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Scrittura Teflon e Velcro

Ho trovato efficace la metafora proposta da Allan Metcalf in Teflon and Velcro Writers per descrivere l’effetto sui lettori di due diverse modalità di scrittura (e di scrittori), individuabili nella letteratura ma anche in testi di altro genere, ad es. la pubblicità:

Teflon – È una scrittura scorrevole ed elegante che genera ammirazione ma non coinvolge particolarmente (esempi di scrittori Teflon nella letteratura anglo-americana: Edgar Allan Poe, Alexander Pope, William Carlos Williams).
.  
VelcroÈ una scrittura che cattura l’attenzione, anche senza avere particolari qualità estetiche, e “prende” lasciando il segno (esempi di scrittori Velcro: Shakespeare, Jonathan Swift, T.S. Eliot).  

I grandi della letteratura tendono a essere Velcro, come i peggiori scrittori. Gli autori di bestseller della narrativa di genere sono soprattutto Teflon. Critici e studiosi prediligono la scrittura Teflon perché richiede spiegazioni mentre la scrittura Velcro non ha bisogno di essere interpretata dagli esperti.

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5 commenti a “Scrittura Teflon e Velcro”

  1. 20 ottobre 2011 23:23

    Silvia Pareschi:

    Bella questa immagine! Però ci devo pensare… perché se è vero che i grandi della letteratura tendono a essere Velcro, mentre gli autori di bestseller sono soprattutto Teflon, allora critici e studiosi che prediligono la scrittura Teflon dovrebbero occuparsi soprattutto di bestseller, mentre in realtà non è così. Uhm…

  2. 21 ottobre 2011 09:28

    Licia:

    @Silvia, forse vuole dire che è come per la categoria Velcro, che include scrittori pessimi: dai critici viene comunque preso in considerazione solo chi è al top di ciascuna categoria?

    A proposito, conosci il blog how to write badly well? Ora è in pausa ma ci sono stati esempi davvero divertenti.

  3. 22 ottobre 2011 12:15

    Silvia Pareschi:

    Licia, come al solito sul tuo blog trovo spunti interessantissimi, che mi viene voglia di riportare anche sul mio. Mi sono divertita anch’io a guardare il video “Word as Image”, e credo che da questo “How To Write Badly Well” potrò trarre spunti per un post. Ma adesso voglio andare a guardarmi quello sui “language nazi”, perché sono sicura di trovare altri spunti di discussione, questa volta con mio marito, che dal suo punto di vista americano mi considera decisamente un’integralista linguistica.
    Grazie!

  4. 22 ottobre 2011 12:31

    Licia:

    Grazie Silvia, io sono una commentatrice un po’ pigra ma ti seguo con grande interesse e sicuramente abbiamo in comune il piacere di condividere informazioni.

    Invece a proposito di scrittura Teflon, mi è venuta in mente proprio stamattina leggendo il numero di TIME datato 24 ottobre che dedica la sezione The Culture ai libri per questo autunno. C’è una recensione di The Stranger’s Child, l’ultimo libro di Alan Hollinghurst, che inizia così:

    One of the most damning put-downs in the history of literature was administered by Katherine Mansfield to E.M. Forster. "Forster never gets any further than warming the teapot," she wrote in 1917. "He’s a rare fine hand at that. Feel this teapot. Is it not beautifully warm? Yes, but there ain’t going to be no tea." You could say the same thing about Man Booker Prize winner Alan Hollinghurst’s The Stranger’s Child, which comes to us wafted on the wings of rapturous British reviews. It’s rich and magnificent and tenderly human, but perhaps slightly lacking in tea. […]

    E si conclude con But it’s a shame, when the teapot is so magnificent, that all the tea went cold long ago. Se non è scrittura Teflon questa…  😉

    Per chi ha un abbonamento alla rivista, il resto della recensione si può leggere qui.

  5. 22 ottobre 2011 12:44

    Silvia Pareschi:

    Esempio perfetto e bella recensione, così inglese con tutto quel tè. Adesso faccio un giochino e vado a guardarmi gli scaffali per assegnare l’etichetta “teflon” o “velcro” ai miei libri. Un paio di teflon al 100% mi vengono già in mente…