Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Regionalismi a Palermo

scarrozzoSono sempre incuriosita dai geosinonimi e dai geoomonimi usati in zone diverse d’Italia.

Ne ho notato qualcuno a Palermo: il passo carraio, ad esempio, in alcuni quartieri della città è scarrozzo, parola marcata come “siciliana” nei dizionari.

manderiniSi notano differenze anche nei nomi di alcune verdure. Sulle bancarelle dei mercati ho visto quasi sempre la scritta manderini e quelli che per me sono cavolfiori verdi, lì sono broccoli, nome che io associo a brassicacee con le infiorescenze verde scuro, dello stesso colore delle foglie, e che invece a Palermo si chiamano sparacelli.

broccoli siciliani sparacelli
Broccoli a Palermo Sparacelli a Palermo

In alcuni casi vengono privilegiati sinonimi che fanno parte dell’italiano standard ma che altrove non sono altrettanto frequenti nello stesso tipo di contesto, ad es. negli annunci immobiliari viene indicato il numero dei vani o degli ambienti e non dei locali (ad es. si parla di bivano arredato). Negli autobus, la richiesta all’autista di aprire la porta posteriore è espressa con la frase bussola dietro!

Questi fenomeni di variazione diatopica mi piacciono molto perché evidenziano la ricchezza espressiva della nostra lingua.


Vedi anche: Altitudine 4500 (iscrizione palermitana) e Cartelli insoliti (esempio datato marzo 2012).

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10 commenti a “Regionalismi a Palermo”

  1. 26 marzo 2012 15:12

    Stefano:

    Piccola inesattezza nel testo alternativo dell’immagine: i broccoli siciliani sono qualcosa di ben preciso, e non sono quelli ma questi: http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRYz1q2_Sb7SSXej1h5ohaU_sDr0FwFZ9l7wdkV6KwPfUEUj_F6Hg

    Sembrano dei piccoli pini, vero? Quello in foto in effetti è uno strano cavolfiore verde, ma somiglia molto al ben più interessante broccolo romano: http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQOmYX5b3_Ayn-53FFG1YlBzkui_xZjfXFKyMUnkMoXZo2QErNybQ

    Il soggetto perfetto per una lezione sui frattali!

    Gli sparacelli non li conoscevo, sembrano quelli che qui in US chiamano “broccolini” e che sono un incrocio fra broccoli e una brassicacea orientale che si chiama kai-lan. Chissà se il nome significa “piccoli asparagi”… Di sicuro, nell’ascolano significherebbe qualcosa di diverso e vagamente scurrile 😀

  2. 26 marzo 2012 15:32

    Licia:

    grazie Stefano, ho modificato la descrizione. Per me, però, quelli che indichi come “broccoli siciliani” sono semplicemente “broccoli”. Gli sparacelli della foto erano abbastanza smilzi (“broccoletti”?) ma in altre bancarelle erano più grossi.
    Sarebbe interessante il punto di vista di un siciliano DOC!

  3. 26 marzo 2012 20:44

    Silvia Pareschi:

    “Bussola dietro!” è bellissimo. Mi chiedo se esista un libro che si occupa in modo sistematico di questi geosinonimi.

  4. 27 marzo 2012 11:56

    Rose:

    Anche “lo scarrozzo” è da sballo.

    A volte in Sicilia modificano il genere e il numero di ortaggi e frutti. Ora, quando si tratta di fagiolini, fa sorridere che a tavola ti dicano: “Passami la fagiolina” oppure “Buona questa fagiolina!”, ma diventa imbarazzante quando fanno lo stesso coi fichi. Avreste dovuto vedere la faccia di mio marito che è 100% bresciano! Quell’estate i fichi erano abbondanti e ce li presentavano ogni giorno… Alla fine, mio marito propose di fare una bella marmellata ed era buffissimo quando la “remenava” nella pentola e le diceva in siciliano: “Che beddissima”!

  5. 27 marzo 2012 13:21

    Licia:

    @Silvia, la prima volta avevo capito “bussano dietro” (pensavo volesse dire che fuori c’era qualcuno che voleva salire ma trovava la porta chiusa) ma mi sono resa conto che non era l’interpretazione giusta e ho chiesto conferma che invece era “bussola”. A questo proposito, ho parlato con due signore cordialissime di Monreale che si sono raccomandate di diffondere l’avvertimento che sugli autobus della linea 389 che da Palermo va a Monreale ci sono sempre borseggiatori, che operano soprattutto nel tragitto iniziale (Piazza Indipendenza e prime fermate di Corso Calatafimi) e ovviamente scelgono come vittime i turisti. Le signore hanno detto che purtroppo la cosa è risaputa ma non viene preso alcun provvedimento e quindi chiedono di far circolare la notizia perché provano molto disagio per questa situazione. Ecco fatto.

