Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Lingue, funzione fatica e cortesia

Un articolo della BBC, What Paddington tells us about German v British manners, evidenzia alcune differenze culturali tra tedeschi e inglesi. In particolare, descrive alcune caratteristiche della lingua inglese usate con funzione fatica per mantenere aperta la comunicazione tra due o più interlocutori: gli enunciati di cortesia, i convenevoli, il parlare del più e del meno come le considerazioni sul tempo (ovvero lo small talk, un concetto non facile da esprimere in italiano e tantomeno in tedesco).

I tedeschi tendono a interpretare queste espressioni linguistiche come prive di significato e quindi inutili e, nel caso dei convenevoli, addirittura poco sincere. Gli inglesi, invece, possono percepire il modo di parlare esplicito dei tedeschi, senza tanti giri di parole, come brusco e scortese.

Una distinzione che viene spesso fatta in questi casi* è quella tra culture a basso contesto (low context) e culture ad alto contesto (high context):

basso contesto (LC): vengono privilegiate modalità comunicative esplicite e verbali, in cui vengono enfatizzati fatti, informazioni dirette, regole, coerenza (si mira al punto)
alto contesto (HC): vengono privilegiate modalità comunicative implicite e non verbali, in cui vengono enfatizzati informazioni trasmesse indirettamente attraverso il contesto, sentimenti, flessibilità di interpretazione a seconda delle circostanze (si gira attorno al punto)   

Per un esempio delle diverse strategie di comunicazione adottate dalle varie lingue vengono spesso citate le espressioni di cortesia (per essere più precisi, si fa riferimento al concetto di politeness, che in inglese implica anche l’adeguatezza a una situazione).

LC vs HC

Esempio tipico è Could you pass me the salt, please? in inglese che, se “tradotto” letteralmente in italiano, Potresti passarmi il sale, per favore?, potrebbe suonare irritato o sarcastico (ad es. moglie arrabbiata con il marito, richiesta già fatta ma rimasta inascoltata ecc.) perché in un contesto informale italiano ci si aspetterebbe un semplice  Mi passi il sale? con l’intonazione appropriata: in questo caso la cortesia è implicita nel contesto.

Come evidenziato nell’articolo citato, una modalità comunicativa non prevista per una lingua può portare a fraintendimenti e conclusioni errate.

Concludo con un episodio che mi fa ancora sorridere. Proprio per evitare che i ragazzini italiani che accompagnavo in Inghilterra (secoli fa!) passassero per maleducati, insistevo moltissimo sull’importanza dei vari please e thank you, ovviamente senza scendere in troppi dettagli. Un giorno, a una partita di pallacanestro contro altri studenti, alcuni ragazzi insoddisfatti dell’andamento del gioco erano venuti a chiedermi come si dicesse arbitro in inglese. Non so come fossi riuscita a rimanere impassibile quando, un minuto dopo, li avevo sentiti urlare infuriati un incongruo e per nulla ironico Referee don’t cheat, please! 

Altri dettagli sul concetto di politeness e su come viene realizzato in inglese britannico in L’inglese, una “lingua educata”.


Aggiornamenti

Ho trovato interessante The Different Levels of Politeness in Different Cultures and Languages, una discussione che include le diverse forme allocutive in inglese americano, giapponese e lingue slave.

Il diverso uso di please da parte di inglesi e americani è descritto dalla linguista Lynne Murphy in saying ‘please’ in restaurants e in Is It Necessary to Say ‘Please’ in America?. Ad esempio, negli email gli inglesi usano formule come Please note and Please find attached molto più spesso degli americani, che le percepiscono come molto formali e quindi autoritarie; in un contesto lavorativo, un ipotetico cartello inglese Please note: this copier is broken andrebbe adattato in This copier is broken se rivolto a degli americani.

Nuovi post:
Con cortesia: NO JOKES PLEASE! (differenze culturali sui cartelli americani)
Cortesia e ostilità pragmatiche (meccanismi di scortesia)
Iceberg della cultura e La cultura, software della mente (i modelli di Hall e di Hofstede per la comprensione degli aspetti invisibili delle differenze culturali)


* Un libro che analizza questi argomenti e da cui ho tratto spunto per alcuni dettagli è Translating Cultures di David Katan, già citato in Traduzione di nomi propri: Maxwell House e in Torno subito… ma quanto subito?

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