Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Il “non detto” su Marte

locandina Curiosity - 12 concerti per esplorare nuovi mondi (Teatro Dal Verme)

Questa bella locandina di un teatro milanese mi ha fatto pensare a un argomento descritto in Conoscenze enciclopediche e su cui torno spesso: le informazioni linguistiche ed extralinguistiche che il lettore usa nell’interpretazione di un testo (con o senza immagini) per formulare inferenze sul “non-detto”. In questo caso i riferimenti sono a Curiosity, il rover della NASA che dallo scorso agosto [2012] sta esplorando Marte, il pianeta rosso.

Mi ha anche ricordato due vignette in inglese che ho visto qualche settimana fa e che esemplificano i concetti di “non detto” e di cooperazione del lettore nel funzionamento dei meccanismi umoristici.

Entrambe le vignette usano la stessa idea ma la realizzano in modo diverso perché diverse sono le competenze del “lettore tipico” (lettore modello) a cui sono rivolte:

vignetta
       Vignetta 1: Glenn Foden

RECENTLY ON MARS
      Vignetta 2: Geek&Poke

La vignetta 1, destinata a un pubblico americano generico, rende esplicito il nome del veicolo ma dà per scontato che le conoscenze enciclopediche dei lettori includano il modo di dire curiosity killed the cat e due riferimenti di cultura popolare, Houston, we have a problem (Apollo 13 e quindi NASA) e I taut I taw a puddy tat (la frase pronunciata dal canarino Tweety, per noi Titti: mi è semblato di vedele un gatto).

La vignetta 2, di un autore tedesco e destinata a un pubblico internazionale di “geek”, quindi anche non madrelingua inglese, rende esplicito il modo di dire ma dà per scontato che i lettori sappiano che su Marte c’è un rover e che ne conoscano il nome.

Da un punto di vista diacronico, va anche considerato che in questo periodo si è parlato molto di Curiosity e quindi è facile cogliere il riferimento, ma quando il nome scomparirà dai media le vignette potrebbero perdere efficacia.

Questi aspetti di analisi del testo sono familiari ai traduttori, che identificano l’insieme di informazioni linguistiche e soprattutto extralinguistiche usate dal lettore tipico del testo originale per formulare inferenze sul “non-detto”, e quindi decidono le strategie di traduzione più adatte in base alle competenze del lettore a cui è destinato il testo tradotto.

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Altri esempi di inferenze sul "non detto” in
Animali volanti e decodifiche aberranti,
Difficile da tradurre: plumber’s cleavage (e Sugar Plumber Fairies nei commenti),
Quando Eminem è meglio di John Wayne (conoscenze enciclopediche di tipo generazionale).

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6 commenti a “Il “non detto” su Marte”

  1. 6 novembre 2012 09:38

    Marco:

    Trovo bellisima la vignetta 2 🙂

  2. 6 novembre 2012 10:29

    rossa:

    Anch’io, non essendo di lingua inglese, ho apprezzato molto di più la seconda vignetta (a me il “I taut I taw a puddy tat” non evocava nulla, non riconoscevo in esso il familiarissimo “mi è semblato di vedele un gatto”). E il detto “Curiosity killed the cat” l’ho scoperto a suo tempo (taaaaaanti anni fa) grazie al gruppo musicale.

  3. 6 novembre 2012 11:22

    Licia:

    @rossa, per me la frase I tawt I taw a puddy tat sarà sempre legata al ricordo di un amico americano che mi aveva insegnato a dire I tought I saw a pussy cat alla maniera del canarino durante un corso di tedesco (si era discusso della parola tedesca Lispeln, il difetto di pronuncia che è lisp in inglese e sigmatismo in italiano). Quando, anni dopo, ho finalmente sentito l’originale grazie a YouTube, sono rimasta un po’ delusa perché non era proprio come me l’aspettavo…

  4. 6 novembre 2012 12:33

    Vlad:

    Nella 1) la citazione di Tweety mi sa del “troppo che stroppia”, anche se l’ho riconosciuta facilmente. Con il solo balloon di sinistra e senza quello di destra, la troverei strepitosa.

  5. 6 novembre 2012 21:26

    Rose:

    Titti per noi parla come i cinesi, alla fine.
    Ricordo a Varese una telefonata di mio fratello ad un ristorante cinese. Si trovava, gli dissero, in “Via Valesina”.
    “Valesina, con la elle di Lecco?” chiese mio fratello, che non era pratico della città.
    “No, con elle di Loma” gli risposero. 😉

    Le vignette sono simpatiche entrambe e interessante la faccenda delle competenze del lettore.

    Adesso cerco su youtube come parla Titti in inglese. 😀

    http://www.youtube.com/watch?v=MvNfPSXWZqw

    Uuuh, che vocione! E’ molto più simpatico in cinese… volevo dire in italiano! 😉

  6. 12 novembre 2012 12:02

    Anna Laura:

    Post molto interessante. Non conoscevo la frase di Titti in inglese e neppure io sospettavo il vocione originale. 😀