Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Misuratore “caudale”

Carla Crivello di Buone Idee / Good Ideas mi segnala il cartello visto in una banca:

Si comunica alla gentile clientela di ritirare il biglietto numerato al codometro blu posto all'inizio del salone.

Come twitterologo, anche codometro è un esempio di parola che suggerisce un significato diverso da quello previsto: il suffisso –metro indica uno strumento di misurazione e non di regolazione e infatti c’è chi usa codometro per indicare un “misuratore di attese”. In questo caso il contesto e le conoscenze enciclopediche risolvono le ambiguità ma non credo sia casuale che venga specificato anche il colore del dispositivo.

La comunicazione sarebbe più chiara sostituendo codometro con distributore, che è anche il termine usato dai produttori di sistemi o piattaforme eliminacode: distributore di scontrini / di ticket / di ticket a strappo ecc.

Ritengo che codometro vada catalogato come un esempio di linguaggio burocratico in cui, come riportavo qui, la trasmissione dei contenuti è spesso “subordinata all’obiettivo di stabilire con il destinatario una relazione asimmetrica” che evidenzi, attraverso stile, registro e lessico, “la posizione di superiorità dell’emittente sul destinatario”

In alternativa, codometro potrebbe essere il tentativo di usare una parola spiritosa* ma è poco probabile in un contesto bancario, specialmente di questi tempi…
 

* Carla ha trovato alcune occorrenze di “codometro” come traducente dell’inglese wagometer, un dispositivo che misura frequenza, velocità e intensità dei movimenti caudali dei cani per determinarne l’umore (wag = dimenare la coda, scondizolare).
.

Vedi anche: Usare sempre il flussometro! (scelte terminologiche e utente finale).

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17 commenti a “Misuratore “caudale””

  1. 3 settembre 2012 15:55

    Rose:

    A proposito del clima intimidatorio che si respira in certe banche, una volta un impiegato mi chiese se fossi “favorevolmente” conosciuta da qualcuno, lì. Fu più forte di me rispondere: “Favorevolmente, non so, ma conosciuta, senz’altro… Guardi che qui ci conosciamo tutti; l’unico nuovo è lei”.

    Che fosse l’inventore del codometro?

  2. 3 settembre 2012 15:57

    Mauro:

    Ma non hai capito!

    Il codometro è una nuova iniziativa del governo tecnico: verrà usato per misurare le code negli uffici pubblici e no e i risultati della misurazione verranno usati per gestire meglio le code stesse. 😀

    Saluti,

    Mauro.

  3. 3 settembre 2012 16:12

    .mau.:

    il codometro evidentemente serve a misurare me!

    (o magari, almeno per quanto riguarda i burocrati, serve a sapere quanto è lunga la coda in attesa, per capire se è sufficientemente corta da togliere un altro impiegato allo sportello)

  4. 3 settembre 2012 17:33

    Licia:

    @Mauro, @.mau., però questi sistemi implicano assenza di coda, nel senso letterale che la gente in attesa c’è ancora, eccome, ma non se ne sta in fila o assembrata davanti allo sportello e invece aspetta il suo turno seduta sulle apposite sedie, appoggiata al muro o accasciata per terra ;-).

    @Rose, bella risposta! Vado raramente in banca ma ho notato che agli sportelli sono tutti molto cordiali e, perlomeno a livello di abbigliamento, c’è meno formalità: pochi impiegati rigorosamente in giacca e cravatta, impiegate con mise non esattamente “classiche”.

  5. 3 settembre 2012 18:09

    Carla Crivello:

    Una perla di titolo 🙂

  6. 3 settembre 2012 19:38

    E allora ci vuole anche il pirlometro! « lituopadania:

    […] il primo pensiero che ho avuto dopo aver letto questo post di Licia sul… codometro. Dopo un paio di secondi, però, mi sono ricreduto: pirlometro è […]

  7. 3 settembre 2012 22:18

    Rose:

    @ Nautilus: ma queto aggeggio servirebbe a contare quanti pirla ci sono in fila o quanto uno è pirla?

    @ Licia: La vicenda che ho narrato risale a “qualche tempo fa”. Al giorno d’oggi è vero che il clima è molto più casual in banca… tranne che alla Banca d’Italia a Brescia dove, quando entri, ti ritrovi in un salone che devi attraversare per raggiungere gli sportelli. Ora, questi sono posti più in alto di te, tapino, che guardi in su con l’aria da questuante.

