i commentatori più seguiti e che sono percepiti come autorevoli (o comunque in grado di influenzare l’opinione pubblica) sono descritti come influencer (esempio: Elezioni, è sorpresa anche sui social. L’euforia dei grillini, il silenzio di molti influencer). La pronuncia italianizzata, “influènser”, si discosta da quella inglese che invece è /ˈɪnflʊənsə/, con l’accento sulla prima sillaba.

Altri esempi dal sommario degli approfondimenti al voto di La Stampa, dove si notano un ibrido di italiano e inglese (fotogallery anziché photogallery), liveblog e datablog e un termine informatico abbastanza recente, big data:

fotogallery –il voto social – liveblog – datablog – big data

Big data

Big data porta a uno speciale sul voto dove però non c’è alcuna spiegazione del termine (l’unica occorrenza appare nel profilo dell’analista Gianni Riotta), eppure è un neologismo non ancora molto diffuso al di fuori di ambiti specializzati. Identifica set di dati estremamente vasti e complessi che vengono raccolti, manipolati ed elaborati usando particolari strumenti, procedure e processi che consentono di ricavare analisi molto specifiche, ad es. sentiment analysis di quanto succede sui social network.

Too close to call

Ho anche visto il titolo Alfano invoca too close to call: “Scarto minimo”. Il testo che segue non chiarisce il significato dell’espressione inglese ma dubito che tutti i lettori italiani sappiano che close è anche un aggettivo (qui “serrato” nel senso di “di stretta misura”) e che il verbo call vuol anche dire “dichiarare un risultato” o “predire”. 
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E voi che esempi avete notato?
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Vedi anche: L’invasione degli anglicismi

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6 commenti a “Election days…”

  1. 27 febbraio 2013 00:23

    Francesco:

    Dico solo che mi sa che i-poll siamo noi Italiani quando siamo chiamati alle urne….. 😀

    (solo per sdrammatizzare, visto che la situazione è davvero complicata e non ce la possiamo proprio permettere!)

  2. 27 febbraio 2013 00:33

    Licia:

    @Francesco 😀

    Davvero, e non so proprio cosa rispondere a tutti gli amici stanieri che da ieri mi chiedono come sia possibile un risultato del genere…

  3. 27 febbraio 2013 05:04

  4. 27 febbraio 2013 14:30

    Licia:

    @Steve, grazie. Aggiungo la vignetta perché la trovo interessante da un punto di vista di conoscenze enciclopediche:

    vignetta di Steve Bell per The Guardian

    Presume infatti che il lettore tipico di The Guardian abbia familiarità non solo con il concetto storico di Risorgimento ma conosca anche il significato letterale della parola (non mi pare immediatamente collegabile a resurgence).

  5. 27 febbraio 2013 14:55

  6. 27 febbraio 2013 15:27

    Licia:

    @Enrico, grande fantasia questi tedeschi, sempre copertine con pizze o spaghetti!! 😉

    Invece a proposito di associazioni tra le parole ed etimologia, ne approfitto per segnalare un breve post di Linda Liguori, esperta di naming, Berlusconi: nomen est omen?.