Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Guide di stile: giornali inglesi e localizzazione

Ho trovato interessante un video che riassume un dibattito tra i responsabili delle guide di stile di due quotidiani inglesi, The Guardian e The Telegraph.

Negli anni ho partecipato a varie discussioni (anche parecchio accese!) su cosa includere nelle guide di stile per la localizzazione e così mi è venuto quasi automatico confrontare la mia esperienza con alcune indicazioni dei due quotidiani inglesi (   in corsivo), ovviamente tenendo presente che le modalità di scrittura e le finalità sono diverse:

  Va evitata l’uniformità di scrittura; limitando la creatività, gli articoli sembrerebbero scritti tutti dalla stessa persona.
Nella localizzazione di solito si cerca l’effetto opposto: lo stile del testo non dovrebbe distrarre l’utente e quindi deve essere il più “neutro” e uniforme possibile (proprio come i testi delle agenzie di stampa citati negativamente nel dibattito).

Il testo deve essere grammaticalmente e ortograficamente corretto. 
Anche un testo localizzato non deve contenere errori ma si presume che chi localizza conosca bene la propria lingua e che ripetere informazioni facilmente reperibili in grammatiche, dizionari e altro materiale di riferimento sia superfluo (ad es. che po’ non si scrive con l’accento). In genere si includono note d’uso se una lingua consente alternative (ad es. si specifica che forma privilegiare per i nomi composti se si possono scrivere sia con il trattino che come parola unica), se non sono applicabili regole generiche (ad es. iniziali maiuscole o minuscole per i nomi dei comandi), o per evitare problemi ricorrenti nella traduzione da una lingua all’altra.

Le parole vanno usate correttamente, senza attribuire loro significati che non hanno.
Nella localizzazione l’uso corretto e coerente della terminologia è fondamentale: un articolo si legge forse una volta sola mentre errori e incongruenze terminologiche nell’interfaccia possono saltare agli occhi ogni volta che si usa il software (e soprattutto possono causare problemi di comprensione).

Va evitato l’uso eccessivo di aggettivi. 
Nella localizzazione questo è raramente un problema, può comunque essere utile evidenziare eventuali diversità d’uso nelle lingue di partenza e di arrivo, ad es. in italiano si possono eliminare molti aggettivi possessivi (your file diventa il file) e va fatta attenzione alla posizione dell’aggettivo (c’è differenza di significato tra innovative funzioni e funzioni innovative).

Ai giornalisti vengono date linee guida sull’uso del linguaggio volgare.
Per gli americani, anche in una guida di stile per la localizzazione è essenziale specificare che è proibito usare linguaggio offensivo, secondo me invece si dovrebbe poterlo dare per scontato, perlomeno se il lavoro è fatto da professionisti.  

L’ambiguità è il peggior nemico dello stile. 
Le ambiguità possono avere un impatto negativo sulla curva di apprendimento dell’utente: in un prodotto localizzato è preferibile qualche ripetizione in più, anche a scapito dello stile, piuttosto che informazioni poco chiare.

La lingua si evolve
Nella localizzazione c’è una certa resistenza a modificare la terminologia esistente o uno stile consolidato, per questioni soprattutto economiche: costerebbe troppo rimaneggiare il materiale che viene riciclato da una versione all’altra e, per evitare incongruenze e altri problemi, si tende a limitare i cambiamenti.

Lo stile di un giornale deve mostrare affinità con i lettori e riflettere i loro valori.
Anche le scelte di localizzazione, tra cui gli esempi, devono tenere conto delle aspettative e delle esigenze dell’utente finale del prodotto.


Vedi anche: Manuali di stile e funzione del testo (aspettative ed esigenze dell’utente).
Per alcune note sullo stile più diffuso nei prodotti localizzati in italiano: Tu, voi o infinito? e Lavori in corso.

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