Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Social, uno pseudoprestito

Titolo del Corriere di qualche giorno fa (giugno 2012):

Titolo Corriere 8 giugno 2012: Uno spot? Meglio un commento sui social. Otto milioni di italiani orientano gli acquisti sui social.

L’aggettivo inglese social trasformato in italiano in un sostantivo è un esempio di pseudoprestito (falso prestito), una parola che ha l’aspetto di un prestito ma che nella lingua di origine ha un altro significato (o addirittura non esiste).

In italiano la parola social ha avuto un’evoluzione molto rapida:

fino al 2010, come notavo in itanglese 2 (social, digital e switch), social appariva essenzialmente all’interno di locuzioni in cui tutti gli elementi erano parole inglesi, ad es. social network, social media, social web;
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nel giro di breve tempo social ha cominciato a essere usato come aggettivo con il significato specifico, assente in inglese, di “relativo ai social network” (ad es. novità social, attività social); nei testi scritti, inizialmente questo uso era evidenziato in corsivo o tra virgolette ma è una convenzione che sta sparendo; 
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nel frattempo social è diventato anche un sostantivo, principalmente di numero plurale, usato come sinonimo di social network o di social media. Pensavo che l’uso fosse ancora abbastanza gergale o perlomeno informale ma l’articolo del Corriere dimostra il contrario.

Il sostantivo italiano social è stato creato grazie a un meccanismo improprio di accorciamento di locuzioni inglesi con cui viene privilegiato il determinante anziché il determinato, fenomeno riscontrabile in vari pseudoanglicismi, come golf da golf coat e reality da reality show (altri esempi in Cloud e lessico comune).

Il neologismo non mi piace affatto ma so già che mi ci dovrò abituare: basta fare qualche ricerca con “i social” seguito da un verbo, ad es. “i social sono” o “i social possono”, per ottenere decine di migliaia di risultati.

titolo: Pubblicità, il «post» meglio dello «post»Come nota a margine, mi è invece piaciuto il gioco di parole post – spot nel titolo del Corriere che rimandava all’articolo principale (e che giustificava l’uso delle virgolette per due parole invece ormai da tempo nel lessico italiano). Funziona solo in italiano perché anche spot è uno pseudoanglicismo, dall’accorciamento improprio di spot ad(vertisement).
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Vedi anche: Radiografia delle parole (cambiamenti linguistici e analisi diacroniche).

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7 commenti a “Social, uno pseudoprestito”

  1. 11 giugno 2012 09:35

    Luigi Muzii:

    Farà la fine di gap, che non usa più nessuno. Basta aspettare la pronosticata (http://goo.gl/vyinE), e forse prossima (http://goo.gl/d2BTL) fine di Facebook. Del resto, anche “fare clic” resta solo… sulla carta.

  2. 11 giugno 2012 10:04

    .mau.:

    io continuo a preferire “i socialcosi” che secondo me dà molto l’idea. (C’è chi parla anche di “socialino”…)

  3. 11 giugno 2012 12:55

    Flavio Pas:

    Orribile…

  4. 11 giugno 2012 21:30

    remo:

    E per fortuna che l’italiano scoppia di salute…

  5. 12 giugno 2012 00:38

    Francesco:

    Social come sostantivo non mi dispiace…c’è di peggio!

  6. 12 giugno 2012 20:18

    Zerbi:

    Ma sbaglio, o gli inglese non usano “social network” per indicare le piattaforme che offrono il servizio come invece facciamo noi italiani?

  7. 13 giugno 2012 11:28

    Licia:

    Grazie a tutti per i commenti.

    @Zerbi, in effetti in inglese social network è un concetto sociologico e sarebbe più appropriato parlare di social network(ing) service per descrivere Facebook e piattaforme simili ma ormai anche nel lessico comune inglese social network ha il significato “informatico” con cui è conosciuto in italiano.