Lo showdown in Padania

Qualche giorno fa molti giornali e siti rilanciavano una notizia dell’ANSA:

showdown

Non mi interessa cosa sia poi successo ieri tra Bossi e Maroni, quello che mi domando è cosa spinga la principale agenzia di stampa italiana a pubblicare una notizia di politica italiana in un contesto esclusivamente italiano titolando con la parola showdown.

Quanti lettori padani avranno capito che la parola showdown descrive un confronto diretto tra due o più contendenti per risolvere una disputa o discordia che sta andando avanti da tempo? È una metafora che deriva dal mettere le carte in tavola nel gioco del poker e anche se in italiano non c’è un’espressione del tutto equivalente, mi sembra un prestito di lusso più che di necessità: si potrebbe parlare di resa dei conti (nel senso di chiarificazione definitiva) oppure, privilegiando l’aspetto conflittuale, di prova di forza.

8 commenti su “Lo showdown in Padania”

  1. .mau.:

    se proprio si vuole uscire dai confini peninsulari, un bel “redde rationem” sarebbe stato perfetto… ma probabilmente ancora meno compreso 😉

  2. Licia:

    @.mau. mi sa che alla lingua degli antichi romani i leghisti preferiranno sempre l’inglese, per le sue stiracchiate origini celtiche!!!

  3. Licia:

    @Mauro, me la immagino una parola con suoni molto gutturali… chissà perché?!? 😉

  4. Giovanni:

    E pensare che Trilussa già nel 1937 scrisse questo illuminante sonetto dal titolo “Pappagallo ermetico”

    Un Pappagallo recitava Dante:
    “Pape Satan, pape Satan aleppe…”.
    Ammalappena un critico lo seppe
    corse a sentillo e disse: – È impressionante!
    Oggiggiorno, chi esprime er su’ pensiero
    senza spiegasse bene, è un genio vero:
    un genio ch’è rimasto per modestia
    nascosto ner cervello d’una bestia.

    Se vôi l’ammirazzione de l’amichi
    nun faje capì mai quelo che dichi.

  5. Silvia Pareschi:

    Quello che più mi intristisce è che l’uso di questi termini al posto di quelli italiani denota una mancanza di piacere nell’uso della propria lingua, l’assenza di quel gusto quasi fisico che si prova quando si usa una bella espressione – come per esempio “resa dei conti” – in un contesto appropriato. Insomma, lo trovo ridicolo però mi mette anche un po’ di tristezza.

  6. Licia:

    @Giovanni, grazie per la poesia, fantastica!

    @Silvia, mi trovi del tutto d’accordo, davvero triste.

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