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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

X e Z nei nomi dei medicinali

Ho la fortuna di avere poca familiarità con i medicinali, però mi incuriosiscono i loro nomi.

BenagolMi piacerebbe sapere, ad esempio, come mai un noto farmaco per disinfettare la gola si chiami Strepsils* nella maggior parte del mondo, incluse Francia e Spagna, ma Benagol in Italia (però la confezione è molto simile a quella originale inglese, con tanto di tipica S del logo).

Era stato proprio facendo l’associazione Benagol = Strepsils che mi ero resa conto di come il nome di un prodotto possa influenzarne la percezione: anche se più riconoscibili, i nomi descrittivi come Contramal, Viamal e Ansiolin a me risultano poco credibili e mi fanno preferire nomi più “asettici”. Era stato interessante scoprire che in alcuni paesi, ad es. gli Stati Uniti, sono vietati i nomi di farmaci che lasciano trasparire le indicazioni terapeutiche.

L’avevo letto in Behind the Numbers: Why Prescription Drug Names Span the Alphabet from X to Z [articolo non più disponibile], dove è era spiegato che per i nomi dei farmaci americani sono molto sfruttate le lettere X e Z, che sono le meno frequenti nel lessico generico e quindi comunicano unicità.

 X e Z hanno inoltre aspetti fonosimbolici che conferiscono una certa durezza al nome e lo fanno percepire come più efficace. Per la X intervengono anche associazioni a elementi della cultura americana (ad es. X-factor, Generation X, The X-Files, X-Box, Xerox) che suggeriscono innovazione e spinta verso il futuro

ZimoxBuona parte di queste caratteristiche sono rilevanti anche in altre lingue (la X è inoltre facilmente associabile all’uso “scientifico” nelle formule) e, grazie alla globalizzazione, anche in Italia si riscontra una forte presenza di nomi di farmaci con X e Z (e Y) . 

Il successo di un medicinale dipende anche dal suo nome spiega che i nomi per il mercato italiano devono comunque rispondere a determinati criteri europei: non devono essere simili a quelli di altri farmaci e “non devono contenere denominazioni che in qualche modo siano promozionali per il prodotto, o ingannevoli per quanto riguarda le indicazioni o le caratteristiche farmaceutiche del medicinale”. Anche in questo settore sono quindi fondamentali le valutazioni di globalizzazione.
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* In inglese Strepsils fa riferimento a strep, la forma abbreviata di streptococcus, il batterio responsabile di molte infezioni alla gola (strep throat è quella che molti italiani descriverebbero come faringite).
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7 commenti a “X e Z nei nomi dei medicinali”

  1. 9 ottobre 2012 15:11

    Francesco:

    Io continuo a dire che la scelta del nome “Maalox” per un medicinale che dovrebbe far bene sia un mezzo autogol… 😀

  2. 9 ottobre 2012 15:48

    Stefano:

    Sei in buona compagnia, anche Umberto Eco non ama i nomi troppo descrittivi finto-dissimulati – immaginava l’andare in farmacia e chiedere qualcosa che si chiama Anosan, Prostatil o Piattolax.

  3. 9 ottobre 2012 16:26

    linus:

    Per me Strepsils è troppo vicino a Streptosil e genera confusione, il motivo deve essere quello. (sarebbe da verificare se altrove quella polverina si chiama streptosil o no!)

  4. 9 ottobre 2012 20:40

    Rose:

    Bah! Io non ci vedo niente di male nel nome di un farmaco che suggerisca lo scopo che ha. Mi sembra una semplificazione, prescindendo dalle ragioni commerciali di concorrenza. In fondo, anche l’utilizzo di nomi che suonano più “scientifici” ha motivazioni che fanno leva sulla psiche dei consumatori. Le case farmaceutiche non hanno scopi umanitari, quest’è certo.

  5. 11 ottobre 2012 00:22

    Licia:

    Grazie per tutti gl esempi.

    @Stefano e Francesco, a proposito di nomi assurdi, ho ricevuto un contributo a voce che pensavo fosse uno scherzo, ma ho verificato ed esiste davvero: c’è un farmaco ad uso maschile che si chiama Sustanon, a base di testosterone. No comment!

    @linus, spiegazione davvero molto probabile. A proposito di Strepsils, stasera un amico mi ha detto che il post gli ha chiarito un epdisodio a cui aveva assistito un paio di giorni fa in una farmacia di un paesino di campagna. Prima di lui c’era un inglese, che non parlava neanche una parola di italiano, che aveva chiesto un prodotto per il mal di gola, aiutandosi anche a gesti. Il farmacista gli aveva indicato una confezione di Benagol e il mio amico era rimasto perplesso che l’inglese avesse annuito immediatamente davanti a un prodotto con il nome “italiano”. Esempio interessante che mostra che il riconoscimento del prodotto in questo caso non è avvenuto attraverso il nome, diverso, ma alla confezione, praticamente uguale.

    @Rose, nel caso di Su•sta•non sembra addirittura che la casa farmaceutica voglia prendersi gioco del malato! 😉

  6. 11 ottobre 2012 07:48

    Rose:

    Non mi stupirei. Quelli si sono dimostrati dei profittatori (vedi il diffondere panico su certe influenze, per vendere milioni di vaccini). Un mio conoscente fa l’informatore scientifico (quei rappresentanti di medicinali che ti passano davanti, dal medico, senza fare la fila). Le loro convention sono sempre all’estero, in luoghi di villeggiatura… Chissà perchè.

  7. 26 ottobre 2012 09:34

    efano:

    Ho preso qualche mese fa un medicinale contro il mal d’auto. Nome commerciale: Valontan.