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Distopia: Non lasciarmi [mai]

locandinaÈ appena uscito Non lasciarmi, la versione italiana del film Never Let Me Go, tratto dall’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro.

Ieri sera ho visto il manifesto del film e sono rimasta perplessa dal sottotitolo, Come si può fermare l’amore?, perché fa pensare soprattutto a un drammone sentimentale, mentre il libro è ben altro.

Mi ha anche fatto tornare in mente un’intervista letta qualche mese fa, in cui Ishiguro si dispiaceva che in italiano libro e film fossero diventati Non lasciarmi, tralasciando l’avverbio never che invece è molto importante nell’originale.

Il titolo Never Let Me Go coincide con quello di una canzone ricorrente nella vita di Kathy (la voce narrante), a partire da un momento cruciale in cui lei, ancora bambina, fraintende il significato del verso Oh baby, baby… Never let me go… (a sua volta interpretato in altro modo da chi aveva assistito alla scena). Sarei curiosa di sapere come è stata adattata la polisemia di questo riferimento nella traduzione italiana del libro e nel doppiaggio del film.

[ il commento che segue è solo per chi conosce già la trama! ]

Nelle recensioni del libro (ora anche del film) ricorrono spesso due parole, distopia e [romanzo] distopico. Il significato* e l’etimologia di distopia sono noti:

1 distopìa
[comp. di dis– (1) e (u)topia ☼ 1985]
Forma di società caratterizzata da aspetti negativi e indesiderabili, dovuti a fattori come lo sviluppo tecnocratico o l’eccesso del controllo statale. 

Mi domando se in questo caso anche ad altri venga in mente un omonimo che ha etimologia e ambito d’uso del tutto diversi ma la cui definizione, pur descrivendo un fenomeno naturale, potrebbe risultare abbastanza inquietante nel contesto del film:

2 distopìa
[comp. di dis– (2) e di un deriv. del gr. tópos ‘luogo’ ☼ 1892]
(medicina) Spostamento di un viscere o di un tessuto dalla sua sede normale. 

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* Definizioni dal dizionario Zingarelli 2011

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2 commenti a “Distopia: Non lasciarmi [mai]”

  1. 19 settembre 2011 14:33

    Brian K:

    Beh, che dire? Un film stranissimo, che unisce in modo veramente inedito il capolavoro alla stronzata.
    Dalla parte del capolavoro sicuramente vanno l’idea, la recitazione (veramente bravi!), le atmosfere inglesi tristissime, ma soprattutto la morale: nessuno crede di vivere abbastanza (ovvero è la morte a dare un senso alla vita, non la sua durata. La vita assume significato x come la si usa, non x quanto dura).
    Purtroppo però è pur vero che agli sceneggiatori non era tutto chiaro. O forse erano giovani anche loro e hanno commesso più di un’ingenuità. C’è un senso di forzatura lungo tutto il film, continui a chiederti “ma perché non scappano? perché non fanno qualcosa?”. Veramente, c’è uno stridore fra la giovane età dei personaggi e la passiva accettazione del loro destino (più credibile in personaggi ormai anziani). Più una serie di scene involontariamente comiche (quando non trovano l’originale di Ruth e sulla spiaggia si incazzano perché sono cloni di feccia). Poi sembra non pensino ad altro che ad amore e sesso. Anch’io sono stato adolescente, ma avevo altri 1000 interessi oltre al chiavare (sul quale un giovane non ha scelta ;), mentre questi hanno bruciato le loro giovani vite in scaramucce sentimentali. Questo rende anche leggermente sovraesposto l’aspetto emotivo dell’esistenza, facendo scadere il valore generale del film.

  2. 19 settembre 2011 19:43

    Licia:

    @Brian, non posso commentare il film perché non l’ho visto. Conosco solo il romanzo, molto particolare, scritto molto bene: anche lì la mancanza di reazione dei protagonisti turba il lettore ma ha una sua giustificazione nel tipo di vita vissuta, l’unica che conoscono. Posso aggiungere che un po’ di persone che hanno visto il film mi hanno detto che non sarebbero riuscite a capire correttamente vari aspetti della storia se in precedenza non avessero letto il libro.