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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Bar, barman e barista

In il patio ≠ el patio ≠ the patio ho mostrato come nel passaggio da una lingua a un’altra una stessa parola possa subire cambiamenti di significato e designare concetti simili ma non equivalenti. I sostantivi bar, barman e barista sono un altro esempio.

immagine da The GuardianIn Inglese, un bar è un locale dove si servono bevande alcooliche; la parola è stata adottata in italiano alla  fine dell’800 per designare un esercizio pubblico dove invece si consumano bevande di ogni genere o cibi leggeri.

In Italia un buon caffè si beve al bar, mentre nei paesi di lingua inglese si va a bere un caffè in un café, coffee shop o coffee house, ma non in un generico bar*.

Chi lavora in un bar inglese è un barman (o una barmaid), in un bar americano un(a) bartender. Chi lavora in un bar italiano si chiama barista; si usa anche l’anglicismo barman che però ha assunto un’accezione particolare: descrive il barista di un locale di un certo tono, specializzato in cocktail.

Qualche anno fa la parola italiana barista è stata presa in prestito dall’inglese ma con un significato più ristretto: barista è chi lavora in un locale specializzato in caffè, come ad es. la catena americana Starbucks. Il plurale è baristas e c’è anche chi usa la forma baristo per specificare che si tratta di un uomo. Come altre parole italiane usate nella “cultura del caffè” nata in America, anche barista può avere una connotazione pretenziosa, rafforzata dall’associazione ad altre parole formate con il suffisso -ista.

* Solamente se preceduta da un altro sostantivo che ne modifica il significato, in inglese la parola bar può anche descrivere un locale, di solito di piccole dimensioni, che offre un servizio particolare, ad es. sandwich bar, sushi bar e anche espresso bar e coffee bar.


Rimanendo in tema alimentare, altri esempi di pseudoprestiti italiani in inglese americano in Bimbos in stilettos eating pepperoni paninis e Trenta: quasi un litro in America (nomi italiani per formati americani, incluso il neologismo trippio); da Silvia Pareschi, Giù le mani dal latte! sulla cultura del caffè in America.

Nuovi post:
♦  Il bar della stazione, in inglese (e café, coffee shop, cafeteria)
♦  Inglese farlocco: Latte Days

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7 commenti a “Bar, barman e barista”

  1. 22 febbraio 2013 15:27

    Stefano:

    Il barista e il salumiere sono due categorie per le quali vorrei vedere un barista (o salumiere) americano lasciato una giornata in un esercizio italiano. Credo che volerebbero le urla. Mai visto un barista americano prepararti un cappuccino? Mette una tazzina da espresso sotto la macchina; prepara il caffè; prende una tazza grande; ci versa il caffè; prende il bricchetto del latte, a cui è attaccato un termometro; scalda il latte col vapore e fa la schiuma; versa il latte; scucchiaia la schiuma. Risultato: assolutamente identico a quello di un barista italiano che, nel frattempo, ha servito tre espressi, due cappuccini uno senza schiuma, un latte macchiato, un caffè d’orzo in tazza grande e ha preso ordini per altre dodici cose. Il salumiere: immaginare la stessa scena, ma con due etti di prosciutto

  2. 22 febbraio 2013 16:27

    Licia:

    @Stefano, immagino l’effetto che faccia a un italiano che vive in America!

    L’illustrazione nel post è presa da What I’m really thinking: The coffee shop barista (sezione Life & Style in The Guardian) e in uno dei commenti si legge: “Having lived in Italy I find it painful to watch cofe [sic] shop staff labour to make these disgusting and tasteless concoctions with no coffee in them at all”.

    E a proposito di baristi, anzi, baristas e parole italiane, una scena dal film Role Models:

  3. 22 febbraio 2013 16:47

    Riccardo:

    @Stefano, “Risultato: assolutamente identico a quello di un barista italiano…”

    “assolutamente identico”???

    No, per favore, non scherziamo: la schiuma di latte la solidificano fino a farla diventare della consistenza circa del polistirolo espanso; il caffè è tiepido, visto che viene versato dal bricchetto di metallo (non lo fanno direttamente in tazza) a una tazza gelida (di solito non le tengono sulla macchina, anche quando hanno tazze, e non bicchieri di cartone). Il sapore del caffè fa schifo, visto che è di pessima qualità per iniziare, tostato fino a bruciarlo, e probabilmente fatto alla temperatura sbagliata.

    Io non vorrei vedere un barista americano in Italia: vorrei vedere quelli italiani qui in America.

