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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Vecchi e nuovi troll

immagine di trollIl significato del sostantivo troll in ambito Internet (blog, forum e altre comunità virtuali) è conosciuto: «una persona che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi(Wikipedia).

Anche il significato più ricorrente di troll, da cui di solito si fa derivare l’uso “moderno”, è noto: «nelle leggende scandinave, abitante demoniaco di boschi, montagne, luoghi solitari: corrisponde all’orco di altre tradizioni popolari europee» (Devoto Oli).

È però più probabile un’altra etimologia, meno nota ma preferita da dizionari autorevoli come Oxford Dictionaries: una risemantizzazione di trolling, un tipo di pesca in cui si fa muovere un’esca (metafora molto sfruttata in Internet, cfr. Esche digitali: click bait), e a cui si fa risalire anche l’uso nel gergo militare del verbo troll: dai tempi della guerra nel Vietnam, i piloti americani lo usano per descrivere una modalità di azione in cui aspettano o cercano di provocare una reazione dal nemico. Inoltre, inizialmente era chiamato troller e non troll chi disturbava nei gruppi di discussione di Usenet dove pare sia nato il concetto di trolling.

Trovate questi e altri dettagli in Trolls: where do they come from?, che evidenzia anche come ultimamente in inglese troll sia passato dal gergo di Internet a quello giornalistico, dove ha subito uno slittamento di significato. Ora viene usato anche come sinonimo di bully, chi ha un comportamento intimidatorio (cfr. bullismo, mobbing e bullying), anche se nelle comunità virtuali chi provoca con minacce dirette ha un altro nome, flamer.

Vignetta The Internet troll, as a child Ho consultato vari dizionari italiani e mi sembra che solo lo Zingarelli 2013 includa il significato “informatico” di troll (ma non del corrispondente verbo trollare).

È invece molto dettagliata la voce Troll (Internet) di Wikipedia, che ha anche dei brevi profili dei troll e le loro motivazioni, ad es. ricerca di attenzione e “reazione a situazioni di disagio familiare, scolastico, finanziario o relazionale; per esempio combattendo sentimenti di inferiorità attraverso l’esperienza di controllare un ambiente”.


Nuovo post (febbraio 2014): Trollaio e altre parole nuove

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8 commenti a “Vecchi e nuovi troll”

  1. 13 novembre 2012 17:15

    Elio:

    Alla azzeccatissima descrizione aggiungerei che la vita sociale dei troll di professione è sicuramente molto limitata: i loro interessanti e giornalieri commenti si trovano sparsi per tutta la rete. Al contrario della maggior parte di noi comuni mortali, sembrerebbe che loro abbiano molto tempo libero a loro disposizione…

  2. 13 novembre 2012 21:44

    Rose:

    Conosco un paio di troll, dei volgari prepotenti che, ovunque vadano sul web, creano disaccordi e malanimo. Come dice Wikipedia, il loro scopo è “controllare un ambiente” ed è quello che cercano sempre di fare, se gli si lascia spazio. Su uno di questi, che ha rovinato e fatto chiudere un forum, ho scritto a suo tempo una breve “storia” che mi permetto di postare qui:

    Alla corte di un re (di cui non diremo il nome non tanto per rispetto della privacy, quanto per evitare possibili ritorsioni) vigeva un’etichetta ferrea. Tutto ruotava attorno alla sua persona ed egli esercitava un potere assoluto sui sudditi.

    C’erano stati dei predecessori meno autoritari, ma ora il popolo languiva e perfino i cortigiani avevano spesso difficoltà a venire incontro a ogni suo capriccio.

    La giornata era scandita dalle varie attività del re, dalla toletta del mattino, alla preparazione per il riposo serale.
    Particolare attenzione veniva data alla sua dieta: di ogni piatto si discutevano i pro e i contro, perché il re tendeva alla pinguedine.

    A intervalli regolari, tutta la corte doveva alzarsi in piedi e tesserne le lodi con espressioni di meraviglia.

    Il re si piccava anche d’essere poeta e sottoponeva spesso i sudditi alla declamazione delle sue composizioni.

    Era stata istituita persino la carica (non molto ambita, a dire il vero) di “Lodatore dei peti di Sua maestà”.

    Inoltre, il re vagheggiava spesso di passate conquiste in campo femminile, ma nessuno era mai riuscito a trovare testimonianze attendibili a questo riguardo.

    Si era levata qualche voce di protesta nel tempo, ma era stata messa subito a tacere. Alcuni dissidenti avevano preso volontariamente la via dell’esilio e si erano stabiliti in lande più ospitali.

    Un giorno il re declamò una delle sue poesie, davanti a tutta la popolazione. Pur essendo per sua natura un despota, gli piaceva molto parlare di giustizia e libertà. Anche quel giorno non risparmiò la retorica e concluse col suo usuale tono enfatico.

    Prima che il capo claque desse il via agli applausi, si levò una voce dalla folla:

    “Ma non è meglio la Vispa Teresa?”

    Ciao, Licia. Scusa se ho abusato del tuo spazio, ma l’argomento mi ha toccata da vicino. Non sapevo che fosse una tipologia di persone già così ben studiata, in rete. Forse potremmo lanciare il termine “trollismo”, che ne dici?

  3. 13 novembre 2012 23:51

    Licia:

    @Rose, in effetti è un problema molto diffuso. Un aspetto curioso del trollismo è che ci sono anche persone, più o meno disturbate (o semplicemente maleducate), che non si rendono neanche conto di essere dei troll.

  4. 14 novembre 2012 20:54

    Rose:

    Ci sono anche quelli che si prendono molto sul serio… non dei veri e propri troll, dei trollini, più che altro. 😉

    La rete è un bel (si fa per dire) campionario di umanità.

  5. 15 novembre 2012 00:08

    Francesco:

    Spesso in Rete c’è solo la riproposizione digitale della “casistica” umana, niente di più. E’ una questione soprattutto di educazione, al di là di essere riconoscibili in Rete o meno. Poi è chiaro, ci sono tante persone che credono di poter fare quel che vogliono solo perché sono e si sentono in un mondo (apparentemente) non reale, ma qui il discorso diventerebbe potenzialmente infinito.

    Tra l’altro segnalo un’immagine che ho visto proprio oggi e che calza a pennello al 100% (non si deve essere per forza esperti di internet memes, basta leggere il messaggio)! 😀

    Link!

  6. 15 novembre 2012 08:59

    Luisa:

    A nessuno viene in mente che quelli che banalmente chiamate troll si divertano a provocare la vostra insipiente reazione? Che il loro obiettivo sia fare in modo che siate voi stessi a ridicolizzarvi dando fondo a tutto il vostro bagaglio di paure?

  7. 15 novembre 2012 10:47

    Licia:

    @Francesco, grazie per la vignetta, l’ho aggiunta direttamente al tuo commento.

    Rispetto alle pronunce inglese e americana, trovo parecchio più efficace la pronuncia italiana di troll, con r evidente e tanto di doppia l, perché mi sembra che accentui proprio l’aspetto “in-umano” ;-).

    E a proposito di vignette, anche questa di Savage Chickens mi era piaciuta (perché non tutti i troll sono anonimi o usano uno pseudonimo!):

    @Luisa, mi sembra che i commenti semplicemente aggiungano sfumature al significato che si attribuisce alla parola troll, che è l’argomento del post. A proposito, ho notato una stranissima coincidenza: sai che hai lo stesso indirizzo IP di un altro lettore che anche ieri ha commentato qui nel blog?

  8. 16 novembre 2012 08:04

    Rose:

    Sgamato il troll! Niente sfugge alla nostra padrona di casa. 😉 Scherzi a parte, ho scoperto che esiste già una letteratura sui troll e sul trollismo; il termine è usato da tempo, non mi sono inventata niente 🙁

    E, purtroppo, esiste anche la versione femminile, la trolla.

    http://www.utes-trolls.com/WE/trolla10.jpg