  8. 4 settembre 2012 07:41

    Nautilus:

    @ Rose:

    Quanto uno è pirla o quanti pirla ci sono in giro (più che in fila). Dipende solo da quale definizione vogliamo scegliere 🙂

  9. 4 settembre 2012 09:27

    Licia:

    @Nautilus, un approccio semasiologico! 🙂

  10. 4 settembre 2012 10:46

    Nautilus:

    Mi ha invece colpito sapere che potrebbero esistere dei dizionari onomasiologici; anzi, chiedo a te: ne esistono per davvero?

  11. 4 settembre 2012 11:04

    Licia:

    @Nautilus, bisognerebbe distinguere tra visualizzazione e struttura dei dati (come i dati vengono presentati all’utente finale e come è effettivamente impostato un database terminologico), però puoi provare OneLook Reverse Dictionary per fare ricerche in inglese partendo dal concetto, rappresentato dalla definizione. Non se se esista uno strumento simile anche per l’italiano (ci sono i dizionari analogici ma si parte da singole parole).

    Tempo fa avevo descritto brevemente OneLook in Dizionari inversi per l’inglese.

  12. 4 settembre 2012 19:18

    Francesco:

    Licia, il punto vero è che pensi troppo a ciò che può esserci (intenzione/efficacia comunicativa, ecc.) dietro un messaggio, che sia in banca, alla stazione o chissà dove (il che è solo un bene, sia chiaro). Magari chi ha scritto quel messaggio voleva solo essere figo nonostante il contesto più o meno formale del luogo, e ha scritto quella parola senza pensarci su, davvero.

    E la cosa bella è che noi siam qui a scervellarci su quel che avrebbe voluto/potuto dire (e ribadisco, la cosa fa più che bene…..basta non dirlo troppo in giro!!:P )

  13. 4 settembre 2012 21:24

    Licia:

    @Francesco, quando si è in una sala d’attesa bisogna pure trovare il modo per passare il tempo! 😉 Perlomeno non sono l’unica ad essere inesorabilmente attratta dai cartelli (ovunque siano)!! Ad esempio, recentemente in un pronto soccorso ho visto questo:

    Mi ha colpita perché quel giorno la maggior parte dei pazienti e di chi li accompagnava erano italiani in età avanzata oppure stranieri, il cui italiano in molti casi era sufficiente ma decisamente non avanzato.  Se è stato messo un cartello del genere, immagino sia perché c’erano dei problemi, e allora che senso ha usare una parola, seggetta, che sarà anche precisa ma che è raramente usata al di fuori di contesti specifici? Perché non preferire sedia, che fa parte del lessico di base ed è comprensibile da tutti? Dubito che il cartello volesse segnalare che ai non pazienti sono precluse solo le sedie a rotelle che hanno la seduta con la parte centrale rimovibile, ma non quelle senza tale caratteristica…

    PS Non ero io la paziente e quindi non ero andata in ospedale per farmi curare dalla deformazione professionale!!

  14. 4 settembre 2012 23:34

    Nautilus:

    Licia, grazie per il link.

    Ho provato il dizionario inverso per testarne l’efficia. Inserendo “capital of Lithuania” il primo risultato è Vilnius (corretto), ma usando la stringa “former capital of Lithuania” Kaunas si trova solo al sesto posto (e al primo c’è sempre Vilnius); modificando la frase in “ex capital of Lithuania” Kaunas sale al quarto posto.

    Ho provato anche soluzioni diverse come “device to turn on light” (switch prima risposta), “cube with dots” (die e dice prima e seconda risposta)e “group of lions” (pride prima risposta).

    Non so quanto possa essere utile, ma in parte sembra funzionare, anche se credo che continuerò a preferire l’uso dei motori di ricerca.

  15. 5 settembre 2012 00:27

    Francesco:

    No vabbè la seggetta vince! 😀

  16. 5 settembre 2012 08:19

    Rose:

    @ Francesco 😉
    E’ il SUO LAVORO, la terminologia e questo blog è un’appendice del suo lavoro. Ormai io mi sono ‘rassegnata’ 😉 … come all’approccio matematico di Nautilus alle cose della vita. Ognuno ha una propria ‘visione’. La mia, per esempio, è da ‘pressapochista’, temo. Però mi piace stare a sentire gli esperti.

    @ Licia
    Le ‘seggette’ sono da sballo. Quelle degli ospedali però non meritano il titolo, perché, solitamente, sono troppo sgarrupate.

  17. 5 settembre 2012 09:12

    Licia:

    @Nautilus, per risposte più precise ci vorrebbe IBM Watson! 😉