    @Rose: bello questo dettaglio di genere e numero che cambiano! Spero di tornare presto in Sicilia per poter fare altre osservazioni sul campo, specialmente per quel che riguarda la cucina siciliana, che io adoro ma che stavolta non sono riuscita a godere molto causa malattia. Ad esempio, sarei curiosa di capire cosa potrebbe essere la zuppa di minestra :-).

    ZUPPA DI MINESTRA

    (forse minestra è da intendersi nel senso romagnolo?!?)

  6. 25 gennaio 2013 21:20

    sicilianooriginale:

    @rose: non è che in siciliano cambino genere e numero, è che il maschile plurale, nel nostro dialetto, a volte è in “a” (mandarina, fasula, fasulina – questi ultimi, rispettivamente, fagioli e fagiolini). Nel parlato locale si crea un curioso italish, e si italianizza la parola siciliana (fagiolina, quindi diventato singolare). Mai sentito, però, i “fichi” in “a”

    Confermo che il primo a sinistra in sicilia (recte: a Palermo) è il “broccolo”, mentre gli ortaggi a destra sono “sparacelli”.
    La variante dialettale è una costante per gli oggetti di uso comune e per gli alimenti da “mercato”; non si tratta di storpiature dall’Italiano, ma piuttosto di parole dialettali, che derivano – al pari delle loro omologhe “continentali” – dal latino o dalle lingue dei vari popoli che si stabilirono in Sicilia.
    la Facoltà di Lettere dell’Università di Palermo ha pubblicato parecchi studi sull’argomento.
    Potrei farti molti altri esempi, anche con varianti locali. Sui nomi di oggetti di uso comune:
    – i cetrioli, solo in alcune regioni della Sicilia orientale, sono chiamati “cocomeri”;
    – i sottopentole, nel palermitano, sono chiamate “poggino”.

    Non parliamo dei pesci, che hanno, praticamente, un nome diverso in ogni città italiana.

    Il Siciliano, comunque, ha delle caratteristiche molto curiose
    Se al termine di una cena chiedi a un commensale se vuole un bis, potrebbe risponderti: “non mi fido”. Non offenderti, vuole dire “nun ma firu”, i.e. Non ce la faccio più, sono sazio.

    Ancora, in Siciliano sono transitivi alcuni verbi che in italiano sono intransitivi:
    esci la teglia dal forno
    già che vai in cantina scendimi quella bottiglia (idem con “salire”).

    Un’altra espressione delle più curiose è: “ammaccare” un pulsante, per “premere”… non c’è alcuna violenza nell’espressione, solo… forza bruta linguistica.

    Ancora noi Siciliani utilizziamo espressioni molto funzionali, ma difficilmente traducibili in Italiano:
    quanto vi togliete tu e tuo fratello?
    vuol dire: qual è la differenza di età tra te e tuo fratello?

    Un’ultima curiosità linguistica è l’uso del participio passato
    Se vado al bar chiedo al mio collega di studio: “che vuoi portato?”
    Per dire: “che vuoi che ti porti”?

    Abbiamo una lingua molto ricca, e anche se il nostro dialetto è quasi sparito (salvo nei ceti popolari), ne portiamo ancora l’eredità nel nostro parlato.
    Un caro saluto
    SO

  7. 25 gennaio 2013 21:30

    Licia:

    @sicilianooriginale, grazie per questo interessantissimo contributo. Il dettaglio dei cocomeri mi ha stupita molto perché i cetrioli si chiamano così anche anche nel Veneto, chissà se c’è stata qualche contaminazione o è una coincidenza casuale.

  8. 16 febbraio 2013 13:52

    sicilianooriginale:

    @licia: credo che per i cetrioli – cocomeri le due espressioni derivino semplicemente dal comune vocabolo latino: Cucumis sativus (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Cucumis_sativus). In fondo sia cetrioli che angurie sono cucurbitacee, quindi penso che la spiegazione più semplice sia ipotizzare una evoluzione omologa del vocabolo nei vari dialetti neolatini.

    PS le angurie, a Palermo, sono chiamate “melloni” (con due “l”) o meloni, o meloni d’acqua (ma il vocabolo più in uso è, comunque, “anguria”). Curiosamente la parla “angurion” dovrebbe derivare dal greco bizantino, e vuol dire…”cetriolo”: http://it.wikipedia.org/wiki/Citrullus_lanatus. La parola, probabilmente, fu introdotta durante la dominazione bizantina, che si insediò sia nel nord italia (Ravenna, ecc.) che in Sicilia, fino all’arrivo degli Arabi.
    Con viva cordialità

  9. 16 febbraio 2013 18:08

    Licia:

    @sicilianooriginale: grazie, forse è proprio per evitare ambiguità che a Ravenna e dintorni non si usa la parola anguria ma si trovano solo cetrioli e cocomeri (anche strampalati ;-)).

  10. 6 aprile 2015 21:29

    Licia:

    Aggiungo un altro regionalismo ortofrutticolo visto in Sicilia: