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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

spread, differenziale e differenza

spreadIeri i media online titolavano dando grande risalto alla notizia che lo spread era sceso sotto i 300 punti, facendo poi quasi sempre seguire la spiegazione che lo spread è il differenziale tra Btp e Bund tedeschi.

Come è già stato fatto notare da altri (ad es. da .mau., matematico), sarebbe invece preferibile parlare di differenza di rendimento. Vari dizionari registrano l’uso improprio di differenziale, ad es. nel Vocabolario Treccani si legge:

Nel linguaggio economico e sindacale, il termine è talora usato impropriamente con il significato di differenza, divario: ridurre i d. salariali o retributivi (per es., tra gruppi analoghi di dipendenti in diversi settori produttivi); eliminare il d. inflazionistico rispetto ad altri paesi.

Trovo comunque curioso che i media continuino a chiarire cosa vuol dire spread, termine che ormai chiunque si tenga minimamente informato dovrebbe conoscere*, mentre altri anglicismi meno noti vengono dati per scontati, senza alcuna spiegazione, come swap (esempio qui) o beauty contest e multiplex con riferimento alle telecomunicazioni.
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* Recentemente a teatro ho visto ITIS Galileo con Marco Paolini. Nella prima parte dello spettacolo, relativa all’epoca dello scienziato, viene ripetuto che gli astronomi erano anche astrologi e facevano oroscopi. Per passare al confronto con i nostri tempi, Paolini fa quindi una battuta che provoca una risata corale: “Invece ora i maghi fanno previsioni sullo spread” (o parole simili). La scelta dell’autore e la reazione del pubblico mi hanno fatto pensare alla diffusione del termine spread, probabilmente tra i tecnicismi economici che più rapidamente sono stati acquisiti dal lessico comune e condivisi dai parlanti, eppure fino all’estate scorsa era quasi sconosciuto al di fuori degli specifici ambiti economici e finanziari.
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9 commenti a “spread, differenziale e differenza”

  1. 9 marzo 2012 11:27

    rossa:

    Tanto per dire quanto è entrato (purtroppo) nel lessico comune: si chiama Spread il cagnolino di quest’edizione di Striscia la notizia !
    (e finalmente la piantassero di usare la parola “differenziale” al posto di “differenza”!)

  2. 9 marzo 2012 11:40

    Licia:

    grazie rossa, mi sa che dovrei guardare un po’ più la TV perché vedo che ne risentono decisamente le mie conoscenze enciclopediche relative ai programmi più visti!

  3. 9 marzo 2012 21:32

    Rose:

    In fondo, è più facile dire “spread” che “differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi”. Anche il suono della parola, vagamente minaccioso, sembra appropriato. 😉

  4. 11 marzo 2012 00:50

    Nautilus:

    Un altro errore tipico relativo allo spread è il definirlo una “differenza percentuale”. Se prendiamo due quantità (per esempio A e B) la differenza tra le due è B-A (oppure A-B a seconda di quel che si vuole misurare); la differenza percentuale è invece (B-A)/A o – in modo simile – (A-B)/B. Lo spread non è una differenza percentuale ma una semplice differenza di due grandezze che sono rappresentate da una percentuale (due tassi di interesse). Comprendo che il differenziale sia un argomento di matematica non elementare, ma sulle percentuali dovremmo essere tutti un po’ più ferrati.

  5. 11 marzo 2012 01:09

    Remo:

    Il fatto stesso che debbano sempre ricordare che lo spread è il differenzale tra i btp è segno di quanto sia un anglicismo inutile, usato solo perché una parole inglese fa più fico, farebbero molto prima a dire a dire il differenziale e basta tanto la gente capirebbe ormai benissimo di che si parla trattando di finanza.

  6. 15 marzo 2012 23:55

    Glo:

    Tornando alle conoscenze enciclopediche (Licia) e al suono vagamente minaccioso della parola (Rose), vale la pena ricordare questo: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/12-dicembre-2011/botti-capodanno-arriva-o-spread-1902502359421.shtml

    Bellissimo questo blog, Licia, lo sto esplorando da un po’ (grazie agli abbondanti rimandi tra post) e mi diverto molto!

  7. 16 marzo 2012 08:44

    Licia:

    Grazie Glo! E la notiziola è troppo bella :-D. Potrebbe cambiare la mia percezione della parola spread, che a me fa pensare innanzitutto a roba che si spalma, tipo schifezze varie amate nel mondo anglosassone come I can’t believe it’s not butter ma anche la Nutella (che, tra parentesi, a me NON mi piace, caso più unico che raro in Italia!!).

  8. 17 marzo 2012 17:44

    daniela m.:

    il termine spread è entrato anche nei palinsesti televisivi Rai. Segnalo che l’edizione 2012 del programma di Enrico Bertolino si intitola “Glob spread”, http://www.globspread.rai.it.
    A mio avviso la scelta degli autori è stata molto azzeccata visto che Glob si occupa, con ironia e competenza, di comunicazione… 🙂

  9. 17 marzo 2012 19:16

    Licia:

    grazie Daniela, anche in questo caso non sapevo che ci fosse questo programma televisivo. 🙁

    Oggi ho sentito un ulteriore esempio che conferma come spread sia ormai entrato nell’immaginario collettivo. Benigni è intervenuto alla cerimonia di chiusura delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia e, subito dopo aver nominato Enrico Toti, ha fatto questa battuta: “…allora i nemici si potevano vedere. Oggi il nemico non si vede, è impalpabile, non si può lanciare una stampella contro lo spread…”.