Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Hangover

vignetta intitolata THE NEXT MORNING  Dialogo tra due zucche intagliate il giorno dopo Halloween: –– MY HEAD HURTS,  MY THROAT’S SCORCHED, AND I HAVE A TERRIBLE TASTE IN MY MOUTH.  –– MAN, WE GOT LIT LAST NIGHT.

Lit (part. p. del verbo light) è uno dei numerosi sinonimi di drunk – Vignetta Rhymes with Orange

Subito dopo la laurea avevo insegnato italiano in un’università inglese. Una domanda ricorrente degli studenti era come si dicesse hangover, per poter tradurre frasi per loro molto comuni come I’ve got a terrible hangover.

Rispondevo che si poteva dire postumi da sbronza o sbornia ma che non era un’espressione equiparabile, né come frequenza d’uso né come registro. Spiegavo che in Italia la cultura del bere era molto diversa, che gli studenti italiani non condividevano l’abitudine di bere esageratamente nel fine settimana, e che probabilmente anche per questo non si sentiva l’esigenza di una parola specifica da usare nel linguaggio comune (come invece Kater in tedesco o resaca in spagnolo).

Nel frattempo in Italia si beve molto di più, al punto che l’espressione binge drinking è entrata nei dizionari. Qualcuno mi sa dire se in italiano ora c’è anche qualche nuova parola equivalente a hangover e se c’è chi effettivamente usa spranghetta?

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11 commenti a “Hangover”

  1. 1 novembre 2012 16:44

    Silvia Pareschi:

    Uhm, che io sappia no, e non ho mai usato “spranghetta” in una traduzione perché sono sicura che me lo avrebbero cassato come regionalismo. E così mi tocca sempre destreggiarmi con giri di parole.

  2. 1 novembre 2012 18:34

    Carla Crivello:

    Sarà anche un regionalismo ma ‘spranghetta’ la si trova nei Promessi sposi, cap. XV “E, tra la sorpresa, e il non esser desto bene, e la spranghetta di quel vino che sapete, rimase un momento come incantato…” Ho trovato ‘spranghetta’ anche tra i quesiti posti tempo fa a G. De Rienzo sul Corriere della sera http://www.corriere.it/Rubriche/Scioglilingua/2003/28novembre.shtml

  3. 1 novembre 2012 19:19

    Licia:

    @Silvia, immagino che nella narrativa contemporanea di lingua inglese non manchino le occorrenze di hangover!

    @Carla, un dettaglio per me interessante è che i dizionari Devoto Oli e Treccani marcano spranghetta come familiare, mentre il Sabatini Coletti come popolare, ma nessuno lo dà come desueto (anche se le citazioni del Vocabolario Treccani non sono certo recenti: oltre a quella di Manzoni, un’altra da Bacco in Toscana di Francesco Redi, un libro del 17701685). Non credo di averlo mai sentito dire da nessuna persona, però come molte parole può darsi che invece in qualche zona d’Italia sia effettivamente usato?

  4. 2 novembre 2012 01:31

    Mauro

    Sinceramente non mi risulta che in italiano ci sia un’espressione paragonabile a “hangover” o “Kater”.
    L’hangover anglosassone e il Kater tedesco sono le conseguenze della sbornia, non la sbornia stessa.
    E “spranghetta” è molto, troppo regionale (talmente regionale che anche in Lombardia, dove è nata, non è conosciuta dappertutto).
    No, a ragione o a torto, un corrispettivo italiano non esiste. L’hangover o il Kater da noi rimangono ancora solo le “conseguenze della sbornia/sbronza”.

    Devo comunque aggiungere un’ulteriore differenza tra Italia e area tedesca (parlo dell’area tedesca perché ci vivo, ma credo che nel mondo anglosassone non sia poi così diversa la cosa): in Italia è raro che uno esca la sera con l’obiettivo di ubriacarsi, se uno si ubriaca è perché con la compagnia non sa controllarsi, non perché lo ha deciso a priori. In Germania è invece normale la sera uscire con l’obiettivo preciso di ubriacarsi. L’ubriacatura non è un incidente, è voluta.
    Quindi uno in Germania sa già prima di uscire la sera che la mattina dopo starà male, avrà il “Kater”, mentre uno in Italia non lo sa a priori.
    Forse anche per questo qui hanno inventato un nome per la situazione (che poi, per inciso, la traduzione letterale di “Kater” è “gatto”), mentre in Italia no.

    Lo so, ho scritto un romanzo, spero che mi perdonerai 🙂

    Saluti,

    Mauro.

  5. 2 novembre 2012 11:02

    Francesco:

    Ho come l’impressione che una traduzione corretta (in italiano) di hangover esista solamente all’interno di contesti linguistici locali. Nel nord-est della Sardegna, per dire, si usa “sberla”.

  6. 2 novembre 2012 13:55

    Rokurota:

    Volevo giusto segnalare che in francese si dice “avoir la gueule de bois”, avere la bocca impastata, dura come legno.

  7. 2 novembre 2012 15:56

    Marco:

    Degli amici inglesi usavano anche l’espressione “the morning after of the night before” per riferirsi all’hangover.

  8. 2 novembre 2012 18:08

    Suom(I)taly:

    In finlandese si usa la parola “krapula” per indicare i postumi della sbronza.

  9. 2 novembre 2012 18:09

    Licia:

    Grazie a tutti per le informazioni. Io intanto ho provato a indagare tra alcuni universitari romagnoli che però mi hanno detto che non conoscono alcuna parola particolare. Aggiungo anche che una ricerca ristretta a libri italiani rivela che in ambito clinico viene usato il prestito hangover, anche in testi non tradotti ma scritti da autori italiani.


    Quando avevo cominciato a lavorare con gli studenti inglesi per me era stato un piccolo shock culturale sentirli rispondere tranquillamente che ubriacarsi era la loro attività preferita nel fine settimana. Io, che allora avevo solo pochi anni più di loro, non riuscivo a immaginare nessuno dei miei coetanei italiani che potesse dichiarare una cosa simile, anzi, farsi vedere ubriaco sarebbe stato alquanto disdicevole e sooprattutto nessuno era tenuto a giustificarsi se era astemio. Nel contesto inglese, invece, era un’anomalia non bere, e così durante i pub crawl in cui si passava da un pub all’altro al solo scopo di bere, avevo imparato a ordinare succo di mela, che veniva servito in bicchieri a stelo e quindi facilmente confuso con il vino bianco, così evitavo le solite e molto insistenti domande.

    La mia esperienza è quindi simile a quella di Mauro, però da cosa mi raccontano altri mi sembra dii capire che i ragazzi italiani (diciamo quelli nati dopo il 1990) bevano in modo diverso rispetto a quelli della mia generazione.

  10. 3 novembre 2012 19:27

    .mau.:

    “spranghetta” non l’avevo mai sentito (o meglio, probabilmente lo lessi nei Promessi Sposi ma lo dimenticai illico et immediate)

    Ma “doposbornia” non lo si può usare?

  11. 3 novembre 2012 20:19

    Licia:

    @.mau., dopo(-)sbornia è un’espressione che scopro grazie a te: trasparente, efficace e vedo anche molto diffusa (assieme a doposbronza, ma c’è anche chi usa postsbronza e postsbornia). Mi verrebbe proprio da dire “come ho fatto a non pensarci?!?!”, ma si dà il caso che io sia praticamente astemia… 😉