  4. 22 febbraio 2013 17:23

    Licia:

    @Riccardo, non sarà un caso che in Italia Starbucks e i suoi cloni non ci sono 😉

  5. 23 febbraio 2013 19:28

    ilaria:

    Che casualità, proprio oggi leggevo un altro articolo del Guardian (http://www.guardian.co.uk/lifeandstyle/2013/feb/20/1701-people-apply-for-eight-barista-jobs) dove è spiegata questa differenza!

  6. 25 febbraio 2013 18:55

    Riccardo:

    Un po’ lunga, e in spagnolo, ma illustra bene una delle altre ragioni (oltre a quella principale, e cioè che fanno un caffè ch fa schifo) perché odio Starbucks [Nota culturale Oxxo – catena di supermercati in Messico; “wey”, pronunciato “buey” = “tizio”]:

    UN CLIENTE ENTRA AL STARBUCKS…

    CLIENTE: Buenas tardes. Un café por favor…

    STARBUCKS: Buenas tardes. Bienvenido a Starbucks Plaza Dorada, donde servimos el mejor café del mundo, soy Antonio, su “coffee-tender” en turno. ¿En qué puedo servirle?

    CT: Bueeenas taaardes. Le repito: un café por favor…

    SB: Qué tamaño desea?

    CT:* Chico.

    SB: No tenemos chico. Tenemos Tall, Grande, Gigante, Super grande y Máximum…

    CT: … ¡! … ¿El más chico de todos esos?

    SB: Es el Tall.

    CT: ¿Que “Tall” no significa “alto” en español? … ¿alto = grande?

    SB: No sabría decirle señor… ¿cómo quiere su café?

    CT:* (Suspiro de resignación)… Mmm… con leche!

    SB: Si, pero lo quiere descafeinado, expreso, americano, mexicano, italiano, colombiano, venezolano, brasileño…

    CT: Quiero un café café, nada de descafeinado ni de otras cosas raras… un café americano normal con leche.

    SB: ¿Late?

    CT: ¿Qué? ¿Qué late qué?

    SB: Que si lo quiere late…

    CT: ¡Que quiero un café con leecheeee, saaaabe? … ¡No sé cómo le digan ustedes…!

    SB: ¿Quiere agregar un sabor? Tenemos vainilla, caramelo, chocolate, canela, “beylis”, cajeta, rompope,* moka y el nuevo sabor del mes: ¡chocobanana!

    CT: ¿Cómo??? … No gracias, quiero un café… café + leche = café con leche… café con leche y ya!!!

    SB: Ok… déjeme ver… tengo leche de soya, leche condensada, leche evaporada, leche de coco, o bien, leche entera, descremada, semidescremada y deslactosada y non-fat!… Ah! y crema líquida, en polvo y crema chantilly, todas de vacas contentas, orgánicas, no transgénicas y de empresas ecológicas, autosustentables y socialmente responsables…

    CT: Es una broma, ¿verdad?

    SB: ¿?

    CT: Mira, mejor así déjalo, sin leche… y no sé cómo le digan aquí al azúcar, pero si se puede, lo quiero con azúcar y si eso es mucho problema, pues así me lo tomo solo, sin azúcar…!!!

    SB: No señor, ¿cómo cree…? no es ningún problema, pero puedo ofrecerle azúcar glass, mascabado, estándar, refinada, tanto de caña como de remolacha, orgánica no transgénica; también tenemos splenda, canderel, sacarina, miel de abeja, miel de maple, miel de agave, fructosa…

    CT: … (mascando vidrio) … ¡Con azúcar, A Z Ú C A R ! Azúúúúúcar, normaaaal… carajoooo!

    SB: Ok, perdón señor… este… ¿lo quiere frio o caliente?

    CT: ¡! … Pues caliente! … ¿O cómo chingaos lo hacen ustedes…?

    SB: Es que puede ser caliente, frío, con hielos, helado, frapuchino – o sea: con hielo frappé -, con nieve de café, de chocolate, de vainilla, de moka, de “beilys” y el nuevo sabor del mes: ¡chocobanana!

    CT: ¡Caliente! Como Dios manda! … No entiendo… qué complicaciones!!!

    SB: (impávido) ¿Regular o cappuccino?

    CT: ¿¿¿¡Eh!??? Pues regular, o sea, normal… ¿Te refieres a esos con nievecita, bastante ridículos? ¿Esos que piden pa’ ponerle crema y chispitas y todas esas jaladas?

    SB: (impávido) Se llaman condimentos, señor… ¿Para aquí o para llevar?

    CT: ¿Cuál es la diferencia??

    SB: Si es “para aquí” se lo puedo servir en taza de cerámica y si es para llevar se lo debo de servir en contenedor desechable.

    CT: … (esforzándose para mantener la calma) ¿Y si es “para aquí” y lo quiero en contenedor desechable…?

    SB: (condescendiente) Mmmmmmmm… está bien, se lo puedo servir “para aquí” en contenedor desechable.

    CT: …

    SB: Disculpe, cuál es su nombre? (agarra un vaso desechable, un plumón y amaga con comenzar a escribir)…

    CT: (mirando suplicante al cielo) ¿Mi nombre..??? ¿Para qué quieren mi nombre? (in crescendo hasta convertirse en gritos ahogados) ¿Acaso lo que sigue es mostrar mi identificación para comprar un pinche café?* ¿Qué les pasa?

    SB: … (impávido) … …***… …

    CT: Está bien, me llamo Pepe…

    SB: Muy bien, Pepe, sale un café Tall caliente, sin leche y sin el sabor nuevo del mes (¡chocobanana!) y sin ningún otro condimento, “para aquí” pero en contenedor desechable, con azúcar normal… ¿alguna otra cosa?

    CT: …

    SB: Gracias por venir a Starbucks Plaza Dorada, donde servimos el mejor café del mundo, le atendió Antonio, su “coffee-tender” en turno… ¿alguna otra cosa que pudiera hacer por usted?

    CT: Se me ocurren algunas, pero mejor así déjalo…

    SB: (interrumpiendo) Lo paso con mi compañero Roberto, nuestro cajero en turno…

    (Pepe camina 1 paso y se enfrenta al sonriente cajero en turno).

    BOB: Buenas tardes bienvenido a Starbucks Plaza Dorada, donde servimos el mejor café del mundo, soy Roberto, su cajero en turno. ¿En qué puedo servirle?

    CT: …??? Voy a pagar un café…

    BOB: (observando atento su pantalla) Pepe, pediste un café Tall caliente, sin leche y sin el sabor nuevo del mes (¡chocobanana!) y sin ningún otro condimento, “para aquí” pero en contenedor desechable, con azúcar normal… ¿Es correcto?

    CT: (silencio, mirando fijamente al cajero)…

    BOB: ¿No desea agregar a su compra nuestra promoción de la semana que son dos galletas por $59.90 o 3 galletas por $89.90? Tenemos de nuez de macadamia, de nuez de castilla y de nuez de Chihuahua , de avena con arándanos, de kiwi con fresas y el nuevo sabor del mes: ¡chocobanana! que combinaría con su café si lo hubiera pedido de chocobanana…

    CT: (interrumpiendo con gritos desaforados) ¡¡¡NOOOOOOOOOOOO, QUE SOLO QUIERO UN CAFÉÉÉÉÉ, UN SIMPLE CAFÉ… ME LLEVA LA CHINGADA CON USTEDES…!!! (y se queda pensando: ¿de que tamaño serán esas pinches galletas tan caras…?)

    BOB: (impávido) Está bien Pepe, son $55 pesos.

    CT: (vociferando y ahora ya en color púrpura) ¿QQQQUUUUUÉÉÉÉÉÉ´??? … ¿CINCUENTA Y CINCO PESOS POR UN PINCHE CAFÉ???

    BOB: … (impávido)…

    CT: (mirando intermitentemente al SB, BOB y los demás espantados clientes del lugar) ¿Saben qué? Cambié de idea: ¡Ya no quiero nada y váyanse todos a CHINGAR A SU MADRE!!!!

    BOB: Pepe, fue un placer atenderte, soy Roberto, su cajero en turno, que le vaya bien, esperamos que haya disfrutado su estancia y regrese nuevamente a Starbucks Plaza Dorada, donde servimos el mejor café del mundo…

    * PEPE LLEGA A UN OXXO :

    OXXO: (el empleado muy ocupado, como siempre en todos los OXXOS, revisando papeles y haciendo cuentas, sin levantar la vista) Buenas noches…

    CT: (sin responder al saludo) Un café con leche…

    OXXO: Ahí en el mostradorcito está todo. Agarre lo que quiera y aquí le cobro… son 10 pesos del café…

    CT: Aquí tiene… Gracias, muchas gracias, que Dios lo bendiga, buen hombre… que sea usted muy feliz el resto de su vida ♥

    OXXO: (observando asombrado a aquel hombre que se aleja con aire satisfecho y relajado mientras toma el primer sorbo de su café con leche) No cabe duda que aquí en esta chamba uno se encuentra con cada wey tan raro…

  7. 25 febbraio 2013 20:07

    Licia:

